REPORT SVIMEZ | Occupazione ferma al palo. Sbarra: «Politiche vere di sviluppo»

Il segretario generale aggiunto della Cisl indica un percorso per rilanciare l’economia e l’occupazione in Calabria. E al governo per questo chiede «un Piano straordinario per il Mezzogiorno» realizzato con «risorse aggiuntive rispetto ai fondi Ue»

di Roberto De Santo
Politiche di sviluppo vere, un piano straordinario di investimenti per realizzare infrastrutture materiali e immateriali ed infine risorse nuove e aggiuntive da mettere sul piatto da parte del Governo rispetto ai fondi europei. Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto della Cisl indica un percorso chiaro e lineare per far uscire la Calabria dalla marginalità in cui sembra condannata. I dati emersi dal rapporto Svimez 2019 “Il Mezzogiorno nella nuova geografia europea delle diseguaglianze” confermano l’andamento negativo dell’economia calabrese anche nel corso del 2018. E dimostrano che la Calabria resta fanalino di coda in Italia soprattutto in termini di sviluppo ed occupazione. Con un Pil sotto zero nel 2018 e il livello di occupazione che continua a segnare una diminuzione anche nei primi due trimestri del 2019. Sul fronte del mercato del lavoro la regione non riesce a colmare la voragine che si è creata nel corso della lunga stagione di recessione: 5,7% di occupati in meno rispetto al periodo pre-crisi del 2008. Ultima tra le ultime, dunque. Con Sbarra proseguiamo come Corriere della Calabria il “viaggio” all’interno del mondo sociale e produttivo della Regione per individuare soluzioni percorribili per intraprendere nuove strade di ripresa dell’economia calabrese.
La Calabria non solo non riesce a crescere, ma addirittura arretra anche rispetto ad altri territori del Sud. Perché questo gap così forte?
«Perché, per tante ragioni, la Calabria è il “Sud del Sud”: l’avanguardia non solo di tutte le criticità nazionali, ma anche di quelle meridionali. Vale per le condizioni delle infrastrutture materiali, sociali, digitali e istituzionali. Vale per il tasso di disoccupazione e per le diseconomie che insistono sulle imprese. Vale per i livelli di sofferenza e marginalità in cui versano tanti pensionati e tante famiglie. La Calabria, anche simbolicamente, rappresenta il “confine” della nostra Penisola. Ma proprio per questo incarna l’opportunità più grande di sviluppo nazionale. E per una ragione molto semplice: è il territorio che presenta le maggiori potenzialità di crescita sotto tutti i punti di vista. Queste potenzialità vanno riattivate e messe a sistema per farle diventare forza propulsiva per il Paese».
Capitolo occupazione. Il Reddito di cittadinanza non sembra aver dato un impulso alla ripresa dell’occupazione. Svimez segnala che ha avuto una sorta di effetto “soporifero” sul mercato del lavoro. Non è la ricetta giusta dunque?
«In questo primo anno il Reddito di cittadinanza ha mostrato di saper dare frutti come strumento assistenziale e di sostegno sociale. Ma di fatto ha completamente fallito la sua missione “generativa”, non facendo incontrare domanda e offerta di lavoro. Questo perché da un lato non si è intervenuti potenziando e connettendo i Centri per l’impiego, e dall’altra, molto banalmente, perché manca l’offerta, specialmente al Sud, specialmente in Calabria. È del tutto illusorio pensare di risolvere la questione occupazionale con una legge. Servono veri investimenti produttivi. Servono politiche di sviluppo vere».
C’è anche un’emergenza nell’emergenza sul fronte del mercato del lavoro. Appena il 31,5% delle donne in Calabria ha un lavoro. Quindi c’è anche un problema di genere?
«Assolutamente sì. Purtroppo non si è ancora spezzato quel circolo vizioso che vede le donne impossibilitate ad una piena disponibilità al lavoro a causa della scarsa presenza, o addirittura dell’assenza, dei servizi primari di cura o dalla mancata sincronizzazione fra tempi di vita familiare, orari di lavoro e servizi di cura. L’innalzamento del tasso di occupazione femminile è una battaglia di civiltà e una priorità su cui impegnarsi per elevare il potenziale di crescita e garantire una più equa ripartizione delle risorse pubbliche, anche in funzione della sostenibilità futura dei sistemi previdenziale e di protezione sociale».
E senza lavoro e prospettiva di vita, i calabresi fuggono in massa. Per la Calabria è record. Come contrastare questo fenomeno?
«Rimettendo al centro della politica economica italiana la convergenza occupazionale, sociale e produttiva delle nostre aree deboli. È un’esigenza morale, prima di tutto. Ma è anche una necessità economica: il flusso di giovani scolarizzati porta via ogni anno le risorse umane più promettenti e miliardi di euro in “rimesse” delle famiglie. Ripartire dai giovani vuol dire riattivare i driver dei nostri territori. Penso al volano della logistica e della portualità, a settori che tutto il mondo ci invidia come l’agroalimentare, e l’artigianato, al patrimonio culturale, naturalistico su cui può contare il nostro turismo. Penso all’industria, alle pmi, alle tante startup messe in campo da tanti giovani da sostenere, consolidare e far ripartire. C’è tanta energia nelle nostre comunità che resta svilita e compressa».
Cosa potrebbe fare fin da subito il governo per aiutare il Sud e la Calabria a recuperare terreno?
«Serve un Piano straordinario per il Mezzogiorno, con al centro il lavoro e ripeto tanti investimenti. Una fiscalità di vantaggio dedicata al Sud, un forte intervento su politiche attive e formazione. Capitali pubblici veri orientati su politiche industriali specifiche, che stimolino l’innovazione e occupazione stabile e di qualità. Questo vuol dire prima di tutto assicurare l’effettiva attuazione alla clausola del 34% per gli investimenti ordinari, con vincoli e verifiche da estendere al complesso del settore pubblico, a partire da Anas, Enel, Ferrovie, Poste, Eni, solo per fare alcuni esempi. Spesa e investimenti ordinari da agganciare ai Fondi comunitari per realizzare addizionalità e aggiuntività negli interventi per colmare così i ritardi di crescita e sviluppo con le altre aree del Paese. Per la Calabria in particolare significa dare compimento a reti materiali svilite come la statale ionica, realizzare l’Alta velocità ferroviaria, costruire un sistema aeroportuale ancora inadeguato, completare la Zes di Gioia Tauro. Porto che resta una cattedrale del deserto, e che dovrebbe invece essere connesso alle grandi arterie euromediterranee. C’è poi il grande tema dei servizi pubblici, e in particolare della sanità e della scuola, da consolidare valorizzando il lavoro e procedendo a un grande piano di assunzioni. Dal Governo ci aspettiamo misure concrete, che colgano finalmente l’opportunità di un riscatto profondo e duraturo per tutti». (r.desanto@corrierecal.it)







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