Pd, Calabria caso nazionale. Ma la linea non cambia: Oliverio è «l’ultimo giapponese»

La “rivolta” dei circoli pro governatore arriva al Nazareno. Ma il commissario Graziano ribadisce la posizione del partito: «Chi crea difficoltà lavora per far vincere la destra. Le firme consegnate a Zingaretti? Gli elettori calabresi sono centinaia di migliaia, non 4mila» – VIDEO

CATANZARO Diventa di portata nazionale la spaccatura nel Pd in vista delle elezioni regionali, con la protesta dei circoli favorevoli alla ricandidatura di Mario Oliverio che oggi hanno “occupato” la sede del partito al Nazareno a Roma (qui la notizia) attirando l’attenzione dei principali organi di informazione. Libero, ad esempio, titola sul web in modo emblematico: «Zingaretti consegna la Calabria al M5s, rivolta dentro il Pd: gli salta in aria il partito». Nel resoconto della testata fondata da Vittorio Feltri si evidenzia che «una delegazione di un centinaio di persone, fra segretari di circolo e amministratori pubblici calabresi, per farsi ascoltare dal proprio partito, ha deciso addirittura di manifestare a Roma proprio davanti alla sede dei democratici. Con pullman e automobili hanno viaggiato tutta la notte per essere di buon mattino davanti alla sede centrale del Pd a Roma e consegnare, proprio in queste ore, nelle mani di Nicola Oddati, membro della segreteria nazionale del partito, la petizione con le 5.000 firme. Una rivolta in piena regola da parte di un gruppo consistente e importante dei dem calabresi che accusano il proprio partito di non voler ascoltare la voce dei propri iscritti e di calare le scelte dall’alto in perfetto stile “Prima Repubblica”. Quindi la considerazione finale: «Che i vertici del partito abbiano scelto di sacrificare il governatore calabrese uscente in nome di un accordo con i 5 Stelle? La sensazione (qualcosa di più che una sensazione) è esattamente questa. Solo che in gioco non ci sono solo le prossime elezioni in Calabria ma l’essenza stessa di un partito che ha fondato sulle elezioni primarie uno dei pilastri della propria azione politica. Con buona pace della partecipazione».
GRAZIANO: «NON SI TORNA INDIETRO» Ma la segreteria nazionale del Pd tira dritto per la sua strada, già sbarrata a Oliverio. Lo conferma il commissario regionale del partito Stefano Graziano, in serata a Catanzaro per partecipare a una riunione del circolo Pontegrande del capoluogo. «Lavoriamo nella direzione indicata, quella del cambiamento e dell’unità», esordisce il commissario regionale dem, che aggiunge: «È ormai chiaro che bisogna andare nella direzione di un patto civico e di un candidato civico. Si lavora in questa direzione e non si torna indietro. Ormai la vicenda è abbastanza chiara: ripeto, siamo nella direzione del candidato civico, l’ha detto il segretario Zingaretti, lo abbiamo detto più volte noi, ci sono stati importanti documenti in questa direzione. C’è – prosegue Graziano – una direzione politica chiara: discutiamo con tutti, siamo disponibili a discutere con tutti, ma su una linea chiara, quella del rinnovamento e di un candidato civico che vada oltre ciò che è stato prima. Questo perché c’è bisogno di un nuovo cambio politico: c’è un cambio del governo e questo corrisponde a un cambio di fase anche in Calabria».

Il commissario del Pd calabrese rincara la dose: «Le firme consegnate a Zingaretti? Gli elettori della Calabria sono centinaia di migliaia, non 4mila. Il tema comunque non è questo. Rispetto tutto, ma non leggere che c’è un cambio completo di fase politica e non leggere che oggi c’è una rottura nell’opinione pubblica tra quello che è il governo regionale e l’opinione pubblica diffusa in Calabria significa essere – sostiene Graziano – come l’ultimo giapponese nella foresta dopo la guerra». Ai giornalisti che gli ricordano le parole di Oliverio e dei suoi sostenitori, che accusano Graziano di non rispettare lo Statuto, il commissario dem risponde: «Lo Statuto parla chiaro: le primarie sono un’opzione, un’opportunità, una possibilità, ma non un obbligo. Sono due cose ben diverse. Poiché c’è un cambio la linea è quella di proporre un candidato civico. Punto. Non è una questione statutaria o regolamentare, che comunque è rispettata. Noi facciamo la politica, non i notai, che ovviamente è una professione nobile che rispettiamo, ma noi stiamo mettendo in campo un’altra cosa. Stiamo facendo – ripete Graziano – un’azione politica chiara, che porti al cambiamento e all’unità. Chi vuole lavorare nella direzione di rompere il partito, rompere la discussione, creare una difficoltà penso che sia il migliore alleato della destra, cioè sta lavorando per cercare di far ritornare la destra al governo della Calabria, anche perché l’abbiamo vista e noi vogliamo che si fermi questa destra razzista, sovranista e populista. Chi rompe questo ragionamento si sta assumendo la responsabilità». Con riferimento al possibile accordo in Calabria tra Pd e Movimento 5 Stelle, infine, Graziano osserva: «Noi lavoriamo nella direzione del candidato civico. L’altro ieri nell’incontro tra Zingaretti e Di Maio mi sembra sia stato fatto un passo in avanti. Come direbbe Hegel, la ragione è fatta di scale. Facciamone una alla volta». E infine, il nodo dei nomi del possibile candidato unitario Pd-M5S, su cui però il commissario dem si chiude a riccio: «Stiamo lavorando su questo, non ne faccio nemmeno uno anche se mi inchiodate al muro, perché è il tema più delicato e perché il lavoro di questi giorni è teso a capire come fare una sintesi per la Calabria». (acant)







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