Talenti in fuga e giovani senza lavoro. Il “circolo vizioso” che blocca la Calabria

La ricerca della Svimez segnala criticità e propone soluzioni. «Un “network delle competenze” per riavviare lo sviluppo». Regione sempre più vecchia. Disoccupazione giovanile da record nel Cosentino: è al 70%

REGGIO CALABRIA «I giovani del Sud e della Calabria se ne vanno, studiano sempre meno e lo fanno altrove. Molte le ragioni, ma quella essenziale è la carenza strutturale di occasioni di lavoro qualificato. Le conseguenze? Un “circolo vizioso” di ulteriore indebolimento del sistema formativo e universitario meridionale, che invece di produrre trasformazioni virtuose finisce per “adagiarsi” su sistema produttivo e un contesto sociale indebolito e con scarsa capacità di innovazione». La sintesi della ricerca della Svimez presentata martedì a Reggio Calabria, non lascia troppo spazio all’ottimismo.
L’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno descrive un fenomeno che «priva la regione delle forze più giovani e qualificate, sulle quali fondare un solido processo di sviluppo economico, sociale e demografico». Propone, però, anche una soluzione: «Agire su più fronti per spezzare il “circolo vizioso” (non solo offerta, ma anche domanda) e riavviare processo di sviluppo: istruzione e produzione, trasferimento tecnologico e incremento della cultura dell’innovazione».
In questo quadro nasce la proposta di costruire una “rete dei talenti della Calabria per la Calabria: le “rimesse di know how”. «Occorre creare una “rete di talenti” – si legge nel rapporto –, su base volontaria, per favorire il trasferimento di conoscenze e buone pratiche, sfruttando i vantaggi delle reti telematiche e digitali. Occorre favorire le “rimesse di know how” per attivare flussi di capitale umano “alla rovescia” verso il Mezzogiorno. Alla luce dei risultati della ricerca, la Svimez propone la costruzione di una “rete dei talenti del Sud e per il Sud” con la finalità di favorire la diffusione di una cultura delle politiche di innovazione e della nuova imprenditorialità tecnologica e di sostenere giovani che vogliono restare o ritornare al Sud per dar vita ad una startup. Si tratta di una banca dati dei giovani “talenti” emigrati dal Mezzogiorno nel resto d’Italia o all’estero, nel corso degli ultimi decenni, che operano nel campo dell’innovazione tecnologica, ambientale, sociale e istituzionale. Un “network delle competenze” dovrà costituire, anche, lo strumento per permettere a coloro che vivono e lavorano fuori regione di “restituire” al proprio territorio, attraverso lo scambio di esperienze con chi invece è rimasto in Calabria, l’investimento che la regione stessa ha fatto per formare forza lavoro più qualificata».

CALA LA POPOLAZIONE Il 2017 è stato il primo anno in cui tutte le province della Calabria hanno avuto un calo della popolazione: perfino Crotone, che fino a un anno prima si era distinta per i suoi ritmi di crescita e una popolazione relativamente più giovane, mostra un primo segno di cedimento, con la popolazione ridottasi di 505 unità. Nelle altre province la popolazione si è ridotta con un’intensità più elevata rispetto all’anno precedente. Nel corso degli ultimi venticinque anni, in Calabria la dinamica della popolazione è stata scandita dalle nascite calate progressivamente dalle oltre 26 mila unità nel 1992 a meno di 16 mila nel 2017. La diminuzione è particolarmente elevate a Cosenza (-3.037 unità), e a Reggio di Calabria (-2.649), più modesta a Catanzaro (-1.520 abitanti) e Vibo Valentia (-730 abitanti). La provincia di Cosenza con 709 mila residenti, pari al 36,2% degli abitanti della Regione, resta la più popolata, seguita da quella di Reggio Calabria con 551 mila abitanti, e più distante Catanzaro con 361 mila abitanti, mentre una assai più modesta dimensione demografica caratterizza le province di più recente costituzione, Crotone e Vibo Valentia, con rispettivamente 175 mila e 161 mila residenti.

REGIONE SEMPRE PIÙ VECCHIA Nel 2017 sono nati in Calabria 15.679 bambini, 357 in meno rispetto all’anno precedente, l’ammontare più basso mai raggiunto dalla Calabria in oltre 150 anni di storia unitaria. La percentuale di persone con più con più di 65 anni è ancora inferiore alla media del Centro-Nord (20,9% contro 23,3%), ma superiore pur di poco al Mezzogiorno (20,5%). L’invecchiamento demografico nell’ultimo quarto di secolo in Calabria è avvenuto molto velocemente, e l’età media della popolazione è aumentata dai 35,9 anni del 1991 ai 43,9 del 2016. Tra le province calabresi, Cosenza mostra i segni di un più accentuato invecchiamento della popolazione (44,6 anni), la provincia di Crotone risulta dal punto di vista demografico la più giovane, con un’età media di 42,2 anni.

MIGRAZIONI IN CRESCITA Nel 2017 il saldo migratorio della regione è rimasto sui livelli raggiunti l’anno precedente con una perdita netta di 3.317 abitanti, Tutte le province della Calabria hanno presentato un saldo migratorio interno negativo, in accentuazione rispetto al 2016 e compreso, in termini assoluti, tra le meno 3.100 unità di Reggio Calabria e le meno 737 di Vibo Valentia. In termini relativi, Reggio Calabria continua a registrare un tasso migratorio interno particolarmente grave (-4,3 per mille). Dal Duemila hanno lasciato la Calabria poco meno di 113.600 residenti, trasferiti prevalentemente in una regione del Centro-Nord (98.000), ma anche all’estero (15.000) e molto meno in un’altra regione del Sud (meno di mille). Queste tendenze, secondo le previsioni dell’Istat, nello scenario più prudenziale, implicherebbero per la Calabria una perdita tra il 2017 e il 2065 di quasi mezzo milione di persone (quasi un quarto di quella attuale). In Calabria il pendolarismo fuori regione coinvolge quasi 18 mila persone pari al 3,3% dell’occupazione. Di questi, circa 4.600 lavorano nelle altre regioni del Mezzogiorno, circa 11.600 lavorano nel Centro-Nord e circa 1.600 all’estero. Gli spostamenti in uscita dalla regione Calabria sono solo in minima parte compensati da movimenti in direzione contraria. Il saldo tra afflussi e deflussi è negativo per la regione come per tutte le regioni meridionali, con l’eccezione della Basilicata. Nel 2017, le regioni del Centro-Nord che presentano un più elevato grado di attrazione di lavoratori residenti in Calabria sono Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna.

LAVORO: NUMERI CONTRASTANTI Il prolungarsi, sia pur in rallentamento, dell’intonazione positiva dell’attività economica nel corso del 2018 ha parzialmente attenuato gli squilibri indotti dalla lunga fase recessiva sul mercato del lavoro. La Calabria si caratterizza per una ripresa incerta a sprazzi che prende vigore solo sul finire del 2016. Circa la metà dei 62 mila occupati persi nel corso della fase recessiva è stata recuperata. Il tasso di occupazione regionale si è attestato al 42,2% nel 2018. Il numero degli occupati nella media del 2018 in Calabria è risultato pari a 551 mila unità, circa 14 mila unità in più rispetto all’anno precedente, pari al +2,6%. L’aumento dell’occupazione riguarda di più gli uomini (+2,9% a fronte del +2,2% delle donne). Continua a crescere per il secondo anno consecutivo l’occupazione giovanile fino a 34 anni (+12,4%, +4,9 nel 2017) in crescita anche gli occupati con 50 anni e più (+2,8, +4,1% nel 2017). Gli occupati dipendenti aumentano dell’1,9% mentre la componente autonoma continua a crescere decisamente per il secondo anno consecutivo (+4,8%). Tra i dipendenti flettono gli occupati a tempo indeterminato (-3,6%) mentre crescono in misura accentuata quelli con contratto temporaneo (+21,3%). Il lavoro a tempo pieno continua a crescere (+2,9%) mentre aumenta il part time (+1,6%), quello involontario è in moderata crescita in Calabria (+0,1%). Nella regione l’agricoltura ha un andamento decisamente positivo, più moderata la crescita nei servizi, mentre si assiste a una flessione nell’industria. Aumenta del 7,7% l’occupazione agricola, del 2,5% quella dei servizi mentre flettono dello 0,9% gli occupati dell’industria.
La flessione dell’occupazione in Calabria si è combinata con un incremento marcato delle persone in cerca di occupazione, salite da circa 80 mila nel 2008 a 152 mila nella media del 2018. Il tasso di disoccupazione si è attestato al 21,6% nel 2018. Circa 178 mila sono i giovani calabresi tra i 15 ed i 34 anni che non lavorano e al tempo stesso sono fuori dal sistema formativo (i cosiddetti Neet): la loro incidenza sul totale della popolazione in età corrispondente era nel 2018 al 39,3%. Di questi 65 mila sono in cerca di occupazione mentre 113 mila non cercano o cercano non attivamente perché ritengono che non ci siano opportunità di trovare un lavoro adeguato. Il 60% di questi giovani è diplomato o laureato. Nel corso della crisi è aumentato di circa il 38% il numero di giovani con elevato livello di istruzione che non lavora e non studia.

I DATI DALLE PROVINCE Nell’ultimo anno sono cresciuti decisamente gli occupati in provincia di Cosenza, di Catanzaro e soprattutto Reggio Calabria. Agricoltura e servizi spiegano la ripresa in provincia di Cosenza. Sempre i servizi crescono decisamente in provincia di Catanzaro mentre restano fermi in provincia di Reggio Calabria dove aumentano in misura accentuata agricoltura e industria. La disoccupazione è molto elevata in tutte le province. Nel 2018 il tasso di disoccupazione più elevato si rileva a Crotone (27,6%) e il più basso in provincia di Vibo Valentia (14,9%). Particolarmente grave è la disoccupazione giovanile (15 – 24 anni) che in provincia di Cosenza si avvicina al 70%. Nelle altre province il tasso di disoccupazione giovanile è elevato ma in forte calo nell’ultimo anno: in provincia di Reggio Calabria si attesta al 52%, era al 60% nel 2017, Vibo Valentia registra il valore più basso 23,9%, era al 38,1% l’anno precedente.

SISTEMA MODA Nel sistema moda sono presenti oltre 100 imprese con oltre 100.000 euro di fatturato. Da segnalare il caso positivo di 6 imprese artigiane terziste di Cetraro, costituite da ex operai e tecnici dello Stabilimento Faini, chiuso negli anni ‘70 e poi rilevato da altri imprenditori, ma ora chiuso da tempo. Queste micro/piccole imprese producono parti di maglieria dei capi di Harmont&Blaine e di altri marchi famosi. Producono circa 100.000 capi anche se ne producevano di più prima della crisi.

FILIERA DEL LEGNO Nella filiera del legno-arredo già operano 1.500 imprese con circa 3.200 addetti, il cui fatturato è il 7% del totale del settore manifatturiero e rappresentano il 13% delle imprese. In Calabria si importa il legno soprattutto dall’Austria che riesce a far arrivare prodotti a prezzi molto competitivi, per la presenza di grandi impianti multifunzionali. Il saldo commerciale è negativo per oltre 28 milioni nel settore legno e per circa 4 milioni nel settore arredo. Si esporta per 3,3 milioni nel settore legno e per 4,3 milioni nell’arredo. Sono in corso progetti di ricerca per valorizzare piante, come il castagno, il faggio, l’abete bianco, ma anche la ginestra, una pianta spontanea che cresce in tutto il Mediterraneo. Nel solo Parco dell’Aspromonte sono stati censiti e localizzati 5.000 ettari di ginestreti. In Sila la ginestra è una pianta infestante.

IMPRESA SOCIALE Nel campo delle imprese sociali, è da segnalare il caso di Goel, un consorzio di cooperative promosso da Monsignor Bregantini, vescovo di Locri dal 1994 al 2007. Operano nell’area dell’Aspromonte nel campo dell’agricoltura biologica, della cosmetica, dell’assistenza sociale e della moda etica, dimostrando che è possibile avviare iniziative di successo anche nello zone più difficili coinvolgendo anche numerosi giovani.

ISTRUZIONE Gli early leavers calabresi sono circa 25 mila pari al 16,3% dei giovani 18-24enni. Il risultato della Calabria è essenzialmente dovuto alle giovani calabresi di cui solo il 10% circa abbandona gli studi mentre il dato degli uomini è in linea con la media meridionale (21,8%).
Gli iscritti all’università residenti in Calabria nell’anno accademico 2017-18 sono stati circa 71 mila, intorno al 46% dei giovani tra i 19 ed i 25 anni residenti nella regione. Consistente è il tasso di emigrazione degli studenti calabresi nelle regioni del Centro-Nord (intorno al 31%) superiore a quello medio delle regioni meridionali (26% circa). Solo il 55% (circa 39 mila) dei residenti studia in atenei della Calabria.

BENI CULTURALI E AMBIENTALI I visitatori in Calabria sono stati 489.202 nel 2017 con un decremento dell’1,82%, contro un aumento del 10,7% a livello nazionale. Eppure esistono notevoli potenzialità di crescita: al Museo di Reggio ci sono stati 216.000 visitatori, ma al museo archeologico della Sibaritide addirittura solo 12.105 e al Parco archeologico della Sibaritide 7.462. Nel settore del turismo e della valorizzazione di centri storici è da segnalare l’esperienza positiva di Belmonte, sul Tirreno in provincia di Cosenza, dove sono state ristrutturate autonomamente case da alcuni proprietari ed è stato creato un paese albergo che riesce ad attrarre turisti anche nella bassa stagione. Così come stanno avendo un notevole incremento soprattutto le aree intorno all’aeroporto di Lamezia, come quella di Tropea-Vibo, meta di molti turisti stranieri e non solo italiani. Casi di successo anche in comuni del Parco del Pollino come Civita, dove negli ultimi anni hanno aperto vari B&B e ristoranti tipici. New York Times ha inserito la Calabria tra le 50 mete del 2017, con motivazioni prettamente gastronomiche.







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