Civismo e potentati, politica a caccia di una ricetta per le Regionali

I ballottaggi di Rende e Corigliano Rossano e le alleanze trasversali bocciate dagli elettori. Con una novità: il “partito dei Gentile” perde colpi

di Pablo Petrasso
COSENZA Lo spettro del comunismo ormai si aggira tra i rivoli degli “zerovirgola”. Quello del civismo, invece, affascina la politica calabrese da mesi. Ciascuno con le sue formule, i vecchi partiti cercano l’alchimia giusta. E ognuno ha la propria ricetta: la distanza tra il “nuovo” e le “accozzaglie” vive ai confini spesso indecifrabili del civismo. Si rischia di cadere da una parte o dall’altra, a seconda dei compagni di viaggio, dei candidati scelti, dei toni della campagna elettorale.
E non si tratta soltanto di guardare ai dati delle amministrative: il vero obiettivo sono le prossime Regionali. Una sfida tra opposti civismi, anche all’interno dello stesso schieramento. Nel Pd, ad esempio, il percorso “civico” annunciato da Oliverio non corrisponde a quello, sempre “civico”, intrapreso dall’ala orlandiana del partito; e nel centrodestra accade lo stesso nello scontro tra Forza Italia e i potenziali alleati Lega e Fratelli d’Italia. 
Le prove tecniche rendese e (almeno in parte) coriglianese servono a prendere le misure. Lo ha detto a caldo il neosindaco di Rende Marcello Manna: «Non si tratta solamente dell’elezione di un sindaco ma di un messaggio che la città ha voluto dare all’intera regione. È dalla nostra città che può partire un percorso nuovo della politica anche nella nostra regione».

CIVISMO, TRASVERSALISMO, POTENTATI Non è un manifesto politico, ma un invito a considerare ciò che è accaduto Oltrecampagnano, dove tra i due civismi – quello del sindaco-avvocato e quello in salsa socialista sorto attorno a Principe – i cittadini non hanno avuto dubbi. Che la scelta sia stata netta è nelle cifre. Principe ha stretto accordi con l’ex consigliere regionale Mimmo Talarico (che portava con sé voti in quota gentiliana e anche da sinistra), con Sergio Tursi Prato e con segmenti del Pd rendese. Tra il primo e il secondo turno, l’ex assessore regionale alla Cultura ha visto crescere i propri voti: da 5.784 a 6.917. Se Manna fosse rimasto ancorato al risultato del 26 maggio (6.870 preferenze) avrebbe perso. E invece pare quasi che l’accordo trasversale del suo competitor lo abbia spinto in avanti. In due settimane, il sindaco uscente ha guadagnato oltre 2.300 voti, scavando un solco incolmabile tra sé e l’avversario. E questo pur senza stringere alleanze ufficiali (non vale la pena commentare i rumors su accordi sottobanco). È su questo che si deve riflettere, a meno che non si voglia dar credito a chi fa risalire la sconfitta a una battuta infelice di Principe in un fuorionda. Quale tipo di civismo funziona? Non c’è una risposta certa. Di sicuro si sa che non funziona il trasversalismo travestito da civismo. A torto o a ragione, il progetto maturato a Rende tra il primo turno e il ballottaggio è parso una reunion tra potentati. Ed è stato respinto. C’era un precedente: Cosenza. Anche nella città dei Bruzi, la Grande Alleanza a guida Pd era stata bocciata dalle urne. In quel caso il centrosinistra aveva cambiato candidato in corsa: da una scelta civica (il manager dei vip Lucio Presta) si era passati a un aspirante sindaco politico (Carlo Guccione, che si era prestato in nome della disciplina di partito). Di nuovo, a torto o a ragione, i cittadini avevano individuato uno dei due civismi (quello di centrosinistra) come una maniera per perpetuare il “vecchio”, premiando con numeri bulgari la ricandidatura di Mario Occhiuto.

MOLTI VOTI, ZERO PARTITI A Corigliano Rossano, invece, è crollato in maniera strutturale un sistema. Perché qui il civismo (sempre ammesso che sia la ricetta vincente) era ben individuabile fin dal principio. Il crollo della macchina messa in piedi da Giuseppe Graziano – un esercito di candidati, tredici liste contro le cinque di Flavio Stasi – è, ancora, nelle cifre. Dopo il mezzo flop al primo turno, il generale del Corpo forestale è stato “abbandonato” dai suoi candidati e travolto. Ha perso oltre 4mila preferenze in due settimane (da 12.953 a 8.706) e ha perso la pazienza (evocando il complotto di Forza Italia bruzia contro la sua candidatura). Ha tentato la strada di una campagna elettorale “aggressiva”. E, di nuovo, l’effetto è stato quello di moltiplicare i voti dell’avversario. Stasi – senza alleanze – è passato da 16.958 voti a 23.023: un trionfo ottenuto senza il supporto dei partiti per un candidato che arriva dai movimenti ambientalisti e dalle lotte di popolo. Molti voti, zero schemi partititici.

IL “PARTITO DEI GENTILE” A proposito di schemi. Ce n’è uno che pare essere saltato, da qualche tempo. Quello che assegna(va) al “partito dei fratelli Gentile” il primato della politica nell’area urbana di Cosenza. Dopo la sconfitta nel capoluogo bruzio, sono arrivate due battute d’arresto a Rende e Montalto. Nel primo caso, il gruppo dei gentiliani, inserito nella coalizione a sostegno di Talarico, ha portato a casa più di 1.700 voti (l’8,39%) al primo turno, guidando la scelta politica del sostegno a Principe al ballottaggio. A Montalto, invece, la fiche elettorale è stata giocata su Ugo Gravina, anche in questo caso in nome della comune provenienza socialista. Due stop rimediati a qualche mese dalle Regionali, prossimo banco di prova per il “partito Gentile”, snodo centrale storicamente affidato al consenso (solitamente granitico) di Pino, il maggiore dei fratelli. Mentre Tonino, dopo l’esperienza da sottosegretario, aspetta in stand by. I consensi del “partito” sono in cerca di una nuova collocazione. E connotazione: sicuramente civica. (p.petrasso@corrierecal.it)







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