«Gianco», l’imprenditore calabrese citato nell’audio del caso Russia-Lega

Bruno Giancotti è originario di Serra San Bruno e vive da trent’anni a Mosca. Tre persone non identificate lo menzionano durante l’incontro con Gianluca Savoini, l’uomo finito al centro della vicenda sui presunti finanziamenti di Mosca al partito di Salvini. Ma lui assicura: «Di questa storia non so assolutamente nulla»

Nelle trascrizioni che stanno facendo il giro del mondo è «Janko», ma in realtà si chiama Bruno Giancotti, è calabrese (originario di Serra San Bruno, nel Vibonese) e da decenni vive a Mosca. Il suo nome era già stato accostato in passato a Matteo Salvini e, ora, nell’ormai famigerato audio pubblicato da Buzzfeed del colloquio all’hotel Metropole di Mosca che ha fatto scoppiare il caso dei presunti finanziamenti russi alla Lega, il suo nome viene citato tre volte. «Sì – ha detto l’imprenditore a La Stampa – Gianco è come mi chiamano gli amici qua, ma di questa storia non ne so nulla». A «Gianco», ricostruisce il quotidiano torinese, fanno riferimento tre persone non identificate che, nel colloquio a cui partecipa anche Gianluca Savoini (considerato uomo vicino a Matteo Salvini e indagato dalla Procura di Milano in un’inchiesta per l’ipotesi di corruzione internazionale), parlano tra loro in russo. Giancotti dice a La Stampa di non sapere nulla di quell’incontro né di chi fossero i presenti. Ammette di aver incontrato Savoini il giorno precedente durante l’assemblea di Confindustria Russia, e anche di aver accompagnato spesso Savoini e il suo «socio» Claudio D’Amico – anche lui membro dell’associazione Lombardia-Russia, attualmente consigliere di Matteo Salvini a Palazzo Chigi – ad incontri con politici e imprenditori russi. «Sono qua da 33 anni, quando sono arrivato c’era ancora l’Urss, pensi un po’. È ovvio che conosco molta gente. Ieri parlavamo di Malofeev (il riferimento è a un precedente articolo sull’oligarca Konstantin Malofeev, ndr) quando l’ho conosciuto non era ancora ricco, si figuri», dice Giancotti al giornalista Gianluca Paolucci. «Eppure – scrive La Stampa – i tre russi si riferiscono a Gianco, sempre parlando tra loro in russo, quando c’è da chiarire passaggi diciamo “tecnici” dell’operazione. Ad esempio, discutendo di quale società interporre tra compratore (che nel colloquio sarebbe Eni, che però ha smentito, fin da febbraio scorso, di essere mai stata coinvolta in transazioni simili) e venditore per realizzare la transazione. “Gianco dice che idealmente dovrebbe essere una società che è nell’Unione europea”. Ancora, più avanti, l’argomento affrontato è come far arrivare il gasolio al compratore. Uno dei tre russi si rivolge agli altri due nella sua lingua madre e dice che “se il porto è Rotterdam, ci sarebbero dei costi più elevati a causa del fatto che ci sarebbe una commissione. Anche se Gianco dice che per loro il 4% va bene. Non ci sarebbero problemi”». Ma di ciò, e di tutto quello di cui stanno parlando i media di mezzo mondo, dalle ipotetiche trattative Russia-Lega ai presunti affari che riguardano il gasolio russo, l’imprenditore calabrese ripete più volte di non sapere assolutamente niente. «Magari è qualcuno che mi ha chiesto un consiglio su come fare certe operazioni ma così in generale», spiega infine Giancotti, che ripete: «Non c’entro nulla con questa storia». (spel)







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