Antimafia, il caso Arata fa litigare (di nuovo) Morra e Santelli

Il presidente pentastellato convoca Salvini d’urgenza. Ma la forzista lo punge: «Usa la commissione per fini personali». Lo scontro si arricchisce di un nuovo capitolo. Con la Bicamerale che si è trasformata in un fight club

di Pietro Bellantoni
LAMEZIA TERME Bisognerebbe chiedersi se l’Antimafia possa ancora essere guidata da due rappresentanti istituzionali che – a livello politico, ma non solo – si odiano espressamente. E che hanno trasformato la Bicamerale in una sorta di fight club privato, nel quale si sta consumando una faida tra partiti che sembra avere poco a che fare con la lotta alle organizzazioni criminali e molto con una guerra di potere, con epicentro Cosenza e la Calabria tutta.
Così, per il presidente, il 5 stelle Nicola Morra, e la sua vice, la forzista Jole Santelli, ogni occasione è buona per attaccarsi a vicenda.
Il penultimo atto riguardava l’esposto giudiziario contro Morra firmato da Santelli, a causa delle presunte «informazioni rubate» dal senatore all’ex braccio destro di Mario Occhiuto, Giuseppe Cirò, le cui dichiarazioni avrebbero dato il via a un’inchiesta nei confronti dello stesso sindaco di Cosenza. A Cirò, Morra avrebbe anche formulato «domande in relazione alla mia persona», ha dichiarato la vicepresidente dell’Antimafia.
L’ultimo capitolo della personalissima guerra tra Santelli e Morra è stato invece scritto oggi e trae spunto dall’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex consulente di Matteo Salvini sull’energia, Paolo Arata, accusato dalla Procura di Palermo di intestazione fittizia, corruzione e autoriciclaggio.
Arata, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto rapporti d’affari equivoci con Vito Nicastri, il “re” dell’eolico ritenuto vicino agli uomini del boss latitante Matteo Messina Denaro. «È emerso – hanno scritto i magistrati – che Arata ha portato in dote alle iniziative imprenditoriali con Nicastri gli attuali influenti contatti con esponenti del partito della Lega».

LA MOSSA DI MORRA Tanto è bastato al presidente della Bicamerale per “riattualizzare” la precedente convocazione in commissione del ministro dell’Interno. «Ho richiesto con lettera ufficiale in data 7 maggio 2019 – ha spiegato Morra – la convocazione del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in commissione Antimafia. Lettera ufficiale che è partita solo dopo numerose sollecitazioni informali per fissare una data di audizione già dalla terza settimana d’insediamento della commissione stessa. Il rispetto istituzionale avrebbe richiesto una veloce risposta alle interlocuzioni informali anche per dare precedenza a chi è preposto con le sue linee guida alla lotta alla mafia. La lettera ufficiale è solo l’ultimo passaggio che oggi, anche alla luce dei nuovi arresti in Sicilia, mi vede costretto a renderlo pubblico e ribadire l’urgenza dell’audizione del ministro Salvini».

La conferenza stampa di Santelli, Mulè e Occhiuto

NUOVO ATTACCO DI SANTELLI La richiesta di Morra è stata subito seguita dal nuovo attacco di Santelli, secondo cui l’audizione di Salvini «era prevista da dicembre» e «legarla oggi, in maniera nemmeno tanto subliminale, a fatti e vicende estranee alle attività istituzionali è l’ennesima scorrettezza del presidente Morra». La parlamentare ha ribadito che «il ministro Salvini doveva essere audito sul caso Bruzzese, ma Morra ha pensato bene di generare equivoco, con una maionese impazzita che serve solo a strumentalizzare fatti estranei e che conferma la scarsa propensione istituzionale del presidente».
Anche il caso Arata è insomma diventato il pretesto per un nuovo scontro tra i vertici dell’Antimafia.
L’acme era però stato raggiunto circa un mese fa quando, nel corso di una conferenza stampa, Santelli, Roberto Occhiuto e Giorgio Mulè avevano accusato Morra di essere il creatore di una «struttura inquirente parallela a quella dello Stato», per via delle intercettazioni ambientali avvenute nel soggiorno del senatore 5 stelle, che avrebbe trasformato Cirò in un «delatore» ai danni di Occhiuto (Mario). Una manovra definita come una «imboscata», che si sarebbe poi trasformata in una indagine diretta dall’allora procuratore aggiunto di Cosenza Marisa Manzini, in seguito «chiamata quale consulente della Commissione parlamentare antimafia, dopo essersi visti assegnati, negli ultimi tempi, tutti i procedimenti che riguardano il Comune di Cosenza e quasi tutti gli esposti presentati dal senatore Morra». Il presidente della Bicamerale non era rimasto in silenzio: «Il mio operato è trasparente, sfido a dimostrare il contrario in tribunale».

IL PRIMO SCONTRO SU SCOPELLITI Il rapporto tra Morra e Santelli, a ben guardare, è stato conflittuale fin dall’insediamento della commissione. Lo scorso novembre era stato l’entourage del senatore a far filtrare un commento che definiva «inopportuno» un gesto virtuale della vicepresidente, che sulla sua pagina Facebook aveva fatto gli auguri di compleanno all’ex governatore della Calabria Peppe Scopelliti, in carcere dopo la condanna definitiva nel processo sul buco finanziario del Comune di Reggio. Anche in quel caso, la deputata di Fi aveva subito replicato: «È patetico che si esprimano giudizi di opportunità su comportamenti che non violano o pregiudicano alcunché, tanto meno il decoro della carica che rivesto nella commissione. Nessuno, tanto meno qualche guru della comunicazione, imposto dalla Casaleggio associati e pagato con soldi pubblici, ha la patente per additare i comportamenti altrui. Se ne facciano una ragione, non mi lascio intimidire».
Era solo l’inizio. Da lì in poi le cose sono anche peggiorate. E non sono pochi quelli che ritengono che, dietro lo scontro ufficiale, si nasconda la volontà di portare avanti una lotta politica fin troppo cosentina e fin troppo calabrese. Di sicuro, in questo fight club, qualcuno si è dimenticato che la mission della Commissione dovrebbe essere la lotta alla mafia. (p.bellantoni@corrierecal.it)







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