L’alleanza tra vibonesi e siciliani per gestire i traffici in Piemonte – VIDEO E NOMI

I dettagli dell’operazione “Carminius” che ha portato a 17 arresti tra le province di Torino, Genova, Cuneo e Vibo. Sequestrati beni per 45 milioni di euro. Il patto con gli uomini di Cosa nostra, i collegamenti con il clan Bonavota di Sant’Onofrio e le intimidazioni agli amministratori comunali di Carmagnola per impedire il varo di un regolamento restrittivo per le slot machine

TORINO Blitz all’alba contro la ’ndrangheta in Piemonte. Sono oltre 400 gli uomini del Comando provinciale della Guardia di finanza di Torino, del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata di Roma, del Ros dei carabinieri, impegnati nell’operazione “Carminius”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino e scattata alle prime ore del mattino contro un sodalizio di matrice ‘ndranghetista radicato sul territorio piemontese e collegato con i referenti di alcune “famiglie” della provincia di Vibo Valentia, in particolare con il clan Bonavota di Sant’Onofrio. Le persone coinvolte nelle indagini sono 18, di cui 17 in Italia e una già detenuta all’estero. Tra le accuse contestate anche l’associazione di tipo mafioso finalizzata alla produzione e al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, emissione di fatture per operazioni inesistenti e truffa. Il gruppo sarebbe guidato da tre capi: Salvatore Arone di 60 anni, Francesco Arone (58 anni) e Antonino Defina (53 anni). I provvedimenti, disposti dal gip del Tribunale di Torino, nascono da un’attività investigativa del Ros dei carabinieri di Torino avviata nel 2012 e da un lavoro della Guardia di finanza avviato nel 2015.

I NOMI Gli indagati sono: Antonio Arone, Francesco Arone, Raffaele Arone, Salvatore Arone, Antonino Buono, Rocco Costa, Antonino Defina, Basilio Defina, Nicola De Fina, Nazzareno Fratea, Gianmaria Gallarato, Francesco Mandaradoni, Antonio Pilitzu, Bruno Pistoia, Francesco Pugliese, Roberto Rampulla, Francesco Santaguida.
L’operazione ha ricevuto il plauso del ministro dell’Interno Matteo Salvini, che ne ha svelato alcuni particolari: «Altro successo contro la ‘ndrangheta. Oltre 400 carabinieri e finanzieri, coordinati dalla Dda di Torino, stanno smantellando una rete piemontese dei clan. Droga, estorsioni, fatture false, affari con le slot machine e tanto altro. Sequestrati beni per 40 milioni di euro. Complimenti alle Forze dell’Ordine e agli inquirenti. Nessuna pietà per i criminali: la pacchia è finita».

L’ALLEANZA CON COSA NOSTRA Gli investigatori del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Torino hanno ricostruito l’operatività di una ‘ndrina esercitante un controllo capillare su un territorio che dal Comune di Carmagnola si estende sino ai confini della Provincia di Cuneo. Dalle indagini è emersa anche l’esistenza di un sodalizio “allargato”, composto da cosche della ‘ndrangheta operative tra le province di Torino e di Cuneo che avevano stretto un patto di alleanza con esponenti di Cosa nostra siciliana, attivi a Carmagnola. «In tal modo – scrive la Guardia di finanza – personaggi di spicco dei distinti contesti mafiosi hanno potuto gestire, di comune accordo, numerose attività illecite nei settori del traffico di stupefacenti e delle estorsioni». Oltre 60 le perquisizioni, nei confronti dei 35 responsabili complessivamente indagati, in diverse località delle province di Torino, Genova, Cuneo e Vibo Valentia, condotte con il supporto di unità cinofile, un velivolo delle Fiamme Gialle e mezzi tecnici dell’Esercito Italiano – 32° Reggimento Genio Guastatori di Fossano.

AMMINISTRATORI INTIMIDITI PER LE SLOT Uno dei risvolti dell’inchiesta della Dda torinese riguarda intimidazioni, minacce e attentati incendiari ai danni di amministratori comunali per impedire il varo di un regolamento più restrittivo sull’installazione delle slot machine nei locali pubblici. Ad essere preso di mira dalle cosche è stato, in particolare, il comune di Carmagnola: tra il 2014 e il 2018 sono state incendiate le auto del vicesindaco Vincenzo Inglese e dell’assessore Alessandro Cammarata.

SEQUESTRI PER 45 MILIONI DI EURO «Non dobbiamo parlare di un cancro invasivo come in altre aree geografiche, ma di una febbricola permanente che comunque, se non viene contrastata e repressa, può diventare qualcosa di molto più grave. Ma per questo ci aspettiamo qualcosa in più, sul versante della collaborazione, dal mondo dell’economia e della società civile». Lo ha detto Paolo Borgna, procuratore vicario a Torino, illustrando in una conferenza stampa i dettagli dell’operazione “Carminius”. Borgna ha fatto presente che è in corso un secondo filone di indagine e, a questo proposito, ha sottolineato che «l’amministrazione comunale di Carmagnola ci ha fornito un grosso aiuto. È stata molto più collaborativa dei cittadini. Speriamo che la tendenza cambi».
«L’aggressione ai patrimoni illeciti è la nuova frontiera nella lotta al crimine organizzato, ha commentato il generale Alessandro Barbera, comandante dello Scico della Guardia di finanza. Obiettivo della vasta operazione di è anche il sequestro di numerosi immobili, società (finanziarie, immobiliari, concessionarie di autoveicoli, imprese edili), conti correnti e cassette di sicurezza per un valore complessivo pari a oltre 45 milioni di euro. «Se questa è una “febbricola” come ha detto il procuratore Borgna – ha osservato il generale – la nostra è stata una massiccia dose di aspirina».







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