Pd, “oliveriani” contro il “correntismo” calabro-romano. Guglielmelli: «Ma Callipo non è di centrodestra?»

I due consiglieri regionali contestano il mancato coinvolgimento nei tavoli al Nazareno e sollecitano Zingaretti a dare concreti segnali di unità del partito

L’insofferenza dei democrat esclusi dai tavoli romani. I consiglieri regionali del Pd Giuseppe Aieta e Michele Mirabello, tra l’altro due presidenti di commissione a Palazzo Campanella, stigmatizzano l’attual egestioen del partito in vista delle Regionali, denunciando il loro mancato coinvolgimento – probabilmente perché ritenuti piuttosto “vicini” al governatore Oliverio – da riunioni romane e la mancanza di unità nel partito. Ad aprire le danze è Aieta, che in un post facebook scrive: «Lo dico a Nicola Zingaretti. Il riformismo oltre che di una forte idealità, si nutre di prassi. E se si evoca un partito libero e aperto che coltivi il Noi, allora tutta la partita delle Regionali in Calabria contraddice la linea di Zingaretti. Urge, allora, recuperare un tavolo di discussione unitario e non di correnti – come sta avvenendo in queste ore – per condividere scelte che oggi, dopo il drammatico fallimento umbro, assumono carattere di priorità. Al contrario – sostiene Aieta – si aprirebbero voragini profonde nel corpo stesso del nostro elettorato che non é composto solo da quei pochi big che partecipano alle riunioni romane, ma soprattutto da vecchi e nuovi dirigenti, da amministratori capaci, da giovani volitivi che non si rassegnano ad un partito che alimenta caminetti e oligarchie, e che condividono le teorie di Zingaretti che, forse, dovrebbe correggere la prassi». Praticamente sulla stessa lunghezza d’onda è Mirabello: «Leggendo le fondate indiscrezioni di stampa che – esordisce Mirabello – riportano di riunioni romane convocate con sedicenti “big” del Pd calabrese, non posso che ribadire come e quanto questa impostazione politica continui a fare danni, in una situazione drammatica che invece richiederebbe sforzi unitari. Ritengo che la vicenda calabrese necessiti di un deciso cambio di passo, e vada avocata direttamente dalla segreteria nazionale con la convocazione di incontri permanenti con l’intero gruppo dirigente del Pd regionale». Secondo Mirabello, «insistere nell’alimentare pericolose divisioni e continuare a scavare solchi dando credito esclusivamente a pezzi del partito calabrese, o peggio ai soliti protagonisti di processioni romane e agli imbucati che predicano rinnovamento sempre e solo in terza persona, rischia di mandare tutti a sbattere. Va prodotto – aggiunge il consigliere regionale del Pd – uno sforzo unitario che deve partire da segnali distensivi e non certo da gesti provocatori, nell’interesse di tutta la comunità democratica, di tutto il suo gruppo dirigente, nessuno escluso, e della Calabria in generale».
GUGLIELMELLI: «MA CALLIPO NON E’ DI CENTRODESTRA?» Dal fronte “oliveriano” arriva inoltre un “puntuto” post su facebook del segretario provinciale del Pd di Cosenza, Luigi Guglielmelli: «Se fossero vere le indiscrezioni per cui il commissario del Pd della Calabria punterebbe su Pippo Callipo per la candidatura alla presidenza della Regione,saremmo ben oltre gli errori commessi in Umbria. Saremmo di fronte – scrive Guglielmelli – alla proposta di un imprenditore che ha sostenuto il centrodestra cinque anni fa e che dieci anni fa si è candidato in contrapposizione al centrosinistra, determinando la vittoria di Scopelliti. La storia politica delle persone ci dice a quale campo appartengono e siccome esistono destra e sinistra possiamo collocare Pippo Callipo nel campo del centrodestra e più precisamente in quello di Fratelli d’Italia».







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