Calabria, la povertà non va in vacanza

Nella regione la più alta percentuale di persone in difficoltà. Reddito di cittadinanza e altre misure non bastano. Romeo: «Fondi fermi per mancanza di rendicontazione dei Comuni»

di Roberto De Santo
È l’estate la stagione più difficile per la fetta di popolazione che soffre di più. E non certamente per il caldo. Quella che non riesce neppure ad arrivare alla seconda settimana, rasenta la povertà ed è costretta a vivere di espedienti per tirare avanti. Sono per lo più famiglie con figli a trovarsi in queste drammatiche condizioni. I dati dei principali osservatori, Istat in testa, confermano questo quadro desolante. In cui la Calabria recita la parte più triste: da anni ha il primato per la percentuale più alta della popolazione a rischio di povertà relativa (parametro che considera povera una famiglia di due persone adulte con un consumo inferiore a quello medio pro-capite nazionale, ndr).
Secondo l’ultimo report sulla “Povertà” dell’Istat nel 2018 oltre tre calabresi su dieci (30,6%) si trovano in questa condizione. Un dato in netto miglioramento rispetto all’anno precedente quando il tasso di incidenza della povertà relativa tra i calabresi era di circa 5 punti percentuali in più. Ma pur sempre ampiamente al di sopra della media nazionale ferma all’11,8 per cento e finanche a quello del Mezzogiorno (22,1%).
Un dato che fa il paio con quello sui minori a rischio povertà o esclusione sociale. Stando sempre alle ultime stime dell’Istat – riportate anche nel report della Cgia di Mestre -, circa un minore su due nella regione versa in questa situazione. Per l’esattezza il 49,5% della popolazione di età inferiore a 18 anni. Si tratta cioè di una massa di 158.484 minori che vive senza avere certezza del presente e dunque incapace di programmare il futuro. Una massa che pesa sulle famiglie rendendole per questo ancora più fragili.
Una platea che neppure l’introduzione del reddito di cittadinanza riesce a scalfire. Almeno a giudicare dal numero di domande pervenute dalla Calabria. “Appena” 70.300 domande risultano presentate agli uffici Inps per ottenere questo strumento di sostegno al reddito. Una goccia, appunto, rispetto al mare di bisogno che si registra in Calabria. Un’intera fetta di popolazione – composta anche dai nuovi poveri che la recessione ha tagliato fuori dai processi produttivi – a cui non rimane che rivolgersi alle associazioni di volontariato, alla chiesa e alle strutture della Caritas per ottenere almeno il minimo di sostentamento. Spesso si tratta di un pasto caldo o di un kit di beni di primissima necessità per garantirsi la sopravvivenza quotidiana.
Beni che provengono soprattutto da strutture come il Banco alimentare, la fondazione leader in Italia nella raccolta di generi alimentari e nella loro redistribuzione alle sedi caritatevoli presenti in tutto il Paese e dunque anche in Calabria.
Beni che soprattutto in estate divengono ancor più difficili da reperire e distribuire a chi ne ha bisogno.
Si tratta di pensionati, famiglie monoreddito, giovani coppie con figli, ragazze madri e persone sole che hanno perduto il lavoro a causa della recessione in atto a cui la famiglia d’origine non riesce più a garantire il minimo di sostentamento. Un esercito della disperazione che preme alle porte dell’ultimo avamposto garantito dalla galassia del Terzo settore.
I NUMERI Per comprendere lo stato di disaggio in cui versa la popolazione calabrese, basta leggere alcuni dati. Tra questi quelli contenuti nel “Rapporto sul benessere equo e sostenibile” (Bes) – realizzato dal Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel) e dall’Istat – che fotografa ogni anno la qualità della vita delle famiglie italiane. Ebbene, in questo report, costantemente la Calabria viene relegata agli ultimi gradini per quanto attiene gli indicatori che misurano il benessere economico. La regione è ultima per reddito medio disponibile (12.656 euro pro capite) contro il dato medio di 18.505 euro. Decisamente molto distante dalla disponibilità delle famiglie che vivono nel nord Italia (21.690 euro). Così ne deriva che circa 14 calabresi su cento versano in condizione di grave deprivazione materiale e oltre 12 vivono quotidianamente in uno stato di grande difficoltà economica.
Alla base di questa diffusa povertà certamente la mancanza di lavoro visto l’indicatore che valuta la percentuale di persone che vivono in famiglie che hanno lavorato poco durante l’anno in Calabria: 22,4 per cento della popolazione si trova in questo stato. Incapaci cioè di produrre reddito sufficiente per garantirsi il pieno sostentamento. Ne è testimonianza anche il tasso medio di occupazione: è appena al di sopra del 44 per cento.
