«Nel 2020 lanceremo un attacco globale alla ‘ndrangheta»

Il direttore centrale dell’Anticrimine Rizzi: «Sta invadendo nuovi mercati, dobbiamo sviluppare la consapevolezza della minaccia mafiosa nel mondo». L’anno scorso arrestati 61 latitanti

ROMA «La ‘ndrangheta si sta stabilendo in diversi Paesi dove trova una legislazione non attrezzata e mercati che offrono grosse possibilità di sviluppo». Lo ha detto il direttore centrale della Polizia Criminale, Vittorio Rizzi, in occasione del bilancio dell’attività del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia (Scip).
«Il nostro progetto è sviluppare la consapevolezza della minaccia mafiosa nel mondo – ha aggiunto -. Per il 2020 il nostro obiettivo è lanciare un attacco globale alla ‘Ndrangheta».
Sono 61 i latitanti arrestati nel 2019 che appartenevano ad associazioni criminali mafiose, in testa camorra, mafia etnica e a seguire, Ndrangheta, Cosa Nostra e mafie pugliesi: 29 milioni di euro il valore dei beni sequestrati in 12 Paesi.

«CLAN IN OLTRE 30 PAESI» «L’associazione criminale italiana più presente nel mondo è la ‘ndrangheta, attiva in oltre 30 Paesi: per colpirla bisogna soprattutto aggredirne i patrimoni. La ‘ndrangheta – ha spiegato Rizzi – si va radicando nei Paesi dove la legislazione di contrasto e’ meno attrezzata e i cui mercati offrono maggiori possibilità di sviluppo: all’estero segue una politica non di tipo militare ma di silente infiltrazione nel tessuto economico, politico e sociale che inizialmente sembra non suscitare allarme e in qualche ambiente viene addirittura tollerata perché porta soldi». «Tra i nostri progetti c’è quello di far rientrare la criminalità organizzata tra le dieci minacce più gravi alla sicurezza europea – oggi non c’è ed è un vulnus per l’Europa – mentre è pronto a partire un progetto già approvato dall’Interpol per lanciare un attacco globale alle mafie. Per l’Italia si tratta di un investimento di 4 milioni e mezzo in tre anni».







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