Il Tar su Riace: atteggiamento contraddittorio del Viminale

I giudici del Tribunale di Reggio annullano il provvedimento di Salvini con cui erano stati cancellati i progetti Sprar del borgo. Adesso il ministero potrebbe ricorrere al Consiglio di Stato

di Alessia Candito
Riace batte il Viminale. Il Tar di Reggio Calabria ha annullato il provvedimento con cui il ministero dell’Interno ha cancellato con un tratto di penna tutti i progetti Sprar del borgo (qui la vicenda), accogliendo il ricorso presentato da legali Lorenzo Trucco, Daniela Consoli e Nazzarena Zorzella, con il sostegno dell’associazione “ItaliaStatodiDiritto” e dei suoi avvocati, Aldo Travi ed Eugenio Bruti Liberati. Motivo? Sostanzialmente due: la contraddittorietà nell’agire del Viminale e la poca chiarezza nella procedura.
Il ministero – dicono i giudici – non è stato per nulla chiaro nell’avvio della procedura, né ha segnalato con precisione né le criticità, né l’eventuale margine di tempo per sanarle. Al contrario, tutto l’iter «violerebbe le regole che presidiano la trasparenza e la partecipazione degli interessati». Un’amministrazione che pretende il rispetto delle procedure, deve essere la prima a rispettare modi e tempo – afferma il Tar – e non per «inutile rispetto di vuoti formalismi procedimentali». Le regole – si legge nella sentenza – «hanno pure un contenuto sostanziale, poiché individuano le fasi e le modalità attraverso le quali si costruisce e prende corpo l’esercizio di un potere “proporzionato” al fine che la legge indica».
Contraddittorio, paradossale, se non illogico appare poi – spiegano i giudici amministrativi – il comportamento del Viminale che a dicembre ha prorogato i progetti Sprar di Riace per un ulteriore triennio senza rilevare criticità alcuna e un mese dopo sugli stessi ha avviato la procedura di infrazione. Ovviamente, senza dare tempo all’amministrazione di sanare i problemi rilevati. Ma questo potrebbe far finire il ministero a rispondere di danno erariale di fronte alla Corte dei Conti. Se davvero i progetti di Riace erano viziati da insuperabili irregolarità, allora «averne autorizzato la prosecuzione, lasciando la gestione di ingenti risorse pubbliche in mano ad un’amministrazione comunale, per quanto ricca di buoni propositi e di idee innovative, ritenuta priva delle risorse tecniche per gestirle in modo puntuale ed efficiente, appare fonte di danno erariale».
I giudici del Tar – spiegano gli avvocati Aldo Travi e Eugenio Bruti Liberati – «contestano al ministero anche di aver fondato la revoca dei finanziamenti su “difficoltà del sistema Riace” già note e che, anzi, non avevano a suo tempo impedito la precedente decisione di prosecuzione del finanziamento al Comune; il Ministero, in altri termini, ha improvvisamente attribuito a comportamenti del Comune che ben conosceva da tempo, una portata impeditiva della prosecuzione del progetto, con una contraddittoria e destabilizzante inversione di rotta rispetto al passato».
Stando alla documentazione agli atti, riconosce il Tar, le criticità a Riace c’erano e non sono giustificabili con i ritardi nell’erogazione dei fondi. Tuttavia, la poca trasparenza del Viminale nell’iter procedurale della cancellazione dei progetti ha reso illegittimo il provvedimento di cancellazione dello Sprar, dunque da annullare. Adesso il Viminale potrebbe impugnare la sentenza e bussare alle porte del Consiglio di Stato per chiedere che vengano riconosciute le proprie ragioni. La partita dunque è ancora lunga. Ma al Tar, Riace e il suo sogno di accoglienza hanno battuto il Viminale. (a.candito@corrierecal.it)







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