La relazione di Belcastro: «Criticità (e ritardi) nel Punto nascita di Cetraro»

Nota del dg del dipartimento Salute sulla tragedia in cui ha perso la vita Santina Adamo. Nell’incontro con i sindaci del Pollino il manager, però, difende la sanità calabrese: «Chi ha sbagliato pagherà, ma il 90% dei nostri operatori non può essere infangato, e si può morire di parto anche in Lombardia». E poi rivela: «Con Cotticelli c’è sintonia, nel nuovo Programma operativo non chiuderemo un ambulatorio»

CATANZARO «In Calabria ci si può curare». Il direttore generale del Dipartimento regionale Tutela della Salute, Antonio Belcastro, difende la sanità calabrese. Non è uno che ama esasperare i toni e alimentare lo sbaraglio, Belcastro, e lo conferma anche parlando alla manifestazione degli amministratori del Pollino convenuti oggi alla Cittadella per denunciare le emergenze territoriali della sanità. Il dg del Dipartimento Tutela della Salute non si sottrae al confronto e nemmeno alle sollecitazioni che dalla platea arrivano sulla vicenda della donna morta dopo il parto all’ospedale di Cetraro, e dice la sua. «Che ci siano problemi nella sanità calabrese l’ho sempre detto, ho anche detto – esordisce Belcastro – che il decreto Calabria non era la risoluzione ai problemi, e l’abbiamo visto, perché, nonostante gli sforzi e l’impegno del commissario Cotticelli, quel decreto manca di una fase transitoria e quindi c’è un limbo. Non voglio giustificare nessuno, non voglio giustificare i reggenti o i facenti funzione, ma voglio fare proposte. Sul fatto di Cetraro non voglio intervenire perché anche noi, e prima del ministro per la verità, abbiamo inviato il nostro team di rischio clinico, sabbiamo fatto fare valutazioni e verifiche: lì, se ci sono errori clinici, organizzativi e tecnici, chi ha sbagliato pagherà, ma non siamo noi a condannare le persone».

CETRARO: RITARDI E CRITICITA’ AL PUNTO NASCITA Ciò che il dg “anticipa” alla platea dei sindaci viene messo nero su bianco in una breve nota che ripercorre le mosse della Regione all’indomani della tragedia nella quale ha perso la vita la giovane madre di Montalto Uffugo. Ricorda che la Regione “si è immediatamente attivata, chiedendo una relazione dettagliata e inviando il proprio team “rischio clinico””. E che “quanto emerso sarà messo a disposizione della task force inviata dal Ministero e che sarà presente domani mattina 24 luglio, insieme ai referenti del Dipartimento Tutela della Salute”. In effetti, il dipartimento – secondo quanto riferisce il manager  “aveva già chiesto – nel febbraio scorso,sollecitata a maggio 2019 – la verifica dei requisiti del Punto Nascita, in modo da consentire al Comitato Regionale Percorso Nascita di poter chiedere, al Ministero della Salute, la deroga prevista dall’art. 1 del D. M. 11.11.2015 per mantenere in attività punti nascita con volumi inferiori ai 500 parti/annui, in considerazione delle condizioni oreogeografiche difficili ed alla luce dell’indice di natalità espresso dal territorio”. Davanti a questa richiesta, “solo in data 18 luglio l’Asp ha trasmesso il verbale della commissione, dal quale emergono alcune criticità, sia di carattere strutturale che organizzativo. Il Dipartimento ha, pertanto, invitato l’Asp – stigmatizzandone la mancata tempestività – a determinarsi, sulla scorta di quanto previsto dalle vigenti disposizioni in materia, a predisporre i provvedimenti previsti dalla Legge regionale n. 24 del 18 luglio 2008 “Norme in materia di autorizzazione, accreditamento, accordi contrattuali e controlli delle strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private”, con particolare riferimento all’art. 14 (Vigilanza e controllo)”. La relazione dell’Azienda, dunque, nonostante il sollecito, sarebbe arrivata soltanto il giorno successivo alla morte di Santina Adamo. La chiosa è scontata quanto dura: “Ovviamente se saranno individuate responsabilità non si faranno sconti a nessuno e chi dovesse avere sbagliato dovrà pagare”.

CHI HA SBAGLIATO PAGHERA’ Tornando al discorso davanti ad amministratori e cittadini dell’area Esaro-Pollino, Belcastro aggiunge: «Nella nostra regione, e lo dico a schiena dritta, non bisogna confondere, perché non tutti gli operatori sono eroici, non tutti gli operatori ci mettono l’anima, ma per un 10% che non fa il proprio dovere non possiamo infangare il 90% che fa enormi sacrifici e fa il proprio dovere. Nella nostra regione ci si può curare. E’ vero che si può morire anche di parto, non deve succedere e chi ha sbagliato pagherà, ma si muore di parto anche in Piemonte e in Lombardia, poi si veda perché si muore di parte. La Regione – sostiene il dg del Dipartimento Tutela della Salute – ci ha messo la faccia: dobbiamo trarre insegnamento dagli errori del passato, quello a esempio di chiudere gli ospedali senza avere le Case della salute, e per evitare gli errori del passato nel nostro Programma operativo – e su questo con il commissario Cotticelli c’è piena sintonia – abbiamo detto che non dev’essere chiuso nemmeno un ambulatorio, un ambulatorio o un ospedale si chiuderà quando avremo costruito un’alternativa. Noi non faremo quell’errore. E ricordo che, sotto la precedente gestione commissariale, siamo stati l’unica Regione in Italia che ha chiuso tutti i punti nascita che per legge dovevano essere chiusi perché sotto i 500 parti, ne abbiamo chiusi 8 su 21. Ce ne sono due che non abbiamo chiuso perché – conclude Belcastro – la norma prevede la richiesta di deroga laddove ci sono le condizioni di sicurezza». (ant. cant.)







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