Torna in libertà l’ex consigliere regionale del Pd Sebi Romeo

La Cassazione ha annullato senza rinvio sia l’ordinanza con cui il Riesame aveva sostituito i domiciliari con il divieto di dimora in Calabria, sia quella del gip

REGGIO CALABRIA Torna in libertà l’ex consigliere regionale e capogruppo Pd, Sebi Romeo, travolto mesi fa dall’inchiesta Libro Nero con l’accusa di corruzione. Secondo quanto emerso dalle indagini, in cambio di informazioni sulle indagini in corso avrebbe accettato la “proposta di collaborazione” di un maresciallo della Finanza in servizio alla procura generale, che si sarebbe attivato in cambio dell’assunzione di un parente. Accuse sempre respinte al mittente dal diretto interessato, ma che hanno retto sia alla “prova” del gip, che per Romeo aveva disposto i domiciliari, sia a quella del Tdl che però li aveva commutati nel divieto di dimora in Calabria. Di tutt’altro segno appare la decisione della Suprema Corte.
La Cassazione ha annullato senza rinvio sia l’ordinanza con cui il Riesame aveva sostituito i domiciliari con il divieto di dimora in Calabria, sia quella del gip. Sebbene le motivazioni non siano ancora disponibili, a detta delle difese difese – gli avvocati Natale Polimeni e Armando Veneto – la Suprema Corte avrebbe accolto le istanze dei legali, che fin dall’inizio hanno sostenuto sia l’inutilizzabilità processuale delle intercettazioni captate dal trojan, perché relative a contestazioni di reati di tipo ordinario per i quali quella tecnologia di captazione non è utilizzabile, sia la carenza di gravi indizi a carico del consigliere. Bocciata invece la richiesta del procuratore generale, che aveva chiesto un annullamento con rinvio perché il Tdl rivalutasse il caso anche in considerazione dell’inutilizzabilità delle conversazioni captate. Romeo – per il quale la procura ha di recente chiuso le indagini, stralciando la sua posizione dal filone principale, tutto centrato su fatti di mafia – si avvia ad affrontare il processo da uomo libero. Ma in realtà, se non si trattasse degli ultimi 45 giorni di esercizio provvisorio, avrebbe anche diritto a rientrare in Consiglio regionale. Con l’annullamento dell’ordinanza, dunque dell’originaria misura cautelare, vengono meno anche i presupposti giuridici per i quali è stato dichiarato decaduto e sostituito con surroga dal consigliere Giordano. (ale.ca.)







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