Sulla pistola di Sissy Trovato Mazza trovato solo il suo Dna

La relazione finale dei consulenti non evidenzia altri contatti, ma non esclude che le tracce possano essersi deteriorate nel tempo. L’assenza di sangue sull’arma però conferma che il colpo non è stato esploso a “bruciapelo”

di Michele Presta

COSENZA Sulla “Beretta” in dotazione all’agente di polizia penitenziaria Sissy Trovato Mazza sono state trovate solo «due tracce ematiche» e sono riconducibili solo a lei. È questo in estrema sintesi il contenuto della relazione espletata dai consulenti tecnici di parte civile la dottoressa Anna Barbaro ed il suo collega Angelo La Marca. «In relazione alle consulenze espletate su incarico della Procura di Venezia in accoglimento dell’opposizione alla richiesta di archiviazione –spiegano i due consulenti-, si evidenzia che l’accertamento di natura biologica e del Dna sull’arma in dotazione a Sissy Trovato Mazza ha rilevato la presenza di due tracce ematiche riconducibili alla vittima nella parte latero-posteriore destra dell’arma. Stante il loro posizionamento e la loro unicità, si ritiene che possano derivare anche da imbrattamento nelle fasi successive all’evento. Nessuna ulteriore traccia biologica né di Sissy né di altre persone è stata rinvenuta sull’arma che è stata sottoposta a prelievi in tutte le sue componenti, impugnatura e grilletto compresi». All’esito della delicata attività di analisi della pistola, fatta con 13 campionamenti, le speranze della famiglia che non crede all’ipotesi del suicidio si sperava saltasse fuori un Dna terzo che potesse avvalorare la tesi dell’omicidio. Sull’arma ci sono solo le impronte di Sissy, la giovane agente di origine calabrese morta dopo due anni di coma a seguito di un colpo di pistola esploso il 1 novembre del 2016 che venne ritrovata riversa ed in fin di vita nel vano di un ascensore dell’ospedale di Venezia dove si trovava per motivi di servizio. Ma il risultato delle analisi, però, evidenzia anche un’atra dato: l’assenza di tracce di sangue sulla canna della pistola. Questa evidenza d’indagine alimenta i dubbi di chi sostiene che la giovane agente di polizia penitenziaria possa essersi sparata con un colpo alla testa. «L’assenza di tracce ematiche sulla canna e sul vivo di volata che nel caso di un colpo da contatto e/o ravvicinato rappresenta la parte della pistola dove maggiormente ci si aspetta di ritrovare tracce ematiche e/o residui di materiale organico pone in dubbio l’ipotesi che il colpo sia stato sparato a contatto –spiegano Anna Barbaro e Angelo La Marca-. Così come non si può escludere che l’arma sia stata ripulita, tanto meno si può escludere che eventuali tracce biologiche minime derivanti dal maneggiamento dell’arma, qualora fossero state presenti, possano essersi deteriorate nelle precedenti fasi degli accertamenti dattiloscopici e balistici, anche in ragione del tempo trascorso». L’arma data in dotazione a Sissy Trovato Mazza, infatti, nel periodo di indagine è stata sottoposta agli accertamenti di rito e non è da escludere che proprio l’utilizzo di cianoacrilato, acido utile a rilevare le impronti digitali. «Tali risultanze confermano la necessità di ulteriori approfondimenti sulla dinamica complessiva dell’evento, ancora non chiarita –concludono i due esperti-». Oltre alla pistola i consulenti hanno analizzato anche il computer utilizzato da Sissy Trovato Mazza fin da quando studiava all’università. Nella relazione, i consulenti scrivono come possa essere escluso qualsiasi tentativo di formattazione ma come allo stesso tempo debbano essere analizzati i file contenuti nell’hard disk dai quali potrebbero emergere elementi utili all’indagine. (m.presta@corrierecal.it)





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