Riace, il dirigente della Prefettura: «Chiesi verifiche su una “parentopoli” nel progetto Sprar»

Prosegue con i testi d’accusa il processo “Xenia che vede imputati 26 persone tra le quali l’ex sindaco Mimmo Lucano. Sentiti due funzionari. «Permanenza dei migranti oltre il termine previsto dalla legge». Ma per la difesa una circolare del 2015 lo consentiva

LOCRI Martedì è stata la volta dei testi dell’accusa. Dopo l’udienza del 10 luglio scorso, durante la quale è stato ascoltato, come aveva chiesto, l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, martedì è stata la funzionaria della Prefettura di Reggio Calabria, Maria Grazia Surace, citata dall’accusa, a testimoniare oggi davanti ai giudici del Tribunale di Locri (presidente Fulvio Accurso) nel processo “Xenia” in cui figurano 26 imputati tra cui Lucano. Gli imputati rispondono a vario titolo di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, truffa e abuso d’ufficio sulla gestione dei progetti di accoglienza agli immigrati. E se il 10 luglio scorso, nel raccontare la storia di Riace, Lucano ha spiegato in un passaggio che durante la cosiddetta “Emergenza Lampedusa” «era la Prefettura a chiedermi di accogliere un sempre maggior numero di profughi, una funzionaria mi chiamava addirittura “San Lucano” E adesso, quello che mi è stato chiesto dalla Prefettura e dal ministero dell’Interno mi viene contestato?», la funzionaria Surace ha raccontato in aula che «la principale criticità emersa nel Cas di Riace è la permanenza dei migranti oltre il termine previsto dalla vigente normativa». Il progetto “Cas” si occupa della prima accoglienza dei migranti che avanzano richiesta di asilo e possono rimanere nei centri di accoglienza, dove vengono mandati dalla Prefettura in base a precisi accordi con le amministrazioni locali, fino all’accoglimento dell’istanza e fino alla decisione d’appello, altrimenti, in caso di asilo e permesso di soggiorno negati, devono essere considerati fuori dal Cas e inviati nel progetto di secondo livello denominato “Sprar”. La difesa Lucano, composta dagli avvocati Antonio Mazzone e Andrea Daqua, ha rilevato l’esistenza di una circolare del febbraio del 2015 che riteneva legittima la permanenza nel Cas dei soggetti aventi diritto che non transitavano nello “Sprar” per mancanza di posti. Dopo la funzionaria della Prefettura il collegio ha sentito il dirigente dell’ufficio contratti della Prefettura di Reggio, Salvatore Gullì, il quale ha ricostruito gli esiti di un’ispezione sollecitata dall’ex sindaco Lucano al prefetto a seguito della visita dei funzionari dell’ufficio centrale dello Sprar. Il teste ha evidenziato diverse criticità che, a suo avviso, sono emerse nel corso dei controlli, e ha riferito di aver avanzato una precisa richiesta ad un dirigente del commissariato della Polizia di Stato di Siderno al fine di verificare la presenza di una eventuale “parentopoli” nelle assunzioni del progetto Sprar. La successiva verifica, trasmessa via mail allo stesso Gullì, ed emersa per la prima volta all’udienza di oggi, ha accertato, secondo quanto ha evidenziato Gullì, che effettivamente alcuni dipendenti delle associazioni presenti a Riace erano prossimi congiunti con alcuni amministratori locali. Secondo gli avvocati di Lucano si tratta, tuttavia, di un numero contenuto di casi. Il processo è stato aggiornato all’11 settembre prossimo.







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