La Calabria positiva protagonista al Meeting per l’amicizia di Rimini

Le nostre testimonianze di solidarietà e sussidiarietà tra i temi al centro del festival culturale più frequentato al mondo, in programma dal 18 al 24 agosto

Un pezzo di Calabria positiva sarà protagonista alla quarantesima edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, in programma dal 18 al 24 agosto 2019 alla Fiera di Rimini dal titolo “Nacque il tuo nome da ciò che fissavi”, il festival culturale più frequentato al mondo (lo scorso anno si sono avute 800.000 presenze da 70 nazioni). Al tema centrale di quest’anno (il titolo dell’evento  è tratto dai versi da una poesia di Karol Wojtyla), che pone interrogativi cruciali (da dove nasce l’io? Da dove viene il “volto” di ciascuno di noi? Cosa dà peso e significato irriducibile al nostro “nome” proprio?) nella consapevolezza “che senza volto non si può guardare niente e non si può godere di niente e senza nome ci si riduce al niente di una massa indistinta”, la Calabria – si legge in una nota – risponderà ponendo l’accento sulla solidarietà e la sussidiarietà quali valori imprescindibili per ricostruire lo spazio sfrangiato della politica e della partecipazione attiva. L’argomento proposto è  “Piccolo, bello…utile” e avrà come protagonisti della tavola rotonda, che sarà introdotta da Tonino Saladino del  Dipartimento Sud Fondazione per la Sussidiarietà e si terrà il 19 agosto alle ore 17 (Arena Sussidiarietà&Lavoro B1), Giacomo Ciambotti, dottorando in management all’Università Cattolica del Sacro Cuore e research fellow presso Alta Scuola Impresa e Società ed E4Impact Foundation; Giuseppe D’Ippolito, deputato (Movimento 5 Stelle) e  membro della commissione Ambiente; Carmine Lupia, etnobotanco e ideatore e promotore del modello di sviluppo Valli Cupe; Massimiliano Monetti, presidente Confcooperative Abruzzo.  Se ciò a cui  stiamo assistendo nel nostro tempo è qualcosa di nuovo e  di inedito e se – come spiegano i promotori del Meeting – non bastano più le parole abituali per afferrarlo mentre le analisi con cui si è cercato per tanto tempo di capire la crisi del nostro mondo sembrano armi spuntate, «è urgente – commentano Saladino, D’Ippolito e Lupia  – un’assunzione di responsabilità personale e collettiva che parte dal basso, dalle realtà in cui ciascuno opera. La risposte al potere tecnologico sempre più diffuso e al sempre più profondo smarrimento riguardo al senso per cui ciascuno di noi sta al mondo e nella società, ma anche alle povertà endemiche, di beni e di significato, che dilagano nel mondo, dobbiamo darle noi. Ciascuno di noi nessuno escluso, anzitutto mettendo a valore, insieme e con uno sguardo nuovo, le potenzialità storiche, ambientali e umane di cui disponiamo».

 







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