La crisi di governo e Renzi danno una mano a Oliverio

Le trattative avviate dall’ex premier per la formazione di un governo istituzionale mettono all’angolo il segretario del Pd Zingaretti. Un vantaggio per il governatore

di Pietro Bellantoni
LAMEZIA TERME Chi l’avrebbe mai detto. Matteo Renzi – del tutto inconsapevolmente – in queste ore sta dando una grande mano a Mario Oliverio. Tra l’ex premier e il governatore calabrese, in realtà, di feeling ce n’è sempre stato poco. Fu proprio il già presidente del Consiglio, nel 2015, a negare al mai troppo gradito compagno di partito calabrese la guida della sanità regionale commissariata, affidata invece all’ingegnere Massimo Scura.
Per Oliverio si trattò di uno “sgarbo” istituzionale e politico mai digerito fino in fondo, che mise peraltro in luce la distanza incolmabile tra l’allora segretario dem e il capo della Cittadella. Ora, però, alla luce degli ultimi sviluppi nazionali e della crisi di governo, è più che possibile che Oliverio guardi con occhi molto più benevoli Renzi e il suo interventismo.
LA MOSSA DI RENZI Il senatore dem, con la sua proposta di un governo istituzionale che metta all’angolo Matteo Salvini e permetta al Paese di approvare provvedimenti urgenti come la manovra economica e riforme come la “taglia-parlamentari”, ha di fatto delegittimato il suo stesso segretario, cioè Nicola Zingaretti, costretto prima a cercare di limitare il suo “nemico interno” invocando l’unità, e poi a mostrarsi più aperto alla possibilità di un governo con il Movimento 5 Stelle, nonostante la netta chiusura delle ore immediatamente successive alla crisi.
La mossa di Renzi, che ha il sostanziale controllo dei gruppi parlamentari del Pd, porta insomma con sé un messaggio neanche troppo subliminale: a dettare la linea nel partito è ancora lui, il «senatore semplice di Firenze, Scandicci, Insigna e Impruneta».
Lo stesso Salvini, nel corso del suo intervento di ieri in Senato, ha espressamente individuato Renzi – e non Zingaretti – quale suo avversario principale e, forse, più temibile. L’evoluzione della crisi di governo è dunque destinata a fare i conti con la leadership ufficiosa dell’ex premier, che ha di fatto relegato il segretario in carica del Pd a ruolo di comparsa.
COSA CAMBIA PER OLIVERIO I rumori delle lacerazioni interne sono musica per le orecchie di Oliverio, che non chiedeva niente di meglio di una sostanziale marginalizzazione del suo stesso segretario. Zingaretti, dopo aver mandato (e fatto mandare) per mesi messaggi criptici di chiusura all’indirizzo del presidente calabrese, la settimana scorsa, in tv, aveva di fatto bocciato la ricandidatura di Oliverio alla guida della Regione. Poco dopo, in tal senso si erano espressi anche il responsabile del Mezzogiorno Nicola Oddati e il commissario regionale Stefano Graziano.
Oliverio, da parte sua, aveva continuato a chiedere il rispetto dello statuto e la celebrazione delle primarie per la scelta del leader. La sua, prima della crisi balneare scatenata da Salvini, poteva a buon diritto essere definita una vox clamantis in deserto, vista e considerata la determinazione che Zingaretti e la sua segreteria avevano dimostrato nel volergli sbarrare la strada.
Il cannoneggiamento di Renzi contro il Nazareno, preludio a una possibile, anche se non imminente, scissione nel Pd, ha di fatto consegnato nuova tela da tessere al governatore. Che ora potrà sfruttare a suo vantaggio lo sbandamento della segreteria nazionale e la sostanziale impreparazione di tutti i suoi oppositori calabresi.
GLI ELEMENTI Diversi elementi giocano a favore di Oliverio. Innanzitutto, il caos parlamentare, che sottrarrà tempo e attenzione alle periferie del Paese. E il presidente della Calabria potrebbe sfruttare questa distrazione della segreteria nazionale per mettere basi ancora più solide alla sua ricandidatura. Proseguono infatti senza sosta – e malgrado le ferie agostane – le inaugurazioni dei comitati pro-Oliverio in tutto il territorio regionale (l’ultimo a Vibo), così come si susseguono gli appelli pubblici di sindaci e amministratori favorevoli alla nuova discesa in campo del governatore.
La leadership “debole” di Zingaretti, e la nuova crisi interna scatenata da Renzi, danno a Oliverio un margine d’azione più ampio e la possibilità di un gioco di sponda tra le varie correnti del Pd.
C’è, poi, il fattore tempo, particolarmente importante. Oliverio potrebbe decidere di accelerare il passo e convocare le elezioni regionali già a dicembre – e non a febbraio come si prospettava – pur di prendere in controtempo gli avversari interni (oltre a quelli esterni), che non avrebbero così i margini per aprire una discussione e individuare una candidatura alternativa in tempo utile.
Dalla sua, inoltre, l’attuale inquilino della Cittadella avrebbe lo strumento delle primarie istituzionali, già deliberate, con il quale legittimare la sua ricandidatura, a prescindere dalle posizioni del Pd. (p.bellantoni@corrierecal.it)







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