Un parente mafioso imbarazza il candidato M5S. Aiello: «Con mio cugino non c’entro nulla»

Il Fatto Quotidiano svela il legame con lo “Sceriffo”, boss ucciso nel 2014. La replica: «Con questi accostamenti si ferisce la democrazia». Morra si disimpegna: «Non darò alcun sostegno alla lista». Parentela: «Accostamento gratuito»

«Calabria, il cugino mafioso imbarazza il candidato del Movimento cinque stelle». È questo il titolo che Il Fatto Quotidiano, utilizza nell’edizione di questa mattina, per un articolo di Lucio Musolino che indica Francesco Aiello, candidato alla presidenza della Regione per il Movimento Cinque Stelle, «al centro delle polemiche» per via di una parentela stretta – «è il cugino di primo grado» – del boss Luigi Aiello.
«Dopo lo scandalo della casa parzialmente abusiva – scrive Musolino sul Fatto – il candidato del M5S a presidente della Calabria finisce al centro di un’altra polemica che, adesso, rischia di condizionare le elezioni regionali del 26 gennaio. Il docente universitario Francesco Aiello è cugino di primo grado del boss Luigi Aiello – viene riportato sulle colonne del giornale diretto da Travaglio – ucciso a Soveria Mannelli il 21 dicembre 2014 nella faida del Reventino tra gli Scalise e i Mezzatesta. Per la Dda di Catanzaro, Luigi Aiello era uno ‘ndranghetista che faceva parte del “gruppo storico della montagna”. Detto lo “Sceriffo”, secondo i pm, il cugino del candidato era affiliato alla cosca Mezzatesta ed era in grado di ordinare omicidi e fare estorsioni. Quella di Luigi Aiello è stata una carriera criminale in cui non si è fatto mancare nulla: tra il 1982 e il 1983, infatti, è stato condannato per omicidio preterintenzionale, rapina, furto, detenzione illegale di armi e tentata estorsione».
«Scontata la pena (11 anni) – prosegue l’articolo – non si è mai allontanato dagli ambienti criminali: il nome dello “Sceriffo” compare nell’inchiesta “Reventinum” del 2019, coordinata dal procuratore Nicola Gratteri. Se non fosse stato ammazzato, probabilmente Aiello sarebbe finito di nuovo in carcere perché sospettato di aver partecipato, come “specchietto”, all’omicidio di Daniele Scalise, rientrante anche questo nella faida del Reventino in cui nell’agosto 2016 è stato ucciso pure l’avvocato di Lamezia Terme Francesco Pagliuso al quale lo “Sceriffo” portava le “ambasciate” del boss Domenico Mezzatesta, all’epoca latitante. Tra il candidato del M5S Francesco Aiello – è scritto ancora – e il cugino boss non c’era solo un rapporto di parentela, dovuto al fatto che erano figli di due fratelli. Lo “Sceriffo”, infatti, frequentava casa dello zio. Imprenditore nel movimento terra, Luigi Aiello avrebbe effettuato diversi lavori con la sua impresa proprio nella famosa abitazione di Carlopoli, finita sulla stampa per l’abuso edilizio che sarebbe stato commesso dal padre del docente universitario. Ci sarebbero anche alcune foto del cugino a bordo di un mezzo cingolato intento a lavorare sulla linea dell’acquedotto. Foto risalenti – riporta il Fatto – alla fine degli Anni 90 quando Francesco Aiello aveva più di 30 anni. Certamente non è un reato essere parente dello ’ndranghetista ma è comunque imbarazzante per l’aspirante governatore definito dal deputato Paolo Parentela “il candidato ideale per condurre la rivoluzione necessaria” in Calabria: “Non ho nulla a che vedere con mio cugino. – commenta lo stesso Francesco Aiello – Non posso scegliere i parenti. Posso scegliere come vivere, chi frequentare e chi escludere dalla mia vita”. Non la pensa così il senatore Nicola Morra – si legge nel pezzo di Musolino – il quale, appresa la notizia che Aiello è cugino di un affiliato alla ‘ndrangheta, va su tutte le furie e annuncia il suo disimpegno per le regionali: “Non darò alcun sostegno alla lista”. Secondo il presidente della Commissione antimafia, “occupare gli spazi di cui ha parlato il procuratore Gratteri di recente è fondamentale, ma farlo con le persone giuste è un obbligo morale per chi fa politica attiva. Mi sarei aspettato dal candidato Aiello maggiore pubblicità e trasparenza sulle sue parentele”. “La faida del Reventino – aggiunge Morra – è stata una faida sanguinaria e visti i precedenti di Luigi Aiello, cugino del candidato, e lo scalpore mediatico sulla questione dell’abitazione di Francesco Aiello, avrei preferito sapere tutto com’è nel diritto di ogni elettore. Avremmo preferito sapere, appunto, che parte dei lavori per quell’abitazione oggi al centro di polemiche furono eseguiti da suo cugino. Avere omesso queste informazioni credo non sia affatto corretto”».
«La seconda stoccata Morra – si legge ancora testualmente sulle colonne del Fatto Quotidiano – la indirizza al deputato Parentela: “Spero che il coordinatore di queste elezioni regionali non ne fosse a conoscenza, anche se gli obblighi di prudenza in questa terra impongono per chicchessia accertamenti approfonditi. Questo è uno dei motivi per cui non ho partecipato e non parteciperò alla campagna elettorale. Terrò ben lontana la mia persona da questa vicenda, in quanto ho un ruolo istituzionale da onorare. L’altro motivo per cui non darò alcun sostegno alla lista è il metodo di composizione: ridursi all’ultimo minuto ti fa scontrare con problemi che non hai il tempo di affrontare e risolvere. Mi spiace dirlo, ma stiamo rischiando di gettare alle ortiche un discreto patrimonio che a fatica abbiamo costruito in una regione così difficile e largamente occupata dalla ‘ndrangheta. Dire che si sia operato con leggerezza – chiude qui l’articolo – è un eufemismo”».

LA REPLICA: «NON C’ENTRO NULLA CON MIO CUGINO» «Non c’entro nulla con mio cugino Luigi Aiello, peraltro morto 5 anni fa. Con lui non avevo alcun rapporto e ho fatto tutta la mia vita all’università, prima da studente, poi da professore». Lo afferma Francesco Aiello, candidato alla presidenza della Regione Calabria con l’alleanza civica del Movimento 5 Stelle, che commenta l’articolo del Fatto Quotidiano, apparso oggi, in cui è riportata la notizia dei trascorsi del cugino, Luigi Aiello. «Peppino Impastato – rammenta Aiello – era figlio di un mafioso e nipote di un mafioso, ma non era mafioso». «Ieri sera – racconta Aiello – al Fatto Quotidiano avevo già precisato che con mio cugino non avevo alcuna frequentazione. Io sono Francesco Aiello, punto». «Nella mia vita – prosegue Aiello – ho sempre frequentato colleghi, studenti, dottorandi, magistrati, giornalisti, impegnandomi per la legalità e per la formazione delle nuove generazioni. Nessuno mi ha mai visto con la coppola, con santini bruciati e altri segni del genere. Fare questi accostamenti è un fatto grave, soprattutto sotto elezioni. Ed è lecito chiedersi a vantaggio di chi o di che cosa. Così – conclude Aiello – si ferisce la democrazia, la libertà e la dignità individuale. Tuttavia, ho spalle robuste e anche stavolta non mollo: vado avanti, sicuro di essere sulla strada giusta per contribuire a liberare la Calabria dal malