Porto di Catanzaro, pontili senza collaudo: cinque indagati e un sequestro preventivo

Trentotto moduli su 40 non sarebbero a norma. Falsi verbali di visita e collaudo. I tentativi di rimettere le cose a posto e le “bacchettate” del gip ai mancati interventi del Comune

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO
Il gip di Catanzaro Pietro Caré, accogliendo la richiesta della Procura, ha disposto il sequestro preventivo di 38 moduli di pontile installati dalla Navylos srl nel porto di Catanzaro Marina. Tali moduli non sono stati sottoposti a collaudo. Ventotto di questi sono stati prodotti dalla Sud Metallica srl e 10 dalla Walcon Marine. Il sequestro interessa anche altre opere inserite in un’area di circa 120 metri quadrati che sarebbe stata occupata abusivamente perché non ricompresa nella concessione demaniale marittima numero 116 dell’11 agosto 2016 e nelle sua successive estensioni.

INDAGATI Cinque sono gli indagati nel procedimento che ha portato al decreto di sequestro preventivo: Giuseppe De Angelis, 52 anni di Piano di Sorrento, collaudatore nominato dal Comune di Catanzaro – settore Patrimonio; Matteo Andreacchio, 41 anni, di Catanzaro, direttore dei lavori; Raoul Mellea, 40 anni, di Catanzaro, legale rappresentante e amministratore unico della Navylos; Pierpaolo Pullano, 52 anni di Catanzaro, direttore dei lavori; Maurizio Benvenuto, 59 anni, di Sellia Marina, collaudatore nominato dal Comune di Catanzaro, settore Patrimonio.
FALSITA’ IDEOLOGICA De Angelis, Mella e Andreacchio sono accusati di due ipotesi di falsità ideologica in concorso perché avrebbero certificato il collaudo tecnico dei pontili ricompresi nei lotti 1 e 2 dello specchio d’acqua del porto di Catanzaro Marina e ricompresi nella concessione demaniale marittima rilasciata dal Comune di Catanzaro alla Navylos srl. De Angelis attestava che «i lavori sono stati eseguiti secondo gli atti e le prescrizioni progettuali e le condizioni contrattuali (…) a regola d’arte impiegando materiali che rispondono alle prescrizioni contrattuali e alle indicazioni della Direzione lavori». Nei verbali di visita e collaudo del 15 settembre 2017 e 18 marzo 2017, (sottoscritti anche da Andreacchio e Mellea) avrebbero dichiarato falsamente di avere esaminato la documentazione pervenuta dalla ditta installatrice per il tramite della direzione lavori, corredata di adeguate schede tecniche e certificati di collaudo da parte delle case produttrici laddove, in realtà, l’unica documentazione esibita dalla Navylos srl e visionata dal collaudatore era quella riguardante i soli moduli per pontili forniti da una ditta individuale (soli due moduli su 40).
Falsità ideologica anche per una ipotesi di reato che riguarda Benvenuto, Mellea e Pullano. Anche in questo caso il collaudatore, con concorso con gli il legale rappresentate della Navylos e il direttore dei lavori, certificava il collaudo del pontile (questa volta il numero 4) e dichiarava falsamentenel verbale di visita e collaudo del 28 luglio 2017 (sottoscritto anche da Mellea e Pullano) la corrispondenza tra documentazione di progetto e materiali posto in opera laddove, in realtà, l’unica documentazione esibita dalla Navylos srl e visionata dal collaudatore era quella riguardante i soli moduli per pontili forniti da una ditta individuale (soli due moduli su 40).
OCCUPAZIONE ABUSIVA Raoul Mella, inoltre, è indagato perché avrebbe occupato abusivamente – posizionando corpi morti per ormeggio di pontile – uno spazio di 120 metri quadri non ricompreso nello specchio d’acqua del porto di Catanzaro Marina, come risulta dalla concessione demaniale marittima.
LE INDAGINI DELLA GUARDIA COSTIERA Le indagini nascono da un esposto presentato da Antonio Macrina, già legale rappresentante della Sud Metallica, produttrice di 28 dei 40 moduli di pontili galleggianti installati dalla Navylos. Macrina riferiva il fatto di non avere mai consegnato alla Navylos la documentazione tecnica necessaria per il collaudo di questi pontili. Secondo le indagini portate avanti dalla Guardia costiera e coordinate dalla Procura di Catanzaro sarebbe emersa la falsità di tre verbali di visita e collaudo. Della carenza documentale, secondo l’accusa e anche secondo il gip, sarebbero stati «pienamente consapevoli» i cinque indagati.

L’IPOTESI DI FALSO VENTILATA DAL GIP E Ci sono altre due persone – che al momento non risulta siano indagate – per le quali il gip Caré ipotizza «una condotta di falso». Sono Gennaro Pierino Mellea (fratello di Raoul Mellea), che è subentrato a Macrina quale amministratore della Sud Metallica, e l’ingegnere Giancarlo Megna che ha firmato una verifica strutturale per la Sud Metallica. Ma procediamo con ordine. Quando sono partite le indagini, Gennaro Mellea ha prima indirizzato al Comune e alla Guardia costiera, il 30 luglio 2018, una dichiarazione attestante la regolarità dei pontili e l’assenza di pericoli per la sicurezza pubblica. In seguito, il 4 agosto 2018, ha inoltrato alla Navylos e alla Guardia costiera una dichiarazione di conformità dei pontili sulla base della verifica strutturale di Megna. Nel mese di dicembre, però, Antonio Macrina ha esibito alla Guardia costiera tutta la documentazione tecnica relativa ai pontili prodotti dalla Sud Metallica. Dal confronto tra le due verifiche strutturali, scrive il gip, «emergono discrasie talmente importanti da far ipotizzare anche a carico di Mellea (Gennaro, ndr) e Megna una condotta di falso».
L’INERZIA DEL COMUNE Il gip non lesina “bacchettate” anche nei riguardi del Comune di Catanzaro – settore Patrimonio, il quale quando il 30 luglio 2018 ha ricevuto la dichiarazione del nuovo amministratore della Sud Metallica «non risulta abbia provveduto in autotutela a verificare la correttezza dell’iter di collaudo nonostante l’anomalia dell’invio, ad oltre due anni dall’installazione, di una dichiarazione di conformità senza la quale, evidentemente, il collaudatore nominato dallo stesso Ente non avrebbe potuto certificare la regolarità tecnico-amministrativa dei pontili».
«ANCORA IN ATTESA DELL’ISTRUTTORIA ATTIVATA» «Precisamente un anno fa, attraverso una nota diramata a tutti gli organi di stampa, i vertici dell’amministrazione comunale dichiaravano pubblicamente di aver attivato una “attenta e rigorosa verifica dell’iter che ha portato prima all’affidamento, poi alla proroga, del servizio pontili del porto di Catanzaro” – commenta la vicenda l’avvocato Antonio Lomonaco –. Nel concludere la prefata nota, costoro assumevano un impegno ben preciso dichiarando come “nel giro di qualche giorno daremo conto all’opinione pubblica di ciò che è stato fatto, assicurando chiarezza e le eventuali determinazioni del caso”. Orbene, nonostante siano decorosi ben dodici mesi da quella che temevamo fosse una mera dichiarazione di intenti, rimaniamo ancora in fiduciosa attesa di conoscere lo stato dell’istruttoria attivata, registrando però come medio tempore nulla sia inspiegabilmente cambiato sino all’odierno intervento da parte dell’organo giudiziario». (a.truzzolillo@corrierecal.it)







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