Tirocinanti giustizia, emendamento bocciato crea apprensione

Persico (Cisal): «La Lega respinge in commissione alla Camera una norma che avrebbe aiutato tanti lavoratori calabresi»

CATANZARO La bocciatura in seconda Commissione Giustizia della Camera di un emendamento al decreto sicurezza 53/2019 rischia di creare gravi difficoltà ai tanti tirocinanti calabresi della giustizia. Lo denuncia Gianluca Persico, della segreteria regionale della Cisal. «Non riusciamo a comprendere – scrive Persico – quale “ratio” o circostanza, o addirittura atteggiamento abbia spinto i deputati relatori della Lega Nord appartenenti a una forza politica di maggioranza di Governo a respingere l’emendamento all’articolo 8 del testo di conversione del dl 53/2019 “Disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica” presentato dai deputati Barbuto Elisabetta e Grippa Carmela, che hanno redatto il testo dell’emendamento e appartengono anche loro alla maggioranza in quanto “Movimento 5 Stelle”. Probabilmente avranno prevalso altre logiche visto che non si è valutata fino in fondo l’importanza e l’impatto sociale che avrebbe avuto sui tanti tirocinanti che per anni, in barba a tutte le normative in materia di tirocini sono stati sfruttati e mai valorizzati per come in realtà prevedevano i programmi di formazione. Eppure l’emendamento – ricorda il dirigente della Cisal – era stato redatto in conformità alle vigenti disposizioni in materia di concorsi pubblici e mirava a valorizzare a titolo di punteggio aggiuntivo il periodo prestato come tirocinio senza disparità di trattamento». Persico aggiunge: «Ricordiamo a noi stessi in primis e soprattutto agli esponenti di governo che non hanno inteso la valenza del provvedimento, che circa 650 sono solo calabresi e negli uffici giudiziari della nostra regione forniscono un notevole apporto ai dipendenti di ruolo e ai dirigenti. Forse, per la prima volta, il Governo poteva procedere nella direzione giusta, rivoluzionare la pubblica amministrazione con personale già formato ma sottopagato e sfruttato, ma, evidentemente, hanno prevalso altre logiche che come organizzazioni sindacali non riusciamo, anche sforzandoci, a comprendere soprattutto – conclude il dirigente della Cisal – in un momento in cui il paese ha bisogno del senso di responsabilità».

 







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