Battaglia capogruppo, il Pd scarica Oliverio: sì all’accordo con il M5S

Passa la linea del commissario Graziano. Il consigliere reggino prenderà le redini dei dem in Consiglio. Pomeriggio la volontà di replicare l’accordo nazionale sarà comunicata alle altre forze di centrosinistra. Oliverio difende le primarie: «Atto dovuto». Ma lo difendono solo Aieta e Mirabello – VIDEO

di Pietro Bellantoni
LAMEZIA TERME
Il dopo Oliverio è ufficialmente iniziato. L’attesa riunione del gruppo pd, convocata a Lamezia, si conclude con un successo di Stefano Graziano e una sconfitta del governatore.
Il commissario campano è riuscito a portare il grosso della truppa dem dalla sua parte. E dunque: Mimmetto Battaglia sarà il nuovo capogruppo in consiglio regionale, al posto di Sebi Romeo (sospeso dopo l’arresto). E ancora: il Pd lavorerà all’alleanza elettorale con il M5S. L’avvio di questa nuova fase sarà ufficializzata oggi pomeriggio, nel corso dell’incontro che Graziano terrà con gli altri partiti del centrosinistra.
Al termine della riunione, il commissario e Oliverio si sono riuniti in privato per approfondire argomenti e conseguenze emerse nel corso del vertice.

Mimmetto Battaglia

IL VERTICE Ad aprire il vertice è stato proprio Graziano, che ha spiegato, una volta di più, la sua posizione e quella della segreteria Zingaretti: «Il Pd calabrese non riproporrà la candidatura di Oliverio e non parteciperà alle primarie». Il commissario ha inoltre ribadito la linea delle alleanze, che seguirà l’accordo già raggiunto al governo tra Pd e Movimento 5 Stelle. Ed è in virtù di questa premessa che Graziano ha poi proposto al gruppo dem la nomina di un capogruppo «che condivida questa linea».
Battaglia ha subito risposto presente: «Giusto aprire una fase nuova, nessuno può pensare che si possa agire diversamente». Da quel momento in poi, per il consigliere reggino, la strada è stata tutta in discesa, con la sua elezione licenziata all’unanimità.
Anche Oliverio ha detto di sì al nuovo capogruppo, definito uomo «equilibrato». Ma i crucci del governatore erano certo altri. Non ha affrontato, malgrado le affermazioni di Graziano, la questione della sua candidatura. Ha però stigmatizzato il comportamento dei vertici del suo partito (lo stesso Graziano e il responsabile del Sud Nicola Oddati). «L’8 agosto – ha detto il presidente della Regione – avete anticipato un giudizio su di me. È stata una rottura che ha inciso nella carne viva». Quanto alle primarie istituzionali, già convocate per il 20 ottobre, Oliverio ha precisato che si tratta di «un atto dovuto».
GLI ALTRI La riunione ha messo in evidenza la nuova “solitudine” del governatore. Il gruppo dem, nella sua quasi totalità, ha deciso di sposare la linea di Graziano e di andare incontro ai 5 stelle. È, per Oliverio, una vicolo cieco, perché il leader politico del Movimento, Luigi Di Maio, proprio ieri ha aperto la via all’accordo con il Pd in Umbria e, di conseguenza, nelle altre regioni chiamate al voto. Una delle condizioni del «patto civico» è «un candidato presidente fuori dalle appartenenze partitiche». Zingaretti e Franceschini, per tutta risposta, hanno detto sì. E la stessa segreteria regionale si appresta ad andare avanti con queste regole d’ingaggio.
Carlo Guccione ha infatti ribadito che «non siamo più all’Oliverio sì o all’Oliverio no. Il problema non c’è più. Per fortuna c’è stata una decisione precisa perché siamo una delle poche regioni chiamate al voto con il compito di costruire una coalizione che parta dall’esperienza di governo e tenda ad allargarsi. Sarà questa coalizione a decidere il candidato presidente. Finalmente possiamo andare in una direzione diversa: prima eravamo senza scampo, con un Pd diviso e isolato. Oggi questa nuova nuova fase ci permette di competere».
Anche Nicola Irto ha sottolineato «l’importanza del quadro nazionale. Lo è stato anche nelle scorse legislature. Quindi, se c’è una alleanza di governo, bisogna provare a perseguirla anche qui». Il presidente del Consiglio, che ha bocciato senza mezzi termini le primarie istituzionali, ha provato a mettere fine al caos, richiamando tutti al dovere di concludere nel migliore dei modi il quinquennio: «Dobbiamo chiudere la legislatura in modo ordinato».
D’accordo con la rotta tracciata da Graziano, e ripresa da Battaglia, anche Mimmo Bevacqua, uno dei più convinti sostenitori dell’ipotesi di intesa tra dem e 5 stelle.
Giuseppe Aieta ha invece posto una questione di metodo e stile, sottolineando come il no a Oliverio e alle primarie sia una «forzatura». Al fianco del governatore si è messo anche Michele Mirabello, che ha invitato i compagni di partito a «recuperare l’area Oliverio».
Giuseppe Giordano, da poco subentrato in Consiglio a Romeo, ha usato il maglio, come già aveva fatto nel suo esordio in assemblea: «Questa esperienza di governo è fallita. Ma non ha fallito solo Oliverio, ma anche il Pd e il resto della coalizione. Ora bisogna aprire un’altra fase perché c’è una nuova occasione politica da sfruttare».
La coda della seduta ha fatto registrare altre scintille sul Corap, con Oliverio che ha continuato a difendere il provvedimento (bocciato in assemblea) che prevedeva la liquidazione amministrativa coatta dell’ente. Guccione gli ha però rimproverato la gestione allegra operata dai dirigenti nominati dalla giunta.
A schermaglie concluse, Graziano ha quindi comunicato a tutti i consiglieri la volontà di ufficializzare la nuova posizione del partito nel corso del vertice di questo pomeriggio con le altre forze del centrosinistra. (p.bellantoni@corrierecal.it)







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