L’agenda del Conte bis: stop all’autonomia differenziata spinta, si punta su Zes e Cis

I due strumenti entrano nella stesura definitiva del programma politico concordato tra M5s, Pd e Leu per il nuovo governo. E sulla riforma “autonomista” viene introdotta l’adozione dei parametri standard prima dell’approvazione del Parlamento

di Roberto de Santo
ROMA Non solo un piano straordinario di investimenti e una banca pubblica. Nella stesura definitiva del programma di governo del Conte bis compaiono altre misure destinate ad incidere sul destino delle regioni del Sud e della Calabria in particolare. Si citano le Zone economiche speciali (dunque anche Gioia), i Contratti istituzionali di sviluppo (presentati recentemente anche a Catanzaro dall’allora ministro per il Sud, Barbara Lezzi) e i contratti di rete. Tutti strumenti normativi che dovranno, stando al documento uscito dal vertice M5s-Pd-Leu, essere adottati al più presto e coordinarsi tra loro al fine di colmare il divario tra Nord e Sud del Paese. Sempre nello stesso punto (per l’esattezza il 19esimo del programma) si invoca anche l’accelerazione della realizzazione di quei «progetti strategici – si legge nel documento – tra loro funzionalmente connessi, di valorizzazione dei territori, utilizzando al meglio i Fondi europei di sviluppo e coesione». «Rientrano in tale ambito – riporta ancora il programma – i progetti di infrastrutturazione, di sviluppo economico, produttivo e imprenditoriale, in materia di turismo, cultura e valorizzazione delle risorse naturali, di ambiente, occupazione e inclusione sociale».
Ma non solo nelle linee programmatiche del nuovo esecutivo entrano anche altri temi sensibili per una regione come la Calabria: l’autonomia differenziata e la sanità. Sul primo (citato al punto 20 del paper) si annuncia che si procederà alla riforma in chiave autonomista, ma in maniera decisamente più ponderata. Si fa infatti riferimento alla salvaguardia del «principio di coesione nazionale e di solidarietà, la tutela dell’unità giuridica e economica» attraverso un meccanismo che era stato invocato da molti: la definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep). Dunque scompare il rischio di avviare una riforma senza fissare prima questi parametri, scongiurando così il timore che passasse la linea della spesa storica che avrebbe penalizzato pesantemente la Calabria, da sempre fanalino di coda per impegni di spesa destinato ai servizi pubblici (scuole, sanità, etc.). E mettendo nero su bianco la struttura dei fabbisogni standard uguali per tutti i territori. Inoltre è contemplata l’introduzione di «un fondo di perequazione – è detto nel punto 20 del programma – volto a garantire a tutti i cittadini la medesima qualità dei servizi». «Ciò eviterà – spiegano gli estensori del paper – che questo legittimo processo riformatore possa contribuire ad aggravare il divario tra il Nord e il Sud del Paese». E al passaggio – fortemente voluto dalle Regioni (Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna) che avevano votato l’autonomia differenziata – dell’adozione tout court degli accordi Stato-Regioni viene opposto un freno: «Decisivo e centrale sarà il ruolo del Parlamento, che andrà coinvolto anche preventivamente, non solo nella fase legislativa finale di approvazione».
Una bocciatura, dunque, di quella linea caldeggiata dalla Lega prima che si rompesse l’asse con i 5Stelle.
Infine due passaggi che fanno ben sperare la Calabria assetata di personale sanitario e sviluppo: da un lato la previsione di un piano di assunzioni straordinarie di medici e infermieri e dall’altro investimenti nell’agricoltura con particolare attenzione alle «cosiddette aree marginali».
Punti programmatici che, se saranno tradotti in iniziative reali, potranno decisamente incidere sullo sviluppo socio-economico della Calabria (r.desanto@corrierecal.it)







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto