Dopo il vertice di Arcore si spacca il centrodestra: Occhiuto grida al «tradimento» e va da solo

Dopo l’annuncio dell’accordo tra Salvini, Meloni e Berlusconi il sindaco di Cosenza parla di «manovra di palazzo e atto di grande arroganza». L’accusa sull’ipotesi Santelli: «Persone che ritenevi amiche e che trovi oggi impegnate nel tentativo di sostituirti»

COSENZA Lo strappo si consuma in poche ore e le parole che lo scandiscono sono durissime. L’intesa raggiunta dai tre leader del centrodestra nel vertice di Arcore è «una manovra di palazzo e un atto di grande arroganza e prepotenza». A dirlo non sono i competitor del centrosinistra ma chi del centrodestra aspirava da tempo di essere il candidato a governatore per le ormai imminenti elezioni regionali. Il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto rompe con Forza Italia e con la coalizione e annuncia che va avanti, si candida lo stesso anche se Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni hanno raggiunto l’intesa su un altro nome. «Un unico obiettivo: tutti, tranne Mario Occhiuto», dice lui stesso in un post di Facebook che segue di poche ore le dichiarazioni del fratello Roberto, vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera, che aveva già fatto capire come fosse mal digerita perfino l’indicazione di Jole Santelli, finora vicinissima al sindaco di Cosenza – di cui è vice a Palazzo dei Bruzi – e che invece ora viene indicata evidentemente dal primo cittadino come responsabile di un «tradimento» consumato proprio «da parte di persone che ritenevi amiche e che hai sempre gratificato e che trovi oggi impegnate, con manovre davvero misere, nel tentativo di sostituirti». Occhiuto aggiunge: «Non riesci neppure a crederci all’inizio, ma dopo qualche giorno metti in fila tante parole e tanti avvenimenti, ricordi di situazioni simili, e capisci». Ma spiega di continuare a «ad aspirare in una Calabria della Bellezza» lanciando un appello « tutte le persone libere, ai tanti giovani che credono ancora che sia possibile il cambiamento» e «a tutti coloro i quali non vogliono consegnare la nostra regione a chi pensa, magari dall’esterno, di utilizzare la voglia di riscatto dei calabresi per i propri interessi». «Dobbiamo ribellarci – conclude – a tanta violenza e miseria umana travestita di opportunità politica. Non possiamo semplicemente rassegnarci. “Nessuno può tornare indietro, ma tutti possono andare avanti”». Come già successo nel centrosinistra con lo strappo tra il Pd e il governatore uscente Mario Oliverio, dunque, la spaccatura è arrivata anche a destra.







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