Rifiuti e depuratori, l’allarme della Commissione Ecomafie: «Calabria disastrata»

L’organismo parlamentare ha effettuato una serie di audizioni a Reggio. Il commento del presidente Vignaroli: «Lascia perplessi che l’Arpacal faccia pochi controlli per carenza di personale. Spesso sono le Procure a mandarli a fare le ispezioni»

Di Alessia Candito
REGGIO CALABRIA «Una situazione disastrata». Al termine della mattinata di audizioni in Prefettura, così il presidente della Commissione parlamentare sulle attività illecite legate al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali, Stefano Vignaroli, definisce il quadro calabrese.

CAOS DA APPROFONDIRE «È troppo presto per fare un bilancio», afferma, anche perché «la documentazione che abbiamo ricevuto dagli organi competenti era carente», ma ai parlamentari sembrano bastate poche ore di incontri per realizzare che per la Calabria saranno necessarie più missioni, maggiori studi e più dettagliate informazioni. «Abbiamo voluto fare un primo approccio con gli enti di controllo – spiega Vignaroli – poi, anche in virtù di quello che ci siamo detti e ci diremo adesso e della documentazione specifica che chiederemo e che, se necessario, saranno i nostri tecnici a venire qui a recuperare, organizzeremo le prossime visite».

NIENTE FORZE PER I CONTROLLI ORDINARI Insomma, ci sarà da capire e da studiare, ma l’impressione preliminare della Commissione è quella di un caos dal perimetro indefinito, che enti e istituzioni hanno pochi mezzi e forze per monitorare ed eventualmente correggere. «Abbiamo sentito l’Arpacal – riferisce Vignaroli – che ci ha lasciati un po’ perplessi perché praticamente non viene fatta grande attività di controllo ordinaria. C’è carenza di personale e spesso sono le Procure a mandare gli enti di controllo a fare le ispezioni, tutto a discapito dell’attività ordinaria».

LE INCHIESTE SULLA DEPURAZIONE Quella straordinaria, sollecitata dai magistrati, ha portato a diverse inchieste oggi portate all’attenzione della Commissione dal procuratore capo della Dda reggina, Giovanni Bombardieri. «Nel confronto con i parlamentari ho accennato all’inchiesta di questa Procura che ha portato, nel settembre scorso, al sequestro di alcuni depuratori. Su questi impianti sono in corso alcuni provvedimenti da parte di determinati settori della Regione per riportare nella norma i sistemi serviti dai depuratori sequestrati. La situazione di cui si è parlato è quella che emerge dai processi che sono ancora in corso presso il Tribunale di Palmi e dalle relative indagini».

«QUADRO DESOLANTE» Ma, spiega Vignaroli, «a presentare problemi non sono solo i depuratori sotto procedura di infrazione, ci sono anche quelli resi non accessibili perché c’era la vegetazione e che non si sa in che stato siano. La situazione per me è allarmante». Di certo non aiutano ad affrontare il problema le disastrate casse di molti Comuni «che magari – dice il presidente della Commissione – se aggiustano una pompa del depuratore non riescono ad aggiustare le finestre delle scuole». Per Vignaroli «emerge un quadro abbastanza desolante, il mare dovrebbe essere una risorsa che va tutelata».

FRA DISCARICHE ABUSIVE E BALCANIZZAZIONE DELLA GESTIONE Delicata, aggiunge poi il presidente, è anche la situazione sul versante rifiuti. «Spesso i siti di sversamento rifiuti sono abusivi, mentre altri non sono completi di autorizzazione e altri ancora sono oggetto di ordinanza che bypassa le regole. A detta dell’Arpacal, i loro tecnici, che poi a Reggio Calabria sono solo due, non hanno neanche poteri di controllo dell’applicazione effettiva delle ordinanze regionali». Dati certi Vignaroli non sembra ancora averne, ma – dice – è urgente intervenire anche sul fronte della balcanizzazione della gestione di rifiuti e reflui: «Penso che così non si possa andare avanti, sentiremo anche a Roma il commissario nazionale sulla depurazione delle acque e sicuramente la Regione Calabria, per capire con precisione quale sia la situazione». (a.candito@corrierecal.it)







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