La Cassazione lo scagiona sugli appalti ma Lucano non può tornare a Riace

La Suprema Corte ridimensiona anche la vicenda dei matrimoni di comodo ma non revoca il divieto di dimora. Il sindaco a “Radio Capital”: «A differenza di Salvini, mi difendo nel e non dal processo»

di Alessia Candito

«Io sono l’ultimo, sono debole, ma sono pronto a difendermi “nel” processo e non “dal” processo; Salvini che è così forte ha avuto paura di farsi processare (per il caso Diciotti, ndr)». Ai microfoni di Radio Capital si esprime così Mimmo Lucano a poche ore dal deposito delle motivazioni che hanno sostanzialmente svuotato di peso e significato gran parte delle contestazioni che i magistrati calabresi gli hanno mosso. A Riace – hanno messo nero su bianco gli ermellini – nessuno si è messo in tasca in euro e gli appalti per la differenziata sono stati assegnati in modo regolare. E se è vero che Lucano ha favorito la sua compagna nel tentativo di farsi raggiungere in Italia dal fratello, nel piccolo borgo della Locride non si facevano matrimoni di comodo.

APPALTI REGOLARI Lucano dovrà aspettare ancora prima di tornare nei vicoli di Riace, un tempo ripopolati da profughi e rifugiati che in paese erano stati accolti, ma sono parole pesantissime quelle con cui la Cassazione ha annullato con rinvio l’ordinanza che lo esilia dal borgo dell’accoglienza, ordinando al Riesame di Reggio di tornare a valutare il caso. Per la Suprema Corte, sulle presunte irregolarità nell’assegnazione degli appalti per la differenziata, sostanzialmente gli indizi non ci sono. Al contrario, tutto è stato fatto in modo regolare e secondo norma perché è la legge a prevedere «l’affidamento diretto di appalti» in favore delle cooperative sociali «finalizzate all’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate» a condizione che gli importi del servizio siano «inferiori alla soglia comunitaria».

ACCUSE VAGHE Per la procura di Locri Lucano avrebbe «deciso a tutti i costi» di affidare l’appalto alle due cooperative sociali “L’Aquilone” ed “Ecoriace”, «piegando il volere di tutti». Ma a sostegno di tale tesi – affermano gli ermellini – non porta neanche un elemento concreto. Al contrario, si individua solo «il generico riferimento alla presenza di interferenze od opacità», sono «contraddittorie» e «illogicamente formulate» le argomentazioni a sostegno della presunta irregolarità dell’appalto, è «apoditticamente evocata» la presunta malafede di Lucano nell’assegnazione del servizio.

MA AVETE CERCATO GLI ASINI? Per di più, sottolinea la Corte, non sono stati assolutamente valutati una serie di elementi che confermano la regolarità della procedura, a partire dalla «collegialità della decisione», supportata da pareri tecnici e contabili dei funzionari comunali, per finire alla «pubblicità dell’iniziativa» resa nota persino con l’istituzione di un albo comunale. Ma poi, fanno notare gli ermellini, i magistrati calabresi hanno insistito nell’accusare Lucano di aver voluto favorire le due cooperative sociali del paese ma «non si sono soffermati “su quali altre imprese in quel territorio avrebbero potuto svolgerlo, tenuto conto della conformazione del centro storico del Comune interessato e delle specifiche caratteristiche del servizio» da effettuare «con la modalità dell’asinello porta a porta». Una modalità di raccolta e trasporto rifiuti non esattamente comune.

MATRIMONI DI COMODO? È UNO SOLO (E NEANCHE RIUSCITO) Anche sul favoreggiamento dell’immigrazione clandestina contestato a Lucano la Cassazione ha da ridire. In quel caso, gli indizi ci sono, ma solo in un singolo caso, quello relativo alla compagna del sindaco sospeso, Lemlem Tesfahun. Lucano avrebbe aiutato la donna nel tentativo (in seguito fallito) di farsi raggiungere dal fratello in Italia, grazie ad un matrimonio di comodo. O almeno, sottolineano i giudici, questo si evince dal materiale probatorio per il quale la difesa ha proposto una lettura alternativa che però dovranno essere i giudici di merito a valutare. Di certo però si tratta di un singolo caso, per valutare il quale dovrà essere pesata «la relazione affettiva fra i due» e di certo non basta per sostenere il rischio di una possibile reiterazione del reato.

OCCHIO ALLE CONTESTAZIONI E qui la Cassazione chiarisce anche un grande equivoco che ha accompagnato l’intera vicenda giudiziaria di Lucano. Sebbene i magistrati calabresi, a Locri come a Reggio, facciano più volte riferimento a presunti matrimoni di comodo fra riacesi e migranti, necessari per aiutare questi ultimi ad avere documenti regolari, la contestazione formale non c’è. Un preciso capo di imputazione al riguardo non viene contestato. E a ben ragione, dicono gli ermellini. «Il richiamo, in più occasioni operato dall’ordinanzia, a presunti matrimoni di comodo favoriti dall’indagato – si legge nelle motivazioni – poggia sulle incerte basi di un quadro di riferimento fattuale non solo sfornito di significativi e precisi elementi di riscontro, ma addirittura escluso da qualsiasi contestazione formalmente elevata in sede cautelare».

IL PESO DELLA CASSAZIONE Tutte argomentazioni di cui il Tdl dovrà tenere conto nel valutare se protrarre “l’esilio” di Lucano, ma che rischiano di avere un peso anche a Locri, dove è iniziata l’udienza preliminare che dovrà stabilire se ci sono elementi sufficienti perché Lucano e altre 29 persone vadano a giudizio. In quella sede, la procura ha riproposto l’intero impianto accusatorio, portando come nuove prove solo ed esclusivamente una nuova perizia contabile. Ma quelle contestazioni gravissime di associazione di associazione per delinquere, truffa, malversazione e altri reati erano state già bocciate dal gip, che su oltre 30 capi di imputazione contestati ne aveva “salvati” solo due: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e turbata libertà degli incanti per l’affidamento della differenziata. E adesso, stando almeno alle argomentazioni della Cassazione, anche questi iniziano a scricchiolare. (a.candito@corrierecal.it)

 







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