Sanità, il dato “monstre”: un miliardo di debiti verso i fornitori

È quanto emerge dal verbale del Tavolo Adduce dello scorso 1 agosto: il grosso della cifra è ascrivibile alle aziende sanitarie e al periodo 2009-2017. E l’Asp di Reggio non ha fornito alcun numero

ROMA Il dato resta “monstre”: al 31 dicembre 2018 il debito accumulato dalle aziende sanitarie e ospedaliere della Calabria nei confronti dei fornitori sfiora il miliardo. È uno degli aspetti più critici che emergono dalla lettura del verbale integrale del Tavolo Adduce dello scorso 1 agosto: la verifica interministeriale, al solito negativa sul piano complessivo per la sanità calabrese, dà conto di un miglioramento dei flussi comunicativi di Asp e Ao, a parte il solito “buco nero” dell’azienda sanitaria di Reggio Calabria, ma la cifra del debito verso i fornitori è davvero sconvolgente, ricalcando peraltro, nella sostanza, euro più euro meno, quella già accertata un anno fa. Nella seduta dell’1 agosto, il Tavolo Adduce – tavolo tecnico e Comitato Lea – si legge nel verbale – hanno chiesto all’advisor e alla struttura commissariale «se vi sono stati aggiornamenti da parte delle aziende sanitarie sullo stato di avanzamento dei pagamenti dei debiti pregressi. L’Advisor ha comunicato che la struttura commissariale, con nota protocollo 207495 del 30 maggio 2019, ha richiesto nuovamente alle aziende la situazione debitoria verso i fornitori privati esistente alla data del 31 dicembre 2018 (partitario fornitori)». I dati comunicati dalle aziende, ad eccezione dell’Asp di Reggio Calabria che non ne ha fornito alcuno, sono riportati in una tabella dalla quale emerge un debito commerciale complessivo, al 32 dicembre 2018, pari a 991,580 milioni, dei quali oltre 658 accumulati dalle Asp e il resto dalle aziende ospedaliere. Dalla tabella si desume anche – prosegue il verbale «che il debito 2008 e ante ancora esistente nei partitari delle aziende sanitarie al 31 dicembre 2018 è pari al 5%, il 43% è riconducibile al debito di formazione 2009-2017, il 44% al debito di formazione 2018; il 7% è relativo all’azienda ospedaliera di Catanzaro che, come riportato in nota, non ha dettagliato per anno di formazione». L’advisor – annotano ancora Tavolo tecnico e Comitato Lea – ha riportato poi «disallineamenti», riconducibili a più cause. In particolare «Asp di Cosenza per -19,2 milioni di euro: l’azienda riferisce che tale differenziale è imputabile alla mancanza di fatture da ricevere nell’estrazione del partitario al 31 dicembre 2018 trasmesso in Regione. Asp Crotone pari a 3,2 milioni di euro: l’azienda riferisce che tale disallineamento è dovuto a “…somme che non sono state classificate alle classi contabili corrette”. Asp di Catanzaro pari a 12,4 milioni di euro: L’azienda riferisce che tale disallineamento è dovuto alle assegnazioni presenti presso l’Istituto Tesoriere, relative a procedure esecutive ancora non regolarizzate. Asp di Vibo Valentia pari a -2,3 milioni di euro: l’azienda comunica che procederà nel corso dell’esercizio 2019 alla riconciliazione del partitario fornitori con la contabilità generale. Aou “Mater Domini” per 43,1 milioni di euro: sono in corso le analisi di riconciliazione». Il verbale conclude: «Tavolo e Comitato, nell’apprezzare il lavoro svolto, segnalano la carenza delle informazioni relative all’Asp di Reggio Calabria». E resta infine quel dato “monstre” a preoccupare… (a. cant.)





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