Lo Stato “festeggia” lo sgombero della baraccopoli

Il giorno dopo la demolizione del ghetto di San Ferdinando Prefettura e forze dell’ordine commentano con soddisfazione l’esito delle operazioni: «Una pagina che sarà ricordata. Abbiamo saputo coniugare legalità e umanità»

REGGIO CALABRIA «Una pagina che sarà ricordata». Così il prefetto Michele di Bari ha definito l’operazione di sgombero e demolizione del ghetto di San Ferdinando (qui la cronaca della giornata di ieri), “festeggiata” con una conferenza stampa che ha visto al tavolo i vertici delle forze dell’ordine, il sindaco di San Ferdinando Andrea Tripodi e poi personale della Protezione civile, della Croce rossa, della Prefettura, della Caritas. Una ventina le persone presenti al tavolo ma a parlare sono in tre: il padrone di casa, il questore Raffaele Grassi e il sindaco Tripodi. Tutti soddisfatti per un’operazione che – dicono – «ha saputo coniugare legalità e umanità». Per il questore era necessaria «perché queste morti e questi incendi vanno letti» e «grazie ad una straordinaria operazione di mediazione, si è svolta senza incidenti nonostante qualcuno magari ci sperasse». Per il prefetto Michele di Bari, «è stato un successo perché abbiamo saputo dare una soluzione alloggiativa a tutti gli abitanti del ghetto».

NESSUN SOVRAFFOLLAMENTO La maggior parte è stata dirottata sulla nuova tendopoli, «dove – dice il prefetto – sono alloggiate 835 persone», cento in meno delle 932 di cui dava conto un dispaccio del ministero dell’Interno diffuso nella serata di ieri. «Ma non c’è nessun problema di sovraffollamento, ovviamente abbiamo incrementato il numero di tende ma questo non costituisce un problema» ci tiene a specificare Di Bari. Progettata per ospitare 550 persone, almeno stando ai dati presenti sul sito del Viminale, in realtà fin da subito la struttura non ha mai dato alloggio a più di 450-480 persone. «Vero», ammette il prefetto, però questo sarebbe successo solo perché «abbiamo avuto estrema difficoltà a farci andare i migranti e molti hanno preferito continuare a stare nel ghetto». Eppure nel corso dei mesi, dopo gli incendi che hanno distrutto porzioni della baraccopoli, tra la nuova tendopoli e il ghetto è sorto un nuovo attendamento ufficiale «dove sono presenti circa 150 persone», dice Di Bari.

CAS E SPRAR Insomma fra gli 835 della nuova tendopoli e il 150 dell’attendamento, nell’area sono rimaste circa 1000 persone. Cinque-seicento in meno di quelle censite prima dello sgombero. «Circa 400 sono andati via spontaneamente», spiega il prefetto, mentre «altri 207 stanno nelle strutture di seconda accoglienza». Ma in ogni caso, sostiene Di Bari, questo sarebbe «solo l’inizio e non la fine del percorso. Anche la nuova tendopoli e l’attendamento vanno superati».

MODULI ABITATIVI NEI COMUNI? Di Bari aggiunge che «il ministero dell’Interno ha messo a disposizione 30 moduli abitativi nuovi e lunedì ci sarà una riunione con i sindaci della Piana per discutere la loro collocazione nei vari Comuni in modo da superare anche le tende. Si potrebbero alloggiare subito circa 250 persone». Altri moduli – dice poi Di Bari – potrebbero essere messi a disposizione dalla Regione, con i cui rappresentanti è già fissata una riunione per venerdì. «Le strutture sono già disponibili, sono cose che si potrebbero fare nel giro di poche settimane» afferma il prefetto. Perché la soluzione non sia stata approntata prima di disporre lo sgombero al momento non è dato sapere. «Bisognava procedere», dicono fonti ufficiali, senza specificazioni ulteriori. E i progetti di integrazione abitativa e accoglienza diffusa tramandati di protocollo in protocollo. «Ci stiamo lavorando, lo sgombero è solo il primo passo», risponde Di Bari.

CONTI E COSTI Il sindaco di San Ferdinando Andrea Tripodi ringrazia «per i sentimenti che si riescono a intuire dietro questa operazione», ma adesso toccherà a lui far quadrare i conti. Il suo ufficio tecnico ha stimato che le operazioni di rimozione delle macerie e bonifica dell’area costeranno 569mila euro «ma probabilmente il prezzo si abbasserà perché i lavori andranno a gara e poi magari ci sarà una mediazione. Anche per la gestione della nuova tendopoli «bisognerà trovare i fondi. Per adesso proseguiremo con gli affidamenti (diretti, ndr) temporanei, poi quando arriveranno i finanziamenti procederemo con una gara e l’affidamento per almeno un anno». Un progetto che sembra cozzare – quanto meno in via logica – con l’annunciato superamento della nuova tendopoli, ma che in ogni caso rimane tutto da definire. E su cui nessuno sembra volersi soffermare quanto meno nella giornata in cui «possiamo dire – afferma il prefetto – di aver raggiunto il risultato che in ogni dove si invocava».

LA PITTURA CHE SALVA LA FESTA Due scritte però hanno rischiato di rovinare “la festa”. Questa notte, qualcuno con una bomboletta spray ha lasciato due messaggi sui muri della Prefettura, poco in linea con la generale soddisfazione per l’avvenuto sgombero. «Nelle tende andateci voi! Assassini» recitava quella vergata proprio accanto all’ingresso del palazzo, mentre sulla parete laterale qualcuno si è attardato a scrivere, persino con colori diversi, «Documenti, contratti, case per tutti». Al momento, nessuno ha rivendicato l’azione. Come sia potuto succedere in una zona e sui muri di un palazzo in teoria sorvegliatissimo non è dato sapere. «Si indagherà, si approfondirà», assicurano. Nel frattempo, bastano due mani di bianco per non rovinare la giornata.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal







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