Diritti, studio e informazione, così le sardine combattono la politica dell’odio

Le voci dei manifestanti. Giovani e adulti contro la politica dell’odio. Dalla difesa dell’articolo 3 della Costituzione alla lotta contro la disinformazione di massa. In piazza anche Dario Brunori. «È molto più facile dire cose che muovono la pancia delle persone, dobbiamo essere bravi a muovere il sentimento e il cuore»

di Michele Presta
COSENZA 
Una riflessione sull’articolo 3 della Costituzione, “Bella ciao” intonata senza supporto sonoro a voler rimarcare che partigiani si è sempre, una sfilza di buone ragioni per sentirsi scorta della senatrice a vita Liliana Segre. Gruppi di amici giovani e meno giovani che si spostano in branco. In mano la sagoma di una sardina sostenuta da un supporto in legno. Tantissime famiglie. C’è chi si è ingegnato realizzando sagome di pesci con una nuvoletta che recita «non abbocco» altri che invece ricordano che «La Calabria non si Lega». La prima uscita delle sardine calabresi a Cosenza è in linea con le altre manifestazioni nazionali. Un migliaio si stima si siano radunati a piazza Santa Teresa ma nel capoluogo cosentino sono arrivati calabresi da tutte le province. Cosenza, così come successo per la manifestazione dello scorso 24 settembre all’arrivo del leader del “Carroccio”, Matteo Salvini, riesce pacificamente e con spirito di ironia a ribadire i principi di democrazia e vivere sociale che secondo i manifestanti vengono calpestati quotidianamente da una destra che in molti osano anche definire xenofoba. Il branco di sardine ha un obiettivo: distruggere la “bestia” macina consenso di Matteo Salvini. E per questo in quello che è stato  ribattezzato come il “sabato delle sardine” a pochi giorni dalla nascita del movimento le idee cominciano a schiarisi. Perché scendere in piazza? Innanzi tutto per sensibilizzare. Alla politica macina like si preferiscono gli incontri di persona. «Dobbiamo ripartire da questo tipo di incontri – spiega Fabio -.Non bisogna sempre parlare alla pancia degli elettori. I problemi che abbiamo sia a livello regionale che nazionale sono seri e adesso è finito il tempo delle chiacchiere. Salvini ne fa tante, se saremo compatti e uniti qualcosa potremmo cambiarla ma la spinta deve avvenire dal basso. Per questo in questa fase è giusto non legarsi a nessun tipo di partito. Sappiamo che contrastare Salvini ed il suo modo di fare l’informazione è difficile ma dobbiamo provarci, mi vien da ridere quando parlo con miei conterranei che abboccano a quello che dice non mi capacito, basta informarsi e capire che tutto quello che dice il leader della Lega è irrealizzabile». Tutte le sardine concordano sul punto: troppa disinformazione. Smentire e sbugiardare il “Capitano” è la nuova missione. Tra i manifestanti, anche il cantautore cosentino Dario Brunori. L’arrivo in piazza del cantautore della “Sas” ha mandato in visibilio le sardine navigavano a vista nella vasca di piazza Santa Teresa.  «Sono venuto per osservare. Mi piace delle persone si riuniscano in quello che è un movimento che ha i tratti di un movimento spontaneo nel quale sicuramente incontro i motivi che lo muovono – spiega Dario Brunori -. Mi piace l’idea dell’aspetto affermativo di questa cosa, nella maggior parte delle occasioni ci si riunisce per avere un bersaglio da colpire perché gli uomini sono mossi sempre dall’aspetto emotivo e hanno bisogno di avere un avversario, ma da questa dualità si può lavorare per qualcosa che prescinde il nemico da combattere. Viamo in una epoca che ci sottopone a migliaia di input e le persone si fanno una idea delle cose superficiale. Ma questo vale un po’ per tutto,la bravura deve essere di saper comunicare in modo più rapido, sentimentale ed emotivo. Oggi bisogna essere profondi ma rapidi, non essere superficiali e frivoli ma puntare sulla la rapidità per sfruttare quello che si ha da dire. Non è una cosa facile. È molto più facile dire cose che muovono la pancia delle persone, dobbiamo essere bravi a muovere il sentimento e il cuore». A Cosenza sono arrivate anche le sardine dello “stretto di Reggio Calabria”. Trecento chilometri, non conta l’età. Per Sabina esserci ha una valenza che va ogni oltre ragionevole dubbio. «La notizia non è che i giovani siano in piazza ma che a manifestare siano proprio gli anziani delusi amareggiati, ci eravamo rassegnati adesso sentiamo ardere dentro di noi uno spirito nuovo. Questa ondata di freschezza e spontaneità apartitica ci ha coinvolti in modo esemplare facendoci ritornare alle nostre battaglie. Sono convinta che nei confronti della politica ci sia disaffezione, io sono così amareggiata che mi sento peggio di una immigrata perché ho dovuto lasciare la mia casa politica, ma ora bisogna contrastare una destra xnofoba c’è bisogno dell’aiuto e del sostegno di tutti». La piazza brulica. Sulle note di Rino Gaetano le sagome dei pesci portate dai manifestanti seguono l’onda marina. Un ondeggiamento lento che è intervallato dagli slogan contro la Lega e contro Matteo Salvini. Andrea, 21enne studente universitario spiega che in ambito accademico nessuno vede di buon occhio il segretario leghista. «Penso sia bravo a dire alla gente quello che la gente voglia sentirsi dire» ci spiega. A Soverato prima, a Cosenza poi. I Calabresi sono stati i primi a contrapporre manifestazioni di piazza ai comizi elettorali leghisti.  «Attraverso le due precedenti manifestazioni si è dato inizio a quello che è stato un declino mediatico di Salvini -sostiene Filippo -. Ripartiamo da Cosenza per dire no alle politiche dell’odio e dell’insicurezza. A questi temi noi  rispondiamo con giustizia sociale e senso di comunità. Non dobbiamo pensare che il movimento delle sardine sia un movimento anti. Se sosteniamo questo stiamo sminuendo tutto quello che stiamo facendo. In questo momento le sardine si ritrovano in piazza per riportare al centro del dibattito tutta una serie di argomenti che sono  stati completamente messi fuori dall’agenda politica nazionale. Poi è logico che dopo 15 giorni ancora non possiamo avere un progetto che sappia guardare in modo definito al futuro. Sicuramente vogliamo ristabilire un contatto umano e difendere la comunità dall’imbarbarimento della politica e dell’odio. Abbiamo conquistato diritti che sono diventati fondamentali e inalienabili, non possiamo privarcene senza nessun confronto». (m.presta@corrierecal.it)







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