Impianti pubblicitari, blitz della Gdf anche alla Provincia di Vibo

Nell’ambito dell’inchiesta antimafia che scuote politica e pubblica amministrazione le fiamme gialle hanno acquisito atti anche a Palazzo ex Enel. L’autunno caldo sembra solo all’inizio

di Sergio Pelaia
VIBO VALENTIA Che l’autunno caldo sarebbe prima o poi arrivato a Vibo se lo aspettavano in molti. Ovviamente c’entrano poco i facili giochi di parole sulle stagioni e molto i rapporti tra politica, pubblica amministrazione, imprenditoria e ‘ndrangheta di cui, in questo territorio, si parla da sempre senza che mai l’intreccio tra poteri sia uscito dalla narrazione per diventare qualcosa di più concreto. Se sia questa la volta buona lo dirà solo il tempo, ma è palese che il blitz della Guardia di finanza al Comune (ma non solo al Comune…) abbia scosso non poco soprattutto chi, tra i famigerati colletti bianchi dell’altrettanto famigerata zona grigia, ha qualcosa da nascondere. Le accuse su cui indaga la Guardia di finanza sono gravi: illecita concorrenza con minaccia e violenza aggravate dal metodo e dalle finalità mafiose e concorso esterno in associazione mafiosa. I documenti acquisiti dalle fiamme gialle su disposizione del pm della Dda di Catanzaro Antonio De Bernardo sono moltissimi, alcuni dei quali risalenti negli anni. Ci sono già degli indagati i cui nomi sono ancora coperti da segreto ma quel che è certo, stando alle ipotesi di reato formulate, è che su Palazzo Razza aleggia lo spettro delle infiltrazioni mafiose e conseguentemente quello dell’invio di una Commissione d’accesso agli atti. I settori su cui la Dda indaga vanno dalla pubblica illuminazione ai rifiuti, dagli impianti sportivi alle fiere, dalla gestione dei migranti alle reti idriche e fognarie, dalle fiere al verde pubblico, dalle strisce blu dei parcheggi ai venditori di frutta abusivi. E c’è anche la documentazione che riguarda tutti gli impianti pubblicitari installati sul territorio: gli inquirenti hanno acquisito carte su autorizzazioni e dinieghi rilasciati dal Comune, su eventuali ricorsi (anche in autotutela) presentati dalle società del settore, sui pagamenti dei relativi tributi e sull’iter sanzionatorio nei confronti delle aziende proprietarie di eventuali impianti abusivi. Rispetto a questo settore, però, quello che finora non è emerso è che c’è stata anche un’altra “visita” delle fiamme gialle, che nei giorni scorsi si sono presentate nella cattedrale degli enti locali vibonesi divenuta l’emblema degli sprechi e dei disservizi per la collettività: la Provincia. L’indagine, stando a quanto siamo riusciti ad apprendere, è la stessa, e pare che i militari inviati dalla Procura antimafia guidata da Nicola Gratteri a Palazzo ex Enel si siano concentrati molto sulla questione degli impianti pubblicitari che, non sfugge a nessuno, insistono anche sulle strade provinciali. Ovviamente su quello che sta succedendo c’è la massima riservatezza da parte degli inquirenti, ma appare chiaro che la Dda sta tentando di mettere insieme quanto scritto nero su bianco negli atti degli enti pubblici e quanto raccontano i pentiti che da mesi ormai non fanno dormire sonni tranquilli a chi dell’intreccio tra poteri deviati si è alimentato per anni. Un assaggio parecchio scottante si è già avuto con i verbali messi agli atti dell’operazione “Rimpiazzo” – ne abbiamo scritto qui e qui nel maggio scorso – ma a breve i tanti omissis apposti su quelle carte potrebbero rivelare molto più di quanto finora si è solo favoleggiato. (s.pelaia@corrierecal.it)





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto