Corruzione in Sardegna, indagato un manager di Lamezia

L’ex amministratore unico di Ecotec ed Econet avrebbe “trattato” per ottenere l’aggiudicazione di una gara d’appalto da 2,5 milioni di euro a Nuoro

LAMEZIA TERME Riguarda tre regioni – Sardegna, Abruzzo e Calabria – una vasta operazione della compagnia dei carabinieri di Ottana impegnati dalle prime luci del giorno nell’esecuzione di misure cautelari nei confronti di sei persone indagate, a vario titolo, per corruzione, falso e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. L’operazione “Il Sistema” interessa le province di Nuoro, Pescara, Catanzaro e Cagliari e coinvolge militari del comando provinciale nuorese e delle compagnie di Lamezia Terme e Pescara, entrati in azione, in particolare, a Ottana, Dorgali, Capoterra e Orosei. I provvedimenti restrittivi, disposti dal gip di Nuoro su richiesta della procura, sono l’esito di un’indagine che ha rivelato una rete di rapporti corruttivi tra pubblici ufficiali ed esponenti di alcune imprese. I dettagli saranno illustrati alle 11 in una conferenza stampa convocata a Nuoro, nella caserma del comando provinciale dei carabinieri.

L’IMPRENDITORE LAMETINO Tra gli imprenditori coinvolti c’è il calabrese Tonino Marchio, 53 anni, sottoposto a obbligo di dimora, all’epoca dei fatti amministratore di due società con sede in Lamezia Terme, nella zona industriale: la Ecotec e la Econet, specializzate nello smaltimento rifiuti. Marchio è accusato di corruzione perché dietro la promessa di somme di denaro e altre utilità avrebbe “trattato” per ottenere l’aggiudicazione di una gara d’appalto da 2,5 milioni di euro (finanziati dalla Regione Sardegna)  per la realizzazione di una piattaforma per il trattamento dei rifiuti promossa dal consorzio industriale della provincia di Nuoro. I fatti rilevati si sarebbero svolti tra giugno e luglio del 2017. E la presunta corruzione sarebbe intercorsa tra Marchio, il presidente del consorzio Pier Gavino Guiso e Salvatorico Mario Serra, direttore del consorzio.

L’INCHIESTA Agli arresti domiciliari sono finiti il presidente e il direttore generale del Consorzio nuorese, Pier Gavino Guiso e Salvatorico Mario Serra, entrambi sospesi dai pubblici uffici, con conseguente immediata interdizione a proseguire i rispettivi incarichi. L’obbligo di dimora è scattato, invece, oltre che per Marchio, 53 anni, per il consulente e mediatore di società del settore del trattamento dei rifiuti, l’ingegner Donato Sabatino, 49 anni, originario di Foggia, ma residente a Pescara; per il direttore generale della società Antica Fornace Villa di Chiesa (Bolotana, Nuoro), Antonio Busi, 59 anni, originario del Bergamasco, ma residente a Orosei (Nuoro) e per l’intermediario e consulente di quest’azienda, Luigi Zilli, 81 anni, originario di Piacenza ma residente a Capoterra (Cagliari).
In particolare, Guiso è indagato per turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, reato contestato anche a Marchio e Busi, e per istigazione alla corruzione (di cui sono accusati anche Zilli e Sabatino), mentre a Serra è contestato anche il reato di falso ideologico.

LE VICENDE Due le vicende finite nel mirino degli investigatori che stamane hanno eseguito le sei misure cautelari. I carabinieri avrebbero scoperto accordi collusivi per condizionare la scelta del vincitore della gara d’appalto che il Consorzio industriale provinciale (Cip) di Nuoro doveva bandire per realizzare una piattaforma per il trattamento dei rifiuti, finanziata dalla Regione Sardegna con 2 milioni di euro.
Inoltre, ai vertici del Cip gli inquirenti contestano di aver chiesto denaro per affidare a società di Tonino Marchio, imprenditore di Lamezia Terme, lavori di svuotamento e bonifica di una vasca contenente rifiuti speciali e anche l’appalto per la piattaforma. A mediare gli accordi illeciti – secondo l’accusa – sarebbe stato l’ingegnere e consulente Donato Sabatino.
L’altra vicenda oggetto dell’indagine riguarda i rapporti fra il Cip di Nuoro e la società Antica Fornace Villa di Chiesa, con sede a Bolotana (Nuoro), nella zona industriale. In questo caso gli inquirenti hanno rivelato un accordo illegale fra presidente e direttore del Consorzio e il direttore dell’azienda per evitare la gara pubblica di assegnazione, in concessione per 30 anni, di alcuni lotti di terreno, cui l’Antica Fornace era interessata per realizzarvi impianti di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile. A mediare la trattativa privata a esclusivo vantaggio dell’azienda sarda – secondo quanto emerso dalle indagini – sarebbe stato il procuratore dell’Antica Fornace, Luigi Zilli. In cambio del “favore” – sempre in base alle accuse – gli indagati del Cip contavano di ottenere l’assunzione, nell’azienda di Bolotana, di persone da loro segnalate. (aletru)







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