Regionali, tormenti pentastellati tra tensioni locali e strategie nazionali

Il botta e risposta tra la Nesci e il capo politico dei 5 Stelle Di Maio sulla presidenza e il no dei calabresi all’intesa con il Pd. Ma i vertici nazionali studiano le mosse per superare le resistenze

Tormenti 5 Stelle. L’appuntamento delle Regionali in Calabria sta creando più di una tensione nel Movimento, che evidenzia un chiaro scollamento tra la base e i portavoce al parlamento calabresi, peraltro a loro volta non granitici nei loro rapporti reciproci, e i vertici nazionali. Il botta e risposta delle ultime ore tra la deputata Dalila Nesci e il capo politico Luigi Di Maio è emblematico: la Nesci che dice di essere in campo per la candidatura alla presidenza trova il muro di DI Maio, che le ricorda le regole del M5S sul secondo mandato come motivo sufficiente a giustificare un no. L’insistenza ulteriore della Nesci è la dimostrazione plastica del malessere che i grillini calabri non fanno mistero di provare verso l’intesa con il Pd anche per la Calabria, malessere che peraltro gran parte dei parlamentari pentastellati, compreso il leader “di fatto” Nicola Morra, presidente dell’Antimafia, avrebbero anche messo nero su bianco ed espresso a Di Maio, dicendo in sostanza che c’è un limite anche al ”turarsi il naso”, sia pure per abbracciare un Pd libero dell’inviso Mario Oliverio, e dicendo che per la Calabria il modello umbro non è praticabile, nel classico senso del “meglio soli che male accompagnati”. Una posizione chiarissima, anche coerente con la storia recentissima e le battaglie del Movimento 5 Stelle in Calabria, ma che a Roma non avrebbe spostato di molto la situazione. Fonti accreditate infatti riferiscono che l’intesa anche per la Calabria sia già dentro lo scacchiere nazionale ipotizzato da Di Maio e il segretario dem Zingaretti, e del resto la “presa” dei grillini di Calabria sui vertici nazionali non sembra essere così forte, se è vero che nella composizione del governo e del sottosegretario “Conte 2” la pattuglia calabrese è stata dimenticata, a parte la neo sottosegretaria Anna Laura Orrico. È anche vero poi che tra gli stessi eletti M55 in Calabria non ci sarebbe tutta questa gran concordia: l’addio della senatrice Silvia Vono, comunque fin dall’inizio apparsa avulsa dal contesto grillino, ora alla corte di Matteo Renzi, è solo una spia. Ma ci sono altre spie, come i no più o meno espliciti, a di là della questione delle regole interne, alla candidatura della Nesci e alle posizioni sempre più diversificate all’azione del commissario alla sanità Saverio Cotticelli, piazzato in Calabria dall’allora ministra M5S Giulia Grillo ma oggi meno convincente agli occhi anche dei suoi maggiori sponsor locali, e del resto a difendere Cotticelli nelle recenti polemiche sulle assunzioni non si sono spesi in tanti, nel Movimento, anzi… In più, ora, questa alleanza con il Pd che si va costruendo per la Regionali in Calabria, che proprio non scende giù. Ma fonti romane dicono che i modi per far “digerire” l’accordo ai riottosi pentastellati calabri sarebbero già ben chiari a Di Maio e ai plenipotenziari del M5S, a partire dalla individuazione di un candidato presidente a prova di bomba e di veti e dalla possibile decisione di far votare su Rousseau il gradimento all’alleanza con il Pd com’è avvenuto anche per il “Conte 2” e l’Umbria, cioè con tutte le “accortezze” del caso per evitare che passi la linea contraria al vento nazionale. Certo, l’intesa per la Calabria resta non scontata perché l’abbraccio governativo è quotidianamente sulle “montagne russe”: e chissà che sotto sotto i pentastellati Calabri non sognino un epilogo analogo a quello con il leader leghista Matteo Salvini pur di non dover correre fianco a fianco con il Pd. (a.cant.)







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