GLI INTERVENTI IN ATTO Con l’avvento del Reddito di cittadinanza (Rdc) il governo ha mandato in soffitta il Reddito di inclusione (Rei), la misura varata dal precedente esecutivo per contrastare quanti versavano in uno stato di povertà assoluta. Ma entrambe le misure non sono riuscita a ridurre le sacche di disaggio visto che non hanno intercettato la vasta platea di calabresi che versano in condizioni di difficoltà. Basti considerare che sia il Rei prima sia il Rdc dopo non hanno raggiunto i numeri che si attendevano tanto che è allo studio già una modifica della riforma voluta dal Governo giallo-verde.
In Calabria anche la Giunta regionale ha avviato un proprio piano di contrasto alla povertà. Con la delibera n.381 dell’agosto del 2018, in particolare, l’esecutivo ha approvato il “Piano regionale 2018-2020 per la lotta alla povertà”. Un pacchetto di misure per potenziare i servizi a favore dei meno abbienti e nel contempo per favorire l’inclusione sociale di quanti non arrivano a fine mese. Un piano da circa 37 milioni di euro che risulta purtroppo ancora insufficiente ad affrontare un dramma sociale così diffuso.
ROMEO: «FONDI FERMI PER LA MANCATA RENDICONTAZIONE DEI COMUNI»
«Con l’arrivo dell’estate, la situazione diviene più drammatica per le persone che vivono nel disaggio. Le città si svuotano e spesso chi va via trascura quanti restano nell’afa dei centri urbani. Finanche i parenti». Gianni Romeo (foto) direttore generale del Banco del Banco alimentare calabrese descrive così quella che definisce «l’emergenza nell’emergenza».
«In questo periodo – racconta – così il nostro apporto diviene ancor più determinante per affrontare in qualche modo le tante situazioni che quotidianamente riguardano “i meno fortunati”». Una rete capillarmente distribuita in Calabria quella della Fondazione – quest’anno in Italia al suo 30esimo anno di vita – che permette di assistere su tutto il territorio regionale oltre centomila persone (esattamente 107.826, nel 2018) che si trovano in grave difficoltà economica.
Nel 2018 i volontari del Banco alimentare hanno raccolto oltre cinquemila tonnellate di prodotti (5.112 tonnellate) e li hanno ridistribuiti alle 549 strutture caritative convenzionate. Si tratta per lo più di prodotti alimentari – provenienti in gran parte dall’Agea ma anche dai canali della Grande distribuzione – che nel 2018 hanno raggiunto un valore commerciale di oltre 8,8 milioni di euro. «Nonostante l’introduzione del Reddito di inclusione prima e poi quello di cittadinanza – dice Romeo – le richieste di aiuto aumentano. Accanto ai casi “storici” si sommano quanti si sono trovati all’improvviso senza reddito». Sono i nuovi poveri, quelli che la crisi economica ha messo alla porta.
«Per fronteggiare questa emergenza – spiega Romeo – stiamo portando avanti da tempo una campagna contro gli sprechi alimentari». Il presidente regionale del Banco alimentare illustra l’iniziativa promossa assieme al «Comune di Cosenza, all’Unical e ad una multinazionale della Grande distribuzione presente in città». «Si tratta di un modello di lotta agli sprechi unico nel Sud Italia – spiega -. I punti vendita che adotteranno questo modello (basato sulla consegna al Banco alimentare delle scorte di prossima scadenza o che presentano piccoli difetti nell’imballaggio) potranno usufruire di sgravi fiscali sulla Tarsu. Un sistema che vorremo poi trasferire anche ad altri comuni calabresi». Ma Romeo segnala anche la convezione sottoscritta sempre a Cosenza per offrire servizi ai meno abbienti che rimangono in estate in città. «Abbiamo firmato un accordo con Asp e i centri di volontariato del capoluogo – dice – per garantire servizi di assistenza gratuita per fronteggiare varie emergenze. Ad iniziare da quelle sanitarie».
Infine il presidente regionale del Banco alimentare denuncia una pratica in Calabria che definisce «un paradosso». «I fondi per contrastare la povertà in Regione esistono – afferma a questo proposito – ma spesso non vengono spesi per la mancanza di progettualità degli enti locali che dimenticano anche di rendicontare le iniziative avviate. Così le risorse rimangono chiusi nei cassetti. Nonostante la drammatica situazione che vivono molte famiglie calabresi». (r.desanto@corrierecal.it)







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