Sì al reddito di cittadinanza, ma solo se erogato agli italiani

Circa la metà degli imprenditori si dichiara favorevole all’istituzione del contributo economico ma oltre il 65% di loro manifesta una contrarietà a erogarlo agli stranieri o, comunque, a condizioni diverse dagli italiani. Il dato è contenuto nel 15esimo rapporto redatto da Bcc e Demoskopika. Ad oggi, la misura avrebbe raggiunto ben 9 famiglie calabresi su 10 in povertà assoluta

COSENZA Il Reddito di Cittadinanza avrebbe raggiunto, in questi primi mesi, poco meno di 9 famiglie calabresi su 10 della platea potenzialmente più bisognosa. Su circa 78mila famiglie stimate da Demoskopika in condizione di povertà assoluta in Calabria nel 2018, infatti, il numero dei nuclei percettori del Reddito di cittadinanza, ossia le domande accolte, – secondo gli ultimi dati disponibili aggiornati allo scorso 8ottobre – è stato pari a 67mila, coinvolgendo oltre 160mila individui. A fare da contrappeso al tasso di successo, però, il possibile “condizionamento” del lavoro irregolare al crescere del quale sembrerebbe aumentare anche il numero delle domande per il reddito di cittadinanza. Non è un caso che la Calabria, oltre a registrare il più alto tasso di lavoro irregolare in Italia, pari al 22,3%, si posizioni anche in cima per numero di domande presentate ogni mille cittadini residenti, con un valore doppio a quello nazionale: 49 domande presentate a fronte delle 25 richieste rilevate in Italia.
Ma quanti sono i favorevoli e quanti i contrari al reddito di cittadinanza? Il campione degli imprenditori appare sostanzialmente diviso con una leggera prevalenza per il primo gruppo. Complessivamente un imprenditore su due, precisamente il 53,5%, si schiera a favore del provvedimento giudicandolo “utile”, mentre il resto del campione, ovvero il 46,5% lo ritiene una misura “inutile”. L’ago della bilancia, dunque, pende dalla parte del sistema imprenditoriale favorevole all’erogazione del contributo ma ad una condizione: che venga erogato prima agli italiani, secondo il 40% delle indicazioni fornite dai titolari delle aziende. Sul versante della congiuntura economica, l’indagine continuativa annuale mostra un peggioramento, anche se non rilevante, per il 2018, dopo il migliore risultato raggiunto nel 2017. E, infatti, non si può certo parlare di ripresa economica per la maggior parte delle imprese, se ancora oltre 4 su 10 (43,9%) denunciano un trend negativo, oltre un terzo (36,9%) condizioni di stabilità e solo il 19,3% una crescita dei propri volumi di affari.  Nel 2019, infine, l’indice di fiducia generale degli imprenditori, con 90,8 punti, si posiziona ancora in area negativa perdendo 7,7 punti rispetto all’anno precedente.
Questo è il quadro che emerge dal’annuale rapporto della Banca di Credito Cooperativo Mediocrati sull’economia locale realizzato dall’Istituto Demoskopika. «L’istituto del Reddito di Cittadinanza – dichiara il presidente della Banca di Credito Cooperativo Mediocrati, Nicola Paldino – trova molti sostenitori ma anche molti detrattori le cui posizioni sono molto discordanti tra loro. Anche dalla nostra indagine gli imprenditori intervistati appaiono divisi. Da una parte, poco più della maggioranza è d’accordo sull’introduzione della misura quale aiuto concreto per tutti coloro che vivono in condizioni di disagio economico, dall’altra troviamo una quota rilevante di soggetti, ben il 47%, in dissenso che indicano diverse criticità. Non vi è dubbio – precisa Nicola Paldino – che il Reddito di Cittadinanza possa rappresentare una misura concreta di contrasto della povertà, ancor più nelle aree maggiormente bisognose e meno sviluppate del Paese, del Mezzogiorno e, in particolare della Calabria, dove storicamente insistono elevati tassi di disoccupazione oltre alla più elevata incidenza di nuclei familiari poveri. In questa direzione, però, – conclude il Presidente della Banca di Credito Cooperativo Mediocrati, Nicola Paldino – risulta di vitale importanza allargare il confronto anche sull’effetto dei sussidi alla povertà in relazione all’offerta di lavoro e alla criticità del lavoro irregolare».
«La nostra indagine– commenta il Direttore dell’istituto Demoskopika, Nino Floro – rileva una doppia faccia del reddito di cittadinanza, quella del contrasto alla povertà, da una parte, e quella della relazione con il lavoro irregolare, dall’altra. E, infatti, se è vero che, nella sola Calabria, il sussidio riguarderebbe 9 famiglie povere su 10, risulta altrettanto vero che, con i suoi oltre 140 mila lavoratori non regolari, sia sempre la Calabria a conquistarsi il primato italiano del maggior numero di domande presentate, pari a poco meno di 50 per ogni mille residenti. Un istituto, dunque, con diverse implicazioni sul piano economico e sociale che accende i riflettori su diverse questioni e fattori che sul piano operativo e funzionale saranno decisivi per il suo successo quali – conclude Nino Floro – lo sviluppo delle attività di intermediazione tra domanda e offerta di lavoro, la ridefinizione delle politiche di reclutamento e potenziamento dei servizi pubblici per il lavoro (Cpi), l’implementazione costante e continua di attività di rilevazione dei fabbisogni formativi e occupazionali, riqualificazione e formazione dei lavoratori».
LA META’ DEGLI IMPRENDITORI SI DIMOSTRA “POCO CONSAPEVOLE” VERSO IL RDC
Poco meno della metà degli imprenditori ha risposto correttamente alle domande del test sulla conoscenza delle principali misure e sui contenuti del reddito di cittadinanza. I settori “più consapevoli” si sono dimostrati l’industria (56,7%) e le costruzioni (55,5%) mentre nell’agricoltura si è registrato il grado più basso (35,3%). Interrogati, inoltre, sui potenziali destinatari del reddito di cittadinanza, oltre 7 titolari d’impresa su 10 (73,5%) hanno risposto correttamente, indicando l’affermazione secondo la quale avranno diritto al sussidio tutti coloro che si trovano sulla soglia di rischio di povertà, mostrando di conoscere l’obiettivo prioritario della recente misura adottata dal Governo. Ma non mancano le sorprese. Una quota rilevante, pari al 55,1%, indica anche un’affermazione errata secondo la quale a usufruire del Reddito di Cittadinanza siano “solo i disoccupati senza sussidio sociale”. Tra i potenziali beneficiari del reddito di cittadinanza, inoltre, vi sono anche le imprese, che, assumendo i beneficiari del sostegno, possono usufruire di incentivi sotto forma di sgravi contributivi. A dichiarare una maggiore consapevolezza su questa opportunità, però, meno della metà del campione interpellato (44,9%).
SUL REDDITO DI CITTADINANZA È PAREGGIO TRA FAVOREVOLI E CONTRARI
Complessivamente un imprenditore su due, precisamente il 53,5%, si schiera a favore del provvedimento giudicandolo “utile”, mentre il resto del campione, ovvero il 46,5% lo ritiene una misura “inutile”. Tra quanti sono favorevoli alla sua introduzione la percentuale maggiore, il 48,3%, riguarda coloro che lo considerano un aiuto concreto per tutti coloro che vivono in condizioni di disagio economico, più contenute le percentuali, il 19,8%, di quanti invece ritengono possa ridare nuovamente potere d’acquisto ai cittadini, facendo così ripartire l’economia (19,8%), mentre il 19,3% è convinto che possa costituire un’occasione per il reinserimento lavorativo e l’inclusione sociale dei beneficiari e il 12,6% uno strumento di riqualificazione e formazione dei lavoratori.
Sul versante opposto, ben il 35,5% degli “oppositori” ritengono che la sua attuazione polarizzerebbe la società in due categorie antagoniste, composte rispettivamente dai lavoratori produttivi e da una platea di cittadini oziosi. Accanto a tali perplessità di principio, espressione di un dissenso sostanziale sulla natura stessa della misura, si annovera una nutrita schiera di critiche riguardanti la sua sostenibilità e le sue conseguenze economiche. Fra queste, la più grave, indicata dal 26,1% del campione, riguarda il fatto che il sussidio favorirà, senza alcun dubbio, il lavoro nero. L’altra importante criticità, indicata questa volta da una percentuale più contenuta, il 17,2%, riguarda l’elevato costo e la non sostenibilità economica che comporterebbe con ogni probabilità una maggiore pressione fiscale necessaria per finanziare la misura. Infine, una quota abbastanza rilevante, il 21,2%, si dimostra molto diffidente criticando aspramente il sussidio considerandolo uno strumento demagogico, ovvero una misura assistenziale a fini elettoralistici che è funzionale a determinati gruppi politici per mantenere il proprio consenso elettorale.
PASSA LA LOGICA DEL PRIMA GLI ITALIANI SUL RDC
Nonostante la maggioranza si dichiari favorevole all’erogazione del contributo ritenendolo una misura utile soprattutto a combattere le situazioni di disagio sociale ed economico, ben il 48,6% esclude a priori e in ogni caso gli immigrati e i cittadini stranieri come possibili beneficiari; a questi si aggiunge il 16,7% che è d’accordo ad erogarlo agli stranieri ma a condizioni diverse da quelle previste per i cittadini italiani. Per contro, il 33,4% del campione ritiene che debba essere destinato a tutti i cittadini residenti sul territorio italiano compresi gli stranieri e con le stesse modalità previste per i cittadini italiani. Ad essere più d’accordo a estendere a cittadini stranieri e immigrati il contributo sono gli imprenditori delle costruzioni (50%) e dell’industria (41,2%) con valori al di sopra di quello medio, mentre i meno propensi sono le imprese dei servizi con solo il 20% dei casi.
GIUSTO OBBLIGARE I BENEFICIARI DEL RDCA LAVORI DI “UTILITÀ SOCIALE”
Tre imprese su quattro (76,8%) sono favorevoli all’introduzione dell’obbligo per i beneficiari del Reddito di Cittadinanza di partecipare a lavori di pubblica utilità in coerenza con quanto previsto dal decreto legge n.4 del 2019, secondo il quale “in coerenza con il profilo professionale” i percettori della misura sono tenuti ad offrire la propria disponibilità per la “partecipazione a progetti a titolarità dei Comuni, utili alla collettività, in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni”. In particolare, per il 45,5%, “potrebbe essere un’occasione di formazione sul campo” mentre per il 31,3% “sarebbe una forma di riconoscenza nei confronti della collettività”. In minoranza i soggetti che invece sono in disaccordo, il 19,3%, adducendo come principale motivazione il fatto che il beneficiario dovrebbe impiegare il proprio tempo “solo investendo nella propria formazione e ricerca del lavoro” (16,5%) e non in altre attività che, di fatto, sarebbero controproducenti. A questi si aggiunge, infine, un meno significativo 2,8% di soggetti che disapprova perché “sarebbe ancor più umiliante far svolgere lavori di pubblica utilità a chi già soffre la condizione di disoccupato”.
LA META’ DEGLI IMPRENDITORI E’ PROPENSO A UTILIZZARLO
Sull’opportunità di sfruttare gli incentivi – sotto forma di sgravi contributivi – previsti dal Reddito di Cittadinanza in caso di assunzione dei beneficiari, il campione appare diviso: escludendo i non rispondenti che rappresentano il 9,1%, da una parte, il 45,9%, è interessato e propenso ad utilizzarli mentre dall’altra una stessa percentuale, il 45,1%, non mostra invece alcun interesse. Il dato, suddiviso per settore, mostra che i più interessati ad un eventuale utilizzo degli incentivi sono gli imprenditori edili (66,1%) e del commercio (52,9%), mentre quelli dell’industria e dei servizi i meno inclini; infine, in posizione intermedia, il comparto agricolo con il 41,3% dei casi.
CENTRI PER L’IMPIEGO: TUTTI NE PARLANO, POCHISSIMI LI USANO
L’impianto e il funzionamento del Reddito di Cittadinanza, cosi come concepito dal disposto legislativo che lo istituisce, assegna un ruolo fondamentale ai Centri per l’impiego. Ma, hanno le giuste competenze e conoscenze del mercato del lavoro oltre che le strutture adeguate per adempiere a tale compito? E, inoltre, le imprese, che costituiscono la domanda di lavoro, con quali modalità e frequenza si rivolgono ai Centri per l’impiego per la ricerca dei profili professionali eventualmente da assumere? Sul primo punto, circa 2 imprenditori su 3 (64,4%) sono d’accordo a lasciare ai Centri per l’impiego l’arduo compito di aiutare i beneficiari del Reddito di Cittadinanza nella ricerca del lavoro, innanzitutto perché i centri per l’impiego – e su questo c’è la convergenza del 40% degli intervistati – “si darebbero finalmente da fare” concentrandosi in verità sulla funzione e sull’attività principale, ossia favorire e realizzare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro (promozione dei profili professionali, individuazione opportunità occupazionali, ecc.). Tale risposta, in realtà, lascia trasparire da parte degli intervistati un atteggiamento piuttosto critico verso i Centri per l’impiego che sono visti come strutture non “al passo con i tempi”. Una convinzione, questa, confermata anche dal loro bassissimo utilizzo da parte delle imprese come canale di ricerca del personale. Nel 2018 solo il 2,1 per cento (circa 23mila persone) tra chi ha trovato un’occupazione alle dipendenze nel settore privato nell’ultimo anno vi è riuscito per il tramite dei Centri per l’impiego. Il basso utilizzo degli uffici di collocamento pubblici e il basso livello di intermediazione trova conferma nello studio di Demoskopika: nessuna impresa del campione intervistato ha affermato di rivolgersi “spesso” o “più volte” e dunque con una maggiore frequenza ai Cpi per la ricerca di personale da impiegare nella propria azienda, il 3,7% qualche volta, mentre la quasi totalità l’87,8% non utilizza mai i servizi del collocamento pubblico (80,1%) o se lo fa solo raramente (8,5%). Sul versante opposto, un’altra percentuale rilevante, pari al 24,3%, è d’accordo a lasciare questo compito ai Centri per l’impiego, convinta che avrebbero la giusta conoscenza del mercato del lavoro, dunque in grado di supportare adeguatamente i beneficiari nella ricerca di un impiego.







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto