Calabresi figli di un Dio minore

All’indomani della vittoria in Umbria, Salvini piazza già le tende in Emilia Romagna, per la Meloni le priorità elettorali sono Puglia e Marche, il Pd nazionale solo tra due giorni darà udienza ai disperati democrat calabresi, e Di Maio per un mese non ha ascoltato la base che non vuole l’alleanza con i dem

CATANZARO Salvini si prende l’Umbria e già piazza le prossime tende elettorali in Emilia Romagna, il Pd nazionale dà udienza agli smarriti democrat calabresi a distanza di due giorni dalla disfatta in Umbria che in realtà li mette nei guai in Calabria dando praticamente ragione al sempre più “scissionista” Mario Oliverio. Sono solo due esempi che ben sintetizzano il dato plasticamente reso da questa giornata politica caratterizzata dall’ analisi delle Regionali in Umbria e delle sue ricadute nel nostro territorio: sullo scacchiere nazionale, di fatto, la Calabria in realtà non interessa a nessuno. Non interessa al leader della Lega, che dopo il trionfo con Donatella Tesei neo governatrice in Umbria già inonda i social della sua prossima agenda, che prevede una grande convention in sostegno della sua candidata alla presidenza dell’Emilia Romagna. «Amici emiliani e romagnoli, segnatevi questa data: giovedì 14 novembre alle 20.30 vi aspetto in migliaia per riempire il Paladozza di Bologna, insieme a Lucia Borgonzoni. Alle elezioni del 26 gennaio fidatevi, come in Umbria: faremo la storia! Ci state???», scrive su Facebook Salvini, che nei giorni scorsi, a cadenza quasi quotidiana, non ha mancato di “sparare a pallettoni” sul candidato alla presidenza della Regione Calabria, Mario Occhiuto, indicato da Forza Italia. Nel, fronte centrodestra, le cose cambiano con altri big, come la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, secondo cui le priorità elettorali del suo partito  sono Puglia e Marche (regioni nelle quali si voterà a 2020 inoltrato) ma certo – si è affrettata a correggere – anche la Calabria è importante. Non è da meno il Pd, che ha commissariato il partito regionale e dal Nazareno cala dall’alto disposizioni che non trovano rispondenza nella realtà calabrese, come quell’insistere su un’alleanza con il Movimento 5 Stelle che piuttosto che allearsi con i dem a livello regionale preferirebbe dimettersi in blocco. Il commissario regionale del Pd, Stefano Graziano, e il componente della segreteria nazionale, Nicola Oddati, si vedono raramente (soprattutto il secondo) in Calabria ma dettano ordini i cui effetti sul territorio sono generalmente impalpabili. Alla luce del disastro umbro, oggi molti democrat calabresi che hanno “rotto” con Oliverio hanno disperatamente chiesto un incontro al Pd nazionale, perché terrorizzati dalla prospettiva di restare in mezzo al guado nel fiume in tempesta ora che l’accordo con i grillini è di fatto saltato e non c’è un candidato governatore né un programma su cui già ragionare con i calabresi,  e terrorizzati, soprattutto, dalla prospettiva di dover fare i conti con un Oliverio rafforzato per aver preconizzato il fallimento in Umbria: secondo fonti accreditate, i democrat calabresi dovranno aspettare mercoledì per poter vedere i leader nazionali. Quanto al Movimento 5 Stelle, domani i parlamentari calabresi incontreranno il capo politico Gigi Di Maio per un primo step sulle Regionali: probabilmente da Di Maio si sentiranno dire quello – cioè il no all’intesa con il Pd – che da almeno un mese quasi tutti gli attivisti e quasi tutti portavoce eletti grillini,  da Nicola Morra  a Dalila Nesci, da Laura Ferrara a Bianca Laura Granato giusto per fare qualche nome, stanno urlando ai quattro venti, puntualmente inascoltati. C’è da aggiungere altro o tutto questo basta per affermare che della Calabria non importa a nessuno? (a.cant.)







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