I controlli al termovalorizzatore di Gioia? «Li fa l’Arpa Piemonte»

Le audizioni davanti alla Commissione Ecomafie evidenziano la precarietà dell’Agenzia calabrese per l’ambiente. Il comandante del Noe: «Hanno grossi limiti di personale, di mezzi e di strutture». Il presidente Vignaroli: «Da quanto ho capito, non fate controlli ordinari»

di Pablo Petrasso
REGGIO CALABRIA
Il comandante del Noe di Reggio Calabria Alfio Nicola Raciti non ha molte buone notizie da offrire ai parlamentari della Commissione Ecomafie in missione in riva allo Stretto lo scorso 9 aprile. Giusto una battuta sul fatto che la città appare più pulita, quasi tirata a lucido, in occasione della visita – «ho osservato che in questi ultimi giorni si sono moltiplicati gli interventi per “bonificare” queste aree», dice. E il presidente Stefano Vignaroli raccoglie: «Se volete, veniamo tutti i giorni» -, poi i (tanti) tasti dolenti.
L’ARPACAL SENZA I KIT PER IL TERMOVALORIZZATORE Primo: il termovalorizzatore di Gioia Tauro «che ha una capacità di ricevimento di un certo quantitativo e che quindi non riesce a trattare, a incenerire e produrre energia elettrica, non ha la capacità di fronteggiare l’enorme quantitativo di rifiuti che viene prodotto». È solo l’introduzione a quello che sarà il leitmotiv di quasi tutta l’audizione: le scarse capacità di controllo dell’Arpacal.
«A proposito del termovalorizzatore di Gioia Tauro – sostiene Raciti –, abbiamo potuto constatare che l’Arpacal, che è l’organo che dovrebbe fare i controlli a questo impianto, paradossalmente non ha i kit per poterli fare, cioè non può controllare i fumi. Il controllo dei fumi dell’impianto di Gioia Tauro viene effettuato dalla stessa società privata che lo gestisce, problematica che abbiamo sollevato, perché ci dobbiamo fidare, però dobbiamo anche essere in grado di fare noi…». L’audizione del militare è successiva a quella che ha visto protagonisti i vertici dell’Arpacal, tanto che Vignaroli sottolinea: «No, ad esempio questa cosa nello specifico che loro non hanno i mezzi tecnici per andare nel camino non la sapevamo, e aggiunge al dramma un’ulteriore…».
«GROSSI LIMITI DELL’AGENZIA» A caldo, quel giorno, siti e agenzie riportano una breve dichiarazione del presidente. Parla di una «situazione disastrata». «Abbiamo sentito l’Arpacal – riferisce – che ci ha lasciati un po’ perplessi perché praticamente non viene fatta grande attività di controllo ordinaria. C’è carenza di personale e spesso sono le Procure a mandare gli enti di controllo a fare le ispezioni, tutto a discapito dell’attività ordinaria».
I resoconti integrali della missione entrano nel dettaglio. E le parole dei protagonisti restituiscono il senso profondo della precarietà. «L’Arpacal – approfondisce il comandante del Noe di Reggio – non è in grado neanche di fare tutti i parametri di controllo della qualità del percolato, che sono circa un centinaio secondo la normativa, ma loro ne riescono a fare una ventina, non hanno i kit per fare gli altri. Hanno grossi limiti di personale, di mezzi e di strutture in cui fare queste attività». Di male in peggio. Vignaroli: «Se non ci fosse l’attività investigativa da parte delle Procure, Arpacal sarebbe in grado di fare i controlli ordinari, oppure non riuscirebbe a farli comunque?». La risposta: «Dal nostro punto di vista non riuscirebbe a farli comunque».
CI PENSA L’ARPA PIEMONTE Fabrizio Trentacoste, commissario del M5S, chiede se «ci sono dei limiti di carattere concettuale o forse di volontà politica in ordine alla dotazione di questa struttura». Raciti, ovviamente, non entra nel dettaglio, «però, se vogliamo fare un esempio pratico, per fare un controllo ai fumi del termovalorizzatore, l’Arpacal chiede all’Arpa Piemonte, che invece ha i kit e che quindi vuole essere pagata per fare le verifiche. L’Arpa Piemonte ce li ha, quindi evidentemente è un problema finanziario. Se non viene alimentato per ragioni politiche non sono in grado di rispondere, però fatto sta che non ce le hanno, e lo dicono apertamente tra l’altro (…) perché loro si lamentano sempre di questo con noi quando ci vediamo, e ci vediamo spesso».
LA REPRIMENDA DI VIGNAROLI In effetti, il “caso Arpacal” era emerso proprio durante l’audizione dei dirigenti dell’Agenzia regionale per l’ambiente. E aveva indotto il presidente Vignaroli a una sintesi non troppo generosa. Una serie di rinvii opposti alla richiesta di dati sui controlli ha indispettito i commissari della Ecomafie. E lo stesso presidente ha sottolineato che «da quanto ho capito, voi non fate controlli ordinari. Avete specificato che è la Procura che vi manda. Non avete una sorta di piano di controlli ordinari. Vi manda la Procura, senza un piano vostro. Dite che l’attuazione dell’ordinanza e le verifiche non spettano a voi, ma a chi ha emesso l’ordinanza, quindi la Regione, ma sia la Regione sia la Provincia devono avere un corpo specializzato per controllare. Non è che l’assessore vada a controllare l’indice respirometrico con il termometro che si è portato da casa. Deve avere un organo di supporto. Non siete voi: chi è?». È il prologo alle dichiarazioni a favore di telecamera che chiudono la visita ispettiva (la «situazione disastrata»). La Commissione ha ancora molti dati da raccogliere. L’Arpacal molti dovrà inviarne (e magari qualcuno lo ha già inviato). Ma il quadro è precario. Pochi tecnici, pochi mezzi e non ci sono addirittura i kit per effettuare le prove. I controlli, in Calabria, li fanno i piemontesi. (p.petrasso@corrierecal.it)







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