I reflui del depuratore di Catanzaro scaricati nel fiume Corace, tre indagati

Chiuse le indagini nei confronti del direttore tecnico della Soteco spa, del direttore tecnico operativo per l’impianto di depurazione e del Rup del servizio di manutenzione dell’impianto. Secondo l’accusa effettuavano dolosamente lo scarico delle acque non trattate direttamente nel corso d’acqua

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO
I reflui entravano e uscivano dal depuratore di località Verghello, nel Comune di Catanzaro, così com’erano, senza essere trattati, e finivano direttamente nel fiume Corace. Le acque inquinate dai reflui urbani non venivano sottoposte a nessun ciclo di depurazione superando i parametri di accettabilità cod, bod 5, azoto ammonicale, sst ed escherichia coli. Senza contare la presenza di cassoni-container stracolmi di fanghi centrifugati presenti all’interno dello stesso impianto.
 Di avere avere trasgredito le norme in materia ambientale, sono accusati Angelo Naspro, 42 anni, direttore tecnico della Soteco spa, Domenico Augruso, 33 anni, direttore tecnico operativo per l’impianto di depurazione di località Verghello del Comune di Catanzaro per conto della Soteco spa, e Franco Greco, 64 anni, responsabile unico del procedimento in ordine al servizio di manutenzione dell’impianto. Secondo l’accusa mossa dalla Procura di Catanzaro, che ha notificato agli indagati la chiusura delle indagini vergata dal sostituto procuratore Stefania Paparazzo, Nasprato, Augruso e Greco «effettuavano e dolosamente mantenevano uno scarico di acque reflue urbane che in uscita dal suddetto impianto di depurazione venivano scaricate nel corpo recettore costituito dal fiume Corace senza essere sottoposte ad alcuni ciclo di depurazione». Non solo. Secondo l’accusa i tre indagati «effettuavano in assenza di prescritta autorizzazione, attività di raccolta e deposito di rifiuti prodotti dal trattamento di depurazione delle acque reflue urbane dell’impianto sito in località Verghello del Comune di Catanzaro; in particolare venivano raccolti e depositati in tre cassoni-container (delle dimensioni di 6 metri per 2,50 metri per 2,50 metri) fanghi centrifugati avviabili allo smaltimento per circa 100 metri cubi, così superando il limite quantitativo previsto per il “deposito temporaneo”» dal decreto per le norme in materia ambientale. Tali fatti sono stati accertati dagli inquirenti il 24 gennaio 2018.
I tre indagati hanno ora 20 giorni di tempo, prima della richiesta di rinvio a giudizio, per produrre memorie difensive e chiedere di essere sentiti dai magistrati. (a.truzzolillo@corrierecal.it)







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto