Spaccio (con minori) davanti alle scuole, Gratteri: «I clan hanno subappaltato il settore»

Tredici arresti e cinquantasette indagati a Crotone. Sgominata un’organizzazione criminale che operava nel quartiere “Acquabona” e aveva legami con le cosche del Crotonese, di Catanzaro e del Reggino. I rom si rifornivano dai clan della Piana. Sequestrati quasi due chili di droga tra cocaina, hashish, marijuana ed eroina. Scoperto anche il “libro mastro” – VIDEO

di Gaetano Megna
CROTONE Tutte le attività di entrate e uscite del “commercio” della droga a Crotone venivano registrate nel libro mastro. Il compito di tenere i conti delle attività messe in campo dagli “zingari” era stato affidato a Roberta Manetta, figlia di Cosimo, considerato dagli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia e dai carabinieri che hanno svolto le indagini la mente dell’organizzazione. L’operazione “Acquamala” – il termine scelto perché si contrappone ad Acquabona, nome del quartiere dove risiede la comunità Rom crotonese – è stata condotta dai carabinieri della città pitagorica, che dalle prime luci dell’alba hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Catanzaro, accogliendo la richiesta della Dda, che ha coordinato le indagini.
I NOMI Complessivamente sono 57 gli indagati di cui 10 destinatari di custodia cautelare in carcere, 3 ai domiciliari e cinque all’obbligo di dimora nel comune di residenza. Gli altri 39 sono destinatari di perquisizioni domiciliari. La custodia cautelare in carcere è stata disposta nei confronti di Antonio Bevilacqua, Antonio Manetta, Cosimo Manetta, Nicola Manetta, Roberta Manetta, Mario Mannolo, Cosimo Passalacqua, Alessandro Perini, Filippo Raso, Sabato Marurizio. Il Gip ha disposto invece la custodia degli arresti domiciliari nei confronti di: Giovanni Passalacqua detto “Gigliotti”, Piero Ranieri e Antonio Scerbo.
L’INCHIESTA Le indagini, avviate nel 2015 e concluse nel 2017, hanno consentito di smantellare l’organizzazione che, nell’attività di spaccio, utilizzava anche minori, uno dei quali è stato arrestato in flagranza di reato. A Crotone lo spaccio avveniva principalmente davanti alle scuole superiori ubicate proprio nel quartiere Acquabona. In quel quartiere, infatti, ci sono il Liceo scientifico, la Ragioneria e l’Ipsia. I destinatari della droga ovviamente non erano solo gli studenti, ma venivano dall’intera città pitagorica e da molti altri paesi della provincia. L’operazione “Acquamala” non ha interessato solo il territorio di Crotone, ma è stata estesa a Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria e Bergamo.
GRATTERI: «LA ‘NDRANGHETA HA SUBAPPALTATO IL SETTORE» Come ha spiegato il procuratore della Dda, Nicola Gratteri, nel corso di una conferenza stampa, «la ‘ndrangheta da tempo ha rinunciato alla vendita al minuto della droga, che viene effettuata da altre organizzazioni». La ‘ndrangheta si limita, quindi, alla vendita all’ingrosso degli stupefacenti, che «sono tutti pericolosi e tolgono il futuro ai giovani e alle loro famiglie». Secondo Gratteri, che ha sottolineato di non essere razzista, «gli “zingari” sono pericolosi e si sono organizzati nello spaccio della droga e nel furto delle auto per fare cassa». La loro attività «non consente alla gente di vivere tranquilla» e se anche la quantità di droga sequestrata nell’operazione “Acquamala” non è elevata, questo non deve fare pensare ad una attività di poco conto. A sottolineare l’importanza data all’operazione di oggi Gratteri ha detto che «è la prima volta che viene a Crotone a tenere una conferenza stampa da procuratore capo della Dda» e che nelle attività si è avvalso della collaborazione del procuratore aggiunto Vincenzo Lumberto (presente alla conferenza stampa) e dei pm Domenico Guarascio e Paolo Sirleo. Gratteri ha elogiato l’attività investigativa messa in atto dai carabinieri di Crotone.
I QUARTIERI GHETTO E IL DISINTERESSE DELLE ISTITUZIONI Non sono mancate le accuse nei confronti degli enti locali, che dovrebbero fare di più per evitare i quartieri ghetto. «C’è poco interesse delle istituzioni locali – ha chiosato il procuratore antimafia – perché non c’è ritorno elettorale e ai rom si guarda soprattutto come elettori, che tornano utili quando ci sono le elezioni». Gratteri ha anche parlato del ruolo di maggiore attenzione che dovrebbero avere i dirigenti scolastici. Dal canto suo il procuratore aggiunto Luberto ha messo in evidenza il raggio di azione dell’organizzazione per approvvigionarsi della droga da vendere a Crotone. La quantità maggiore veniva acquistata dalla cosca Raso di Rizziconi. La famiglia Manetta comprova la droga e aveva rapporti con la famiglia Abbruzzese di Catanzaro, con la famiglia Mannolo di Cutro, con la famiglia Scerbo/Tarasi di Isola Capo Rizzuto e con la famiglia Raso/Luccisano di Rizziconi. I particolari dell’indagine sono stati illustrati dal capitano Francesco Esposito, comandante della stazione dei Carabinieri di Crotone, e dal colonnello Alessandro Colella, comandante provinciale. (redazione@corrierecal.it)







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto