Gioco d’azzardo, «una spesa di 575 euro l’anno per ogni famiglia calabrese»

Dai dati dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli emerge un quadro allarmante. La provincia dove si gioca di più è quella di Cosenza con 163 milioni l’anno. La città invece è Reggio con una spesa di quasi 55 milioni. E la Regione non si è ancora attrezzata per garantire le cure della “ludopatia”

di Francesco Donnici
CATANZARO
 Una spesa che cresce in misura direttamente proporzionale alla povertà. Sembra un paradosso e invece è la realtà che si accompagna al gioco d’azzardo.
Lo Stato sta lentamente prendendo coscienza di quanto gli incassi relativi all’azzardo – almeno quello legale – non siano poi così convenienti rispetto alla spesa che matura per le cure sanitarie dei mali da gioco d’azzardo patologico. E tuttavia, nonostante siano cresciute le campagne di sensibilizzazione sul tema e vi sia una specifica legge regionale che guarda alla cura del “Gioco d’azzardo patologico”, l’Ente non si è ancora attivato nell’erogare i finanziamenti promessi e necessari per munire le aziende sanitarie dei comparti e delle risorse necessarie alla prevenzione ed alla cura di questa patologia (qui l’approfondimento sul tema).
Chi trova del tutto conveniente questo tipo di business è invece la criminalità organizzata che attraverso il mercato sia legale che illegale dell’azzardo, è riuscita ad espandersi anche oltre i confini regionali ed a ripulire gran parte degli incassi provenienti da altre attività illecite.
Al di là degli accorgimenti presi almeno in teoria, pur nella maturanda consapevolezza dei danni sociali causati da questo mercato, non si registra oggi una netta chiusura e presa di distanza dello Stato. Il Decreto “Dignità” nella parte relativa all’azzardo risente ancora della mancanza di molti decreti attuativi e nel tempo è stato già più volte soggetto a deroghe per permettere comunque di continuare ad attingere da questo “forziere” che continua a crescere nei numeri e nelle dimensioni, soprattutto nelle regioni più povere.
In Calabria, ad esempio, i dati sono sconcertanti visto che si registra una spesa con cifre minime a sei zeri per ciascuna provincia. Come rivela il Codacons analizzando i dati dell’Agenzia Dogane e Monopoli, nella nostra regione «sono stati spesi oltre 462milioni di euro» nell’ultimo anno: «Abbiamo preso in esame quello che, secondo il Ministero, è lo “speso fisico” – sostiene Francesco Di Lieto – ovvero la spesa effettiva data dalla differenza tra quanto giocato e quanto vinto, calcolato sul gioco “fisico”».
COSTI DELL’AZZARDO IN CALABRIA La somma che i Calabresi hanno visto volatilizzarsi inseguendo il sogno di una vincita o anche solo per il desiderio, anche patologico, di giocare è per l’esattezza di 462.558.176,20 euro. Da questo calcolo sono escluse le giocate online che, rappresentano il 30% delle scommesse ed il gioco illegale che, secondo le stime della Direzione nazionale antimafia rappresenta almeno il 20% del business legale. Un fenomeno che in Calabria rappresenta complessivamente un costo complessivo di 750 milioni.
Per avere una visione chiara su questo vorticoso giro d’affari che ruota intorno al mondo delle scommesse, basta evidenziare che, mediamente, ogni calabrese, neonati compresi, dilapida 400 euro in questo colossale “buco nero”.
DATI PER SINGOLE PROVINCE La provincia dove si spende di più in gioco d’azzardo, sempre secondo i dati dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, è quella di Cosenza, con una spesa complessiva di 163.872.880,53 euro, mentre quella più “virtuosa”, quindi con una spesa minore è Crotone con 28.733.981,32 euro. Nel mezzo sta poi la provincia di Reggio Calabria con 148.046.673,42 euro, quella di Catanzaro con 81.770.556,22 euro e quella di Vibo Valentia con 40.134.084,71 euro.
DATI PER LE CITTÀ Le cifre vanno comunque parametrate alla popolazione media delle province e quindi alla spesa “pro capite”, non tanto diversa tra le stesse. E infatti, se si considerano i dati per le singole città capoluogo di provincia dividendo gli stessi per il numero di abitanti avremo in cima alla classifica Reggio Calabria per spesa complessiva, pari a 54.043.705,43 euro (con una media per abitante pari a 296,05 euro) mentre come media per abitante troviamo Tropea con 530,51 euro corrispondenti a una spesa complessiva pari a 3.375.095,56 euro.
Tra le altre abbiamo: Catanzaro 22.681.319,62 euro, con una media per abitante pari a 251,34 euro; Cosenza 19.746.355,01 euro, con una media per abitante pari a 292,27 euro; Vibo Valentia 15.475.863,34 euro, con una media per abitante pari a 458,65 euro; Crotone 14.468.537,10 euro, con una media per abitante pari a 228,01 euro; Lamezia Terme 19.134.428,44 euro, con una media per abitante pari a 296,91 euro; Soverato 4.027.098,39 euro, con una media per abitante pari a 444,44 euro; Rende 16.552.656,69 euro, con una media per abitante pari a 466,60 euro; Corigliano-Rossano 19.665.759,40 euro, con una media per abitante pari a 255,01 euro; Cirò Marina 3.209.076,53 euro, con una media per abitante pari a 216,14 euro; Isola Capo Rizzuto 2.783.170,51 euro, con una media per abitante di 155,76 euro; Gioia Tauro 8.974.063,28, con una media per abitante pari a 449,38 euro; Siderno 8.379.433,89 euro, con una media per abitante pari a 460,31 euro Pizzo 3.563.309,80 euro, con una media per abitante pari a 383,07 euro.
ALTRI DATI Dall’analisi operata dal Codacons emergono dati singolari riguardanti alcuni comuni della nostra regione. A Petilia Policastro e Limbadi, le vincite hanno superato le somme scommesse, soprattutto con riguardo alle “lotterie istantanee” che nel primo caso hanno portato a vincere circa 3 milioni di euro (per l’esattezza 2.991.144 euro) mentre a Limbadi hanno fruttato “appena” 672mila euro. Nel Comune di Carpanzano, ovvero il meno popolato della regione, si sono spesi 54.551,33 euro, per una media ad abitante di 230,17 euro.
Incrociando i dati, risulta quindi una spesa media per ogni famiglia calabrese pari a ben 574,36 euro l’anno “solo” per le scommesse legali. Da questi infatti vanno esclusi quelli spesi per l’azzardo illegale o per i giochi on-line che lasciano ipotizzare una spesa media per famiglia anche superiore ai mille euro.
«Sono dati inquietanti, soprattutto in considerazione delle condizioni economiche della nostra regione – sottolinea l’associazione – che ci spingono a parlare di una vera e propria emergenza “ludopatia”. Le preoccupazioni derivano sia dalle evidenti infiltrazioni della criminalità e sia per i rischi alla salute dei cittadini».







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