BANKITALIA | Cresce il turismo, ma anche la disuguaglianza

Presenze cresciute del 2,7% nel 2018. Stranieri in aumento del 23%. Più voli internazionali.
Ma in base ai dati Istat più recenti, relativi al 2017, la quota di famiglie calabresi in povertà assoluta si attesta su livelli nettamente superiori al resto del Paese

CATANZARO L’economia calabrese nel 2018 è cresciuta, sebbene in misura inferiore all’anno precedente. Soprattutto alla fine dell’anno, quello che latita è il “fattore fiducia” che si traduce in una perdita di slancio tra le aziende che verso il futuro marciano a rilento, con il peso di una incertezza che diventa zavorra, senza però l’aggravante di un senso di abbandono che rappresenterebbe il punto di non ritorno. Nel raccontare l’annuale rapporto sull’economia della Calabria, il direttore della filiale di Catanzaro della Banca d’Italia, Sergio Magarelli, da “figlio adottivo” della regione ammonisce a «non perdere tempo». Il suo non vuole essere un grido di dolore ma un monito: «Ci sono tante occasioni che devono essere colte, altrimenti lasceremmo alle nuove generazioni una eredità negativa e avremmo fallito nella nostra funzione».
Il quadro dell’economia calabrese, che presenta un rallentamento sia per quanto riguarda i  consumi che gli investimenti, e nell’ultima parte dell’anno si è esteso anche al mercato del lavoro, è affidato ai curatori del rapporto, Giuseppe Albanese, Tonino Covelli e Iconio Garrì, che, lunedì mattina, hanno illustrato nel dettaglio i vari aspetti degli studi aggregati. Le aspettative delle imprese per il 2019 restano comunque ottimistiche, anche se l’incertezza continuerebbe a limitare gli investimenti.

RIPRESA CICLICA MODESTA Nel complesso, la ripresa ciclica in atto dal 2015 rimane modesta, insufficiente a colmare i divari economici rispetto al resto del Paese, che risultano ampi con riguardo alla produttività e al tasso di occupazione. Per quanto riguarda le imprese, il valore aggiunto dell’agricoltura è rimasto sostanzialmente stabile rispetto al 2017. Questo settore si caratterizza ancora per una bassa produttività e per una ridotta spesa per investimenti pur in presenza di un rilevante sostegno pubblico. Mentre la produzione dell’industria regionale ha continuato a espandersi, ma in misura meno intensa rispetto all’anno precedente. Nelle costruzioni la congiuntura rimane fiacca, frenata da un mercato immobiliare poco vivace e dai bassi livelli di investimento delle amministrazioni pubbliche. Nei servizi, l’attività è cresciuta, soprattutto tra le aziende di maggiori dimensioni.

LIMITI E POTENZIALITÀ «Due sono soprattutto i limiti che – ha aggiunto il direttore Magarelli – caratterizzano tutte le regioni meridionali e che si acuiscono in Calabria costituendo una zavorra per la crescita. La criticità principale è l’ambiente, poco favorevole alle imprese, al loro sviluppo e agli investimenti a causa del deficit delle competenze e delle infrastrutture, del ritardo tecnologico, delle inefficienze della pubblica amministrazione e della burocrazia. Le potenzialità di crescita – ha rilevato inoltre il direttore della filiale di Catanzaro di Bankitalia – sono poi pesantemente condizionate dalla presenza pervasiva delle consorterie della criminalità organizzata». A parere di Magarelli «per migliorare bisogna valorizzare le differenze, elevare le potenzialità di crescita, prevedere un’azione di lungo respiro con un pieno utilizzo delle possibilità offerte dai finanziamenti soprattutto pubblici».

I NUMERI DEL TURISMO Anche nel 2018 il comparto turistico si è confermato tra i più dinamici in Calabria. Lo scorso anno sono cresciute del 2,7% le presenze di turisti nelle strutture ricettive e l’andamento si è rivelato particolarmente favorevole per i turisti stranieri, la cui quota sul totale è salita al 23%. Secondo la rilevazione della Banca d’Italia sul turismo internazionale, è cresciuta anche la spesa dei visitatori stranieri in regione. Il numero di passeggeri negli aeroporti calabresi è lievitato del 9,3 per cento. In linea con la tendenza in atto negli ultimi anni, legata ai maggiori arrivi di turisti stranieri, l’aumento è stato più intenso per i voli internazionali».
«Dopo il brusco calo del 2017 – si legge nel rapporto – sono tornati a crescere anche i passeggeri nazionali. Vi ha contribuito la riapertura, nel corso dell’estate 2018, dell’aeroporto di Crotone. Continua invece la contrazione nello scalo di Reggio Calabria».

CRESCE L’OCCUPAZIONE Il rapporto rileva che «nel 2018 l’occupazione in regione è cresciuta, anche se la crescita si è concentrata nei mesi primaverili ed estivi e continua a provenire in prevalenza dalla componente degli autonomi. Il miglioramento delle condizioni del mercato di lavoro ha influito positivamente sul potere d’acquisto delle famiglie, però nonostante la ripresa dei redditi la Calabria continua a caratterizzarsi per livelli di povertà e diseguaglianza elevati». Con riferimento al mercato del credito, nel 2018 – aggiunge l’istituto – «è proseguito il processo di razionalizzazione della rete territoriale degli intermediari e di rafforzamento dei canali telematici per l’accesso ai servizi bancari. La diffusione di canali distributivi digitali ha favorito una maggiore diversificazione dei sistemi di pagamento, ma l’utilizzo del contante resta comunque più ampio in regione che nel resto del Paese. La crescita dei prestiti sul settore privato non finanziario – prosegue Bankitalia – si è indebolita, in particolare sul finire dell’anno, mentre si è rafforzata l’espansione dei depositi bancari. La qualità del credito è ancora migliorata, specie per le imprese. Il costo del credito è diminuito ulteriormente, tuttavia per le imprese rimane nettamente superiore rispetto al resto del Paese, soprattutto per i finanziamenti a breve termine».  Infine «l’attività degli enti territoriali calabresi rimane condizionata dalla loro difficile situazione economico finanziaria, derivante da una pesante situazione debitoria e da diffusi disavanzi di bilancio».

DINAMICA POSITIVA DEL MERCATO DEL LAVORO In Calabria «nel 2018 l’occupazione è cresciuta per il terzo anno consecutivo», con un calo degli «scoraggiati» ma con la perdurante difficoltà per i laureati di trovare un posto di lavoro. Si parla, quindi, di «dinamica positiva» del mercato del lavoro confermata anche dall’aumento delle ore lavorate per addetto e dall’ulteriore riduzione del ricorso alla Cassa integrazione guadagni. L’aumento degli addetti si è concentrato nei mesi primaverili ed estivi, anche per effetto della stagione turistica favorevole: la situazione è invece leggermente peggiorata nell’ultima parte dell’anno. Secondo l’istituto «il tasso di occupazione è risalito al 42,2% (era il 40,8% nel 2017): è più basso di 3 punti percentuali rispetto al 2007, in conseguenza del forte calo registrato in corrispondenza della crisi. L’incidenza dell’occupazione rimane anche nettamente inferiore rispetto al resto del paese: questo fattore rimane cruciale nella spiegazione della maggiore disuguaglianza in regione nella distribuzione del reddito. L’aumento degli addetti ha riguardato entrambi i generi in misura simile: il divario nei tassi di occupazione a favore degli uomini è rimasto dunque stabile, su livelli superiori alla media italiana. Come nel 2017 – annota la Banca d’Italia – la dinamica occupazionale è stata meno favorevole nella fascia d’età tra i 35 e i 54 anni. Contrariamente a quanto registrato nel resto del paese, l’occupazione è aumentata solo per gli individui in possesso di titoli di studio inferiori o pari al diploma, confermando la bassa capacità di assorbire i laureati da parte del sistema produttivo calabrese».

AUMENTO LAVORO DIPENDENTE C’è anche da registrare che secondo i dati Inps relativi al settore privato, i rapporti di lavoro dipendente sono aumentati in misura inferiore al 2017. Questo rallentamento è riconducibile alla minore crescita dei contratti temporanei, interessati dalle modifiche intervenute con il “Decreto Dignità”. Ciononostante, le assunzioni a tempo indeterminato sono state ancora lievemente negative. Nel 2018, spiega ancora Bankitalia, «l’offerta di lavoro è aumentata del 2,7%, in connessione con il graduale miglioramento delle prospettive occupazionali. Il tasso di attività delle persone tra i 15 e i 64 anni è risalito al 54%. La maggiore offerta di lavoro si è riflessa anche in un aumento delle persone in cerca di impiego: il tasso di disoccupazione è così rimasto stabile al 21,6%. Sulla maggiore partecipazione al mercato del lavoro ha influito il calo del numero di individui “scoraggiati”, cioè coloro che avevano smesso di cercare attivamente un impiego pur essendo disponibili a lavorare: tale condizione rimane comunque ancora molto diffusa in regione, soprattutto tra le donne». La Banca d’Italia, inoltre, osserva che «la disoccupazione giovanile si è ridotta per il terzo anno consecutivo ma rimane ancora nettamente superiore sia rispetto alla media nazionale sia nel confronto con i livelli che si registravano prima della crisi. L’incidenza della disoccupazione di lunga durata, che si ricollega alla ricerca di lavoro da oltre 12 mesi, è rimasta sostanzialmente stabile. Si è invece ridotto – conclude l’istituto – il numero di coloro che cercano un lavoro perché hanno perso di recente un impiego alle dipendenze”.

