Stipendi in ritardo e incertezze sul futuro, protesta all’ospedale di Rossano – VIDEO

I dipendenti della cooperativa che si occupa del servizio di pulizia occupano il tetto del nosocomio. «L’azienda non fornisce nessuna risposta ai lavoratori, ma neanche l’Asp fornisce indicazioni all’azienda»

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO «Non facciamo volontariato, il lavoro va pagato». Non è certamente dei più accoglienti lo striscione che dalle prime luci dell’alba di lunedì mattina, campeggia sul tetto dell’ospedale di Rossano. A manifestare arrampicati, una ventina di addetti alle pulizie del nosocomio, lavoratori della cooperativa Sis, con sede a Roma. Disperati, a poche settimane dal Natale, lamentano i pagamenti degli stipendi arretrati – da ottobre – ma “denunciano” anche il timore, la paura di restare senza lavoro. Sul posto le forze dell’ordine ed il sindacalista della Cgil, Andrea Ferrone. «I lavoratori stanno protestando sul tetto dell’ospedale – spiega – perché i pagamenti arretrati condizionano loro e le loro famiglie. Si tratta di lavoratori che guadagnano poco ed anche un minimo ritardo, benché minimo preoccupa, come preoccupano le prossime scadenze alla vigilia del Natale. Abbiamo avuto una interlocuzione con l’azienda e con la direzione sanitaria, siamo in attesa che arrivino segnali positivi». L’ottimismo, intanto, sul tetto non regna affatto sovrano. «Lamentiamo – racconta una lavoratrice – il pagamento degli stipendi arretrati, anche perché non abbiamo alcuna certezza rispetto a quelli futuri. Ad indispettirci ancora di più, anche una nuova assunzione a tempo indeterminato registrata nei giorni scorsi». Come un cane che si morde la coda, «l’azienda non fornisce alcuna risposta ai lavoratori, ma anche l’Asp – dice ancora la lavoratrice – non dà risposte all’azienda». In stato d’agitazione, a Rossano, sono in 42 «ma più in generale sono tutti i dipendenti della Sis a manifestare oggi, compresi quelli di Cosenza e Mormanno, in tutto una settantina di persone. Nel frattempo, non sembra arrivare alcuna indicazione e per questo staremo qui sul tetto dell’ospedale fin quando non emetteranno il bonifico o il “cro”. Vogliamo risposte certe sul nostro futuro, su quelli in ritardo e sui prossimi salari, perché non possiamo vivere in questo stato di perenne precarietà, costretti ad annunciare lo stato di agitazione ogni due o tre mesi. Vogliamo soprattutto comprendere – conclude la lavoratrice – se l’azienda è in grado di retribuire o no. Noi nel frattempo continuiamo a fare il nostro lavoro, ed infatti stiamo garantendo la pulizia dell’ospedale per rispetto dei malati». Disperazione, insomma, ma anche tanta dignità. E chissà che qualcuno li ascolti. (l.latella@corrierecal.it)







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