Delrio si difende in Antimafia: «Mai fatto campagna elettorale a Cutro»

L’audizione del capogruppo del Pd alla Camera sui fatti citati nell’inchiesta Aemilia: «Non ho mai detto che non sapevo chi fosse Grande Aracri: rispondendo ad una domanda ho detto che non ne conoscevo né luogo di nascita né abitazione, ma sapevo che era un boss molto pericoloso»

ROMA «Sono qui per chiarire il senso della mia visita a Cutro nell’ambito della festa che ogni 7 anni viene svolta in modo solenne in quella città. La questione è tornata all’attenzione in seguito alla sentenza del processo Aemilia: viene stigmatizzato il fatto che non bisognava compiere la campagna elettorale a Cutro ma a Reggio Emilia». Lo ha detto in Commissione Antimafia il capogruppo Pd alla Camera, Graziano Delrio, aprendo i lavori della sua audizione. Delrio, ex sindaco di Reggio Emilia, ha chiarito che il fenomeno della ‘ndrangheta «è radicato in tutto il Nord e non solo, da decenni e necessita una forte presa di coscienza da parte di tutta la politica e il settore pubblico. Agli atti ci sono le affermazioni dei pubblici ministeri che affermano che le mie posizioni sono nette e chiare contro il fenomeno ndranghetista». Delrio ha evidenziato come la sua posizione e quella dell’amministrazione comunale fosse netta nella lotta alla criminalità e per la legalità.
Delrio ha ricordato che nel 2008 e nel 2009, «in assenza di un dibattito pubblico, da sindaco ho commissionato una ricerca al prof. Ciconte, prima città nel Nord Italia, per comprendere meglio con quali meccanismi e profondità si stava sviluppando il fenomeno mafioso dopo le risultanze di una serie di indagini e processi. Se avessimo avuto notizie dirette avremmo denunciato alla procura della Repubblica. Abbiamo firmato un protocollo nel 2005 con i sindacati per impedire infiltrazioni della criminalità che tentava di infiltrarsi nel territorio. La mia presa di posizione è sempre stata molto chiara contro la criminalità». «Per chi continua a speculare su episodio del 2012 in cui accompagnai alcuni consiglieri comunali, vorrei venissero prese le dichiarazioni date dal prefetto Antonella De Miro». L’azione non era certo per «bloccare le interdittive ma al contrario mirava a fare in modo che la comunità cutrese prendesse coscienza che era necessaria la netta distanza da quei fenomeni: quello fu il senso di quell’incontro per avere come alleati i calabresi onesti. Quell’episodio che viene continuamente deformato è facilmente ricostruibile», ha aggiunto Delrio. «Non ho fatto campagna elettorale a Cutro, non ho mai organizzato – ha proseguito – incontri elettorali a Cutro. Non vi è stato alcun incontro elettorale, né azioni di propaganda elettorale: solo azione di rappresentanza con appuntamenti pubblici».
Delrio ha poi chiarito: «Non ho mai detto che non sapevo chi fosse Grande Aracri: rispondendo ad una domanda ho detto che non ne conoscevo né luogo di nascita né abitazione, ma sapevamo essere diventato boss di grande pericolosità. Al di là di una estrapolazione di pezzi del verbale, ho detto con chiarezza che sapevo bene che si trattava di un boss del crotonese ma non sapevo dove abitasse né dove fosse nato». Delrio ha anche detto che la provincia di Reggio Emilia ha avuto una reazione forte contro il fenomeno ndranghetista. «Tutti noi dobbiamo fare un salto di qualità sulla comprensione del fenomeno ma in assenza di elementi investigativi precisi la nostra azione era di coscienza e di presa di posizione Nel 2011 con il prefetto De Miro abbiamo sottoscritto, primo comune a farlo, il primo protocollo per il controllo dell’infiltrazione mafiosa su appalti e subappalti. Sulla base di quel protocollo partirono una serie di
interdittive e furono estesi i controlli sugli appalti», ha detto il parlamentare.







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