Il “Crimine” dei due mondi

Nell’operazione “Canadian ’Ndrangheta Connection” emerge la nuova struttura dei clan di Siderno. E non ha confini nazionali. Lombardo: «Il nome non è mai casuale»

SIDERNO C’è un pezzo d’Italia oltreoceano. Ed è l’Italia peggiore. La ‘ndrangheta si è presa un’intera regione del Canada e ne ha fatto un suo territorio, affidato ad un organismo intermedio a cui oggi la Dda è riuscita a dare un nome e un volto (ne abbiamo parlato qui). Si chiama Crimine di Siderno e non conosce confini geografici. È operativo ed ha facoltà di intervenire tanto in Italia come in Canada, perché presente in entrambi i Paesi, per questo le sue decisioni, anche quando si riunisce oltreoceano, hanno effetto anche in patria.
QUESTIONE DI NOMI «I nomi nella ‘ndrangheta non sono mai casuali» dice il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, che insieme ai pm Simona Ferraiuolo e Giovanni Calamita ha diretto l’indagine, coordinata dal procuratore capo della Dda, Giovanni Bombardieri. «Questa struttura viene chiamata il Crimine di Siderno non a caso. Dalle indagini sappiamo che accanto alla struttura “tradizionale” della ‘ndrangheta sono apparsi alcuni organismi intermedi, così come sappiamo che la denominazione di Crimine spetta al locale di vertice del mandamento».
RIVOLUZIONE CANADESE Un dettaglio non da poco che permette di comprendere come nel tempo si sia strutturata la presenza della ‘ndrangheta in Canada, territorio colonizzato dagli uomini dei clan fin dagli anni Venti del Novecento e in cui quanto meno dagli anni Cinquanta è accertata una presenza stabile dei grandi casati mafiosi calabresi. Una presenza ormai storica, che ha avuto necessità si strutturarsi. Già da tempo era stata accertata la presenza in Canada di strutture di coordinamento fra i locali chiamate “commissione” o “camera di controllo” di Toronto, ma adesso però si fa un passo in più.
SIDERNO E I SUOI UOMINI Da oggi, con l’inchiesta “Canadian ’Ndrangheta Connection”, si può affermare che la “camera di controllo” è stata istituita ed opera all’interno del Crimine di Siderno, come articolazione intermedia di ‘ndrangheta distaccata dal mandamento ionico reggino nella macro area ruotante attorno alla Regione dell’Ontario in Canada, ma indissolubilmente legata, alla provincia di Reggio Calabria. E del Crimine si iniziano a conoscere dettagli importanti, a partire da alcuni dei suoi esponenti, come Francesco Commisso “U Sceltu”, latitante in Canada, e Cosimo Figliomeni, nei giorni scorsi arrestato dalla polizia regionale di York nell’ambito di un’indagine gemella di quella della Dda reggina.
LA STRUTTURA A CAVALLO DI DUE MONDI Ma c’è un’altra acquisizione fondamentale. Il Crimine sidernese di cui la “camera di controllo” è figlia può riunirsi tanto in Italia, come all’estero, perché ha una una doppia componente: una italiana ed una canadese. Le sue competenze – è emerso dall’indagine “Canadian ‘Ndrangheta Connection” – sono ampie, non si limitano a macroquestioni strategiche, ma anche a problematiche più operative. Pur rapportandosi con la casa madre, la Società di Siderno e tramite questa con le strutture di governo della ‘ndrangheta tutta, «gode di ampia autonomia» sottolineano inquirenti e investigatori. «Quell’organismo in Canada oggi c’è ed opera e la sua presenza – spiega Lombardo – trasforma quel territorio in un’articolazione stabile di ‘ndrangheta».
SIDERNO INTERNATIONAL Un dato che involontariamente anche “il Mastro” Giuseppe Commisso, per lungo tempo ascoltato nella sua lavanderia Ape Green, ha involontariamente confessato. «Noi controlliamo 96 locali di ‘ndrangheta». Almeno nove – ne è certa la Dda – stanno in Canada. E proprio per questo – aggiunge il procuratore aggiunto – «il Crimine di Siderno è diverso, ha competenze internazionali che non ha nessuno». E magari, proprio in ragione di queste, un peso criminale che non ha nessuno.
BLOCKCHAIN CRIMINALE Non a caso, da “Gruppo di Siderno” com’era denominato in passato, è diventato “Crimine di Siderno”, con una componente italiana ed una canadese. Quando ci sia stato questo cambiamento e cosa abbia significato nei rapporti e affari gestiti fra i due continenti, ma – assicura il procuratore capo Giovanni Bombardieri – «le indagini sono finite e questa è solo una prima parte». Di certo, la base è chiara e solida perché quanto emerso prova come in Canada ci sia un nuovo mandamento, che è proprio il “Crimine di Siderno” a guidare. Funziona come una tessera di una blockchain criminale, una catena di blocchi che si sviluppa su una struttura sostanzialmente immutabile e non necessariamente a tutti conosciuta. È la colonna vertebrale delle valute virtuali e per gli inquirenti forse la fotografia più fedele della “forma” della ‘ndrangheta.
L’INDAGINE INTERNAZIONALE DI MUIA’ Non tutti gli affiliati la conoscono. Neanche quelli di rango più alto. Ma di certo Vincenzo Muià sapeva che per avere lumi sull’omicidio del fratello Mino, avrebbe potuto solo chiedere in Canada. Una questione di onore, orgoglio e ominità. Personale, perché – diceva ai suoi – «per mio fratello, quando so chi è stato, se riesco, me lo mangio pezzi a pezzi, quando sono sicuro, se riesco, sennò è capace che faccio la fine di mio fratello, ma non importa». Ma anche sollecitata da tutti i fedelissimi. «Il tuo lavoro – lo redarguivano, intercettati – oggi deve essere andare ad ammazzare gente, non andare a lavorare. Il lavoro tuo è uccidere persone. Devi trovare chi ha ucciso tuo fratello. Hai un impegno? Quale impegno? Non esiste».
IL SOSPETTO SUI SALERNO E LE RISPOSTE EVASIVE DEI CANADESI In Canada però, Muià non è per nulla certo di aver trovato una risposta credibile. Il suo sospetto è che la morte di Mino sia stata ordinata dai Salerno, un tempo cosca orbitante nella galassia dei Commisso, poi allineatasi agli storici rivali Costa per soddisfare le proprie ansie di emancipazione. Una decisione che Salvatore e Agostino Salerno hanno pagato con il sangue. E per la quale Vincenzo, il fratello superstite – ipotizza Muià – avrebbe potuto decidere di vendicarsi, uccidendo Mino Muià.
TRAGEDIA ALLA CALABRESE? Un’ipotesi che in Canada non trova le conferme necessarie. Al contrario, l’uomo sente puzza di “tragedia”, di messinscena. «Io non sono convinto – si confidava con uno dei suoi – Non so come spiegarti, allora, se devo ammazzare a uno non me ne fotte niente. Sono dieci e no undici. Però cambia che io, quando vado a “fare” a lui, devo sapere se lo faccio per mio fratello o per te. Devo farlo per mio fratello». Propositi che non sarà in grado di concretizzare, perché da questa mattina all’alba è in carcere con l’accusa di associazione mafiosa. Sull’omicidio del fratello, nonostante i goffi tentativi di sviare le indagini, nascondendo persino il telefono della vittima, la Dda sta lavorando. (a.candito@corrierecal.it)







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