Regionali, Sposato spinge per «un’alleanza in continuità con il livello nazionale»

Il segretario della Cgil calabrese: «La fase politica richiede senso di responsabilità e condivisione con il governo»

«La fase politica regionale richiede un grande senso di responsabilità e condivisione con il Governo nazionale». Lo scrive, in un post su facebook, il segretario generale della Cgil Calabria, Angelo Sposato. «La Calabria – rileva Sposato – è sempre stata una regione complessa. Difficile da governare, in tutte le sue articolazioni, economiche, politiche, sociali, culturali. L’idea di essere autosufficienti in tutto, ha prodotto una visione di 40 anni di regionalismo sterile, fuori da ogni sistema economico e sociale, condannando la Calabria a sottosviluppo ed emarginazione, relegandola come ultima regione del Paese e tra le ultime d’Europa. Le politiche adottate da classi dirigenti sterili, che hanno puntato su lavoro precario e povero hanno prodotto sfiducia, rassegnazione, fuga di giovani e intere famiglie che vanno via dalla Calabria con ritmi e numeri impressionanti, che non si registravano dagli anni 60. Oggi – prosegue il segretario generale della Cgil calabrese – quel lavoro povero e precario chiede il conto, ed interi settori e bacini di precariato creati con leggi regionali su misura sono a rischio, se si continua con politiche del lavoro passive». Per Sposato dunque «oggi, una nuova fase politica si è aperta nel Paese, un Governo che rimette al centro i temi del lavoro e del mezzogiorno ed apre un dialogo con le parti sociali è un fatto importante che la Calabria deve sapere interpretare. Ecco perché la fase politica regionale richiede un grande senso di responsabilità e condivisione con il Governo nazionale. Non si può prescindere da individuare alleanze in Calabria che siano di continuità con le scelte del governo per il Sud e il Mezzogiorno. Alla Calabria servono riforme, investimenti, lavoro, buona sanità, opportunità per i giovani. Questa – sostiene ancora il segretario della Cgil regionale – dovrebbe essere l’ossessione della classe dirigente calabrese tutta. Ed ognuno, dalla propria postazione e con la propria autonomia, dovrebbe assumersi e sentire queste responsabilità».







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