Rifiuti, il caso dell’umido «declassato» che va a finire in discarica

Il comandante dei carabinieri forestali rivela alla commissione Ecomafie quanto accade in Calabria da un anno e mezzo. Su 63 discariche dismesse 43 sono irregolari

di Sergio Pelaia
«Una cosa che può essere utile». Così il colonnello Giorgio Maria Borrelli, comandante regionale dei carabinieri forestali, introduce l’argomento davanti alla commissione d’inchiesta sulle Ecomafie. È il 9 aprile e l’organismo parlamentare che indaga sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti è sceso a Reggio Calabria in “missione”. Il resoconto dell’audizione di Borrelli sta in un verbale di 11 pagine nelle quali il comandante spiega le attività in cui sono impegnati i 434 carabinieri forestali che operano tra il Pollino e lo Stretto.

IL CASO VIBO Si parla dei tanti, troppi depuratori non funzionanti e il colonnello cita il caso della provincia di Vibo, dove i forestali hanno controllato 31 Comuni su disposizione della locale Procura. Tra questi «11 sono risultati totalmente privi di impianto di depurazione, 3 sono risultati sprovvisti di impianti di depurazione, ma collettati con altri comuni viciniori», mentre «per gli altri 18 impianti» sono state «riscontrate delle irregolarità». Oltre al caso Vibo, Borrelli consegna alla Commissione un’apposita relazione aggiungendo che sulla depurazione le Procure di Reggio e Cosenza risultano essere «le più attive».

LE DISCARICHE MAI BONIFICATE Poi c’è il caso delle discariche dismesse, cioè quei siti comunali che da anni non vengono più utilizzati. Realizzate con il “decreto Ronchi”, queste discariche «hanno presentato delle anomalie per quanto riguarda la gestione e il controllo soprattutto del percolato e di tutto ciò che consegue ad una mancata bonifica». Complessivamente, spiega Borrelli, nel 2018 e nei primi mesi 2019 i carabinieri forestali hanno controllato 63 discariche dismesse: «43 di questi siti sono risultati irregolari e 31 sono stati posti sotto sequestro penale».

IL DECLASSAMENTO DELL’UMIDO Della «cosa che può essere utile», invece, il colonnello parla quasi alla fine della sua audizione, ed è lui stesso a sottoporla all’attenzione dei parlamentari che si trova davanti, che appena introdotta la questione subito gli rispondono: «Prego, ci interessa sicuramente». L’argomento è «il declassamento dei rifiuti che si sta attuando in Calabria». Cioè: «Da un anno e mezzo a questa parte, visto il surplus di raccolta differenziata, molti Comuni – spiega Borrelli – stanno operando un declassamento della frazione umida, quindi l’umido, tanto per intenderci, viene considerato rifiuto o generico, con due codici Cer differenti». Una circostanza che si sta verificando a causa della «difficoltà a collocare l’umido».

ORGANICO TRATTATO COME INDIFFERENZIATA Il presidente pentastellato Stefano Vignaroli chiede ulteriori chiarimenti e il colonnello non si sottrae: «(L’umido, ndr) viene declassato e trattato come rifiuto indifferenziato dagli impianti indifferenziati. Questo è emerso ultimamente». A questo punto interviene il deputato leghista Tullio Passatini: «Mi scusi, perché nella precedente audizione l’assessore regionale (qui il testo integrale dell’audizione dell’assessore Antonella Rizzo, ndr) invece si riferiva a una cosa che mi ha stupito, ossia che, grazie alla cultura della raccolta differenziata, potevano essere alimentati gli impianti di compostaggio per la creazione di energia con l’utilizzo della frazione umida, cosa che apparentemente è in conflitto con il basso livello di raccolta differenziata che c’è in regione, che è intorno al 35-40, se in più ci si aggiunge questa informazione ci sta dando lei, rimaniamo un po’ stupiti».

LE DISPOSIZIONI DELLA REGIONE Vignaroli si dice allarmato perché questa circostanza potrebbe dare al cittadino «una scusa per non fare la raccolta differenziata», e chiede: «Ci sono ipotesi di reato, oltre al danno erariale?». Il comandante risponde: «Ovviamente stiamo valutando, io volevo porlo semplicemente come una problematica che è emersa». Poi spiega: «Da alcuni controlli sono scaturite delle disposizioni del Dipartimento Ambiente della Regione Calabria, che sostanzialmente declassavano da un codice Cer a un altro la frazione umida dei rifiuti provenienti da raccolta differenziata». Ciò avviene evidentemente «per la difficoltà di porre a recupero la frazione umida» negli impianti calabresi, e il colonnello richiama le disposizioni della Regione che, in premessa, «parlano di un surplus che non può essere, leggo testualmente, “soddisfatto dagli attuali impianti di recupero calabresi”». (s.pelaia@corrierecal.it)







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