MAGGIORE INCIDENZA DELLA POVERTÀ La Calabria si caratterizza «per una maggiore incidenza della povertà e anche per una disuguaglianza dei redditi da lavoro superiore rispetto alla media delle regioni italiane». Nel capitolo dedicato alle famiglie, l’istituto annota che «nel 2018 la ripresa del reddito disponibile e dei consumi delle famiglie avviatasi nel 2015 è proseguita, sebbene con minore intensità. Nel 2017, ultimo anno di riferimento per i “Conti economici territoriali”, il reddito disponibile delle famiglie calabresi era pari, in termini pro capite, a circa 12,700 euro (18.500 in Italia). La crescita registrata tra il 2014 e il 2017 – sostiene Bankitalia – si è estesa anche al 2018, mostrando tuttavia un’intensità modesta: in base a nostre elaborazioni su dati “Prometeia”, riferite al totale delle famiglie residenti in regione, nel 2018 il reddito disponibile delle famiglie è aumentato dello 0,8% a prezzi costanti rispetto all’anno precedente. Alla ripresa dei reddito hanno contribuito positivamente soprattutto i redditi da lavoro. Secondo stime di “Prometeia”, nel 2018 è proseguita l’espansione dei consumi. Nel 2017 la spesa a media mensile di una famiglia calabrese di due persone, espressa in termini equivalenti, era pari a circa 1.730 euro, minore di un terzo rispetto alla media nazionale. Il 28% di tale spesa era destinato all’abitazione (manutenzioni, utenze, canoni di affitto), una quota inferiore alla media italiana. La  spesa per generi alimentari, pari per le famiglie calabresi al 25%, rappresenta invece una voce più rilevante in confronto al resto del paese». Secondo Bankitalia, inoltre, «in base ai dati Istat più recenti, relativi al 2017, la quota di famiglie calabresi in povertà assoluta, ovvero con un livello di spesa mensile inferiore a quello necessario per mantenere uno standard di vita minimo considerato accettabile, si attesta su livelli nettamente superiori al resto del Paese. Tra le misure di contrasto alla povertà, nel 2018 è stato introdotto il Reddito di inclusione (Rei). Secondo i dati dell’Inps i nuclei familiari regionali che nell’anno ne hanno usufruito sono stati circa 31.000, per un totale di circa 88.000 individui. L’importo medio mensile ricevuto da ciascuna famiglia è stato di 288 euro, corrispondente a circa un decimo del reddito disponibile medio per famiglia. Nel 2019 il ReI è stato sostituito dal Reddito di cittadinanza (Rdc). In base alle ultime informazioni disponibili relative alle domande presentate, il numero di percettori del Reddito di Cittadinanza potrebbe risultare più elevato rispetto al Reddito di inclusione, in virtù di criteri meno stringenti per l’accesso. Anche l’entità del trattamento dovrebbe risultare superiore».

DISUGUAGLIANZA DEI REDDITI DA LAVORO Proprio per una maggiore incidenza della povertà, la Calabria si caratterizza anche per una disuguaglianza dei redditi da lavoro superiore rispetto alla media delle regioni italiane.  Secondo le nostre stime, basate su un campione di famiglie in cui la persona di riferimento è in età da lavoro e non sono presenti pensionati, la disuguaglianza dei redditi da lavoro equivalenti è nettamente superiore in Calabria rispetto alla media delle regioni italiane (22 rispetto a 10). In linea con quanto avvenuto in Italia, la disuguaglianza – spiega Bankitalia – è sensibilmente aumentata in regione rispetto al 2009; solo negli anni più recenti, anche a seguito del miglioramento della dinamica occupazionale, si è registrata una parziale riduzione. Anche l’indice di “Gini” fornisce evidenza di una maggiore disuguaglianza del reddito da lavoro in Calabria rispetto alla media nazionale. Ciò riflette la quota più elevata di individui che vivono in famiglie senza reddito da lavoro, a fronte di un livello di disuguaglianza tra gli individui delle famiglie percettrici sostanzialmente in linea con resto del Paese». (mrg)







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