Telecamere in tilt e fuga in taxi, una rete di connivenze per la fuga di Morabito

Il narcos di Africo evaso da Montevideo ha approfittato del fatto che la videosorveglianza del carcere fosse spenta per manutenzione. Poi si è separato dagli altri tre fuggiaschi (che sono stati catturati). Ma potrebbe essere ancora in Uruguay, dove può contare su appoggi pesanti

Non aveva scelto a caso il Paese in cui, dopo un quarto di secolo di latitanza, lo hanno scovato nel 2017 mentre soggiornava in un hotel di lusso. Rocco Morabito, il “re” della cocaina che ha lasciato Africo da giovane per “conquistare” Milano e poi il mondo, avrebbe in Uruguay un’estesa rete di connivenze che gli ha permesso, nella tarda serata del 23 giugno scorso, di evadere dal carcere di Montevideo, evitando così l’estradizione che si attendeva in Italia affinché scontasse una condanna a 30 anni di galera. Proprio lì, dove Morabito ha iniziato – presumibilmente tra il 2006 e il 2007 – la sua seconda vita da latitante, il boss del narcotraffico è tornato uccel di bosco confermando la diversa caratura criminale rispetto agli tre che sono evasi con lui e che sono stati infatti catturati dopo pochi giorni. Morabito aveva pianificato la sua evasione ma – stando a «fonti qualificate» di cui scrive il Corriere della Sera – avrebbe sfruttato un’occasione capitata all’improvviso. Il narcos di Africo temeva l’estradizione e quindi «aveva oliato il personale del carcere», ma poteva anche contare su «un’ampia squadra di avvocati», sulle «protezioni di pedine pesanti dello stesso Uruguay» nonché su «una scappatoia legal-burocratica che addirittura prospettava il ritorno in libertà». Insomma la fuga per lui era un’opzione, ma non l’unica. Solo che quando le «guardie amiche» del carcere di Montevideo l’hanno avvisato che tra sabato 22 giugno e domenica 23, soprattutto nelle ore serali, le telecamere di videosorveglianza sarebbero state spente per lavori di manutenzione, Morabito ha preso i primi detenuti che ha trovato ed è sparito. «Ha superato porte appositamente “lasciate” aperte, ha scavalcato una recinzione, ha percorso la terrazza della galera e s’è ritrovato sul ballatoio del palazzo che confina col penitenziario». Così è iniziata la sua nuova fuga: da quel momento, le 23.30, fino all’allarme dato da una 70enne residente nel palazzo confinante, sono trascorse tre ore. I fuggiaschi nel frattempo si sarebbero spostati in taxi e poi, dopo aver chiamato rinforzi, si sarebbero separati. Il narcos di Africo potrebbe essersi diretto verso il Brasile o l’Argentina, dove le cosche hanno da tempo le loro pedine strategiche. Ma non è detto che non sia ancora in Uruguay: «Qui tace la criminalità – rivela una fonte investigativa al Corriere – e questo è un silenzio inusuale; è la conferma che il ricercato potrebbe ancora essere nei dintorni». (spel)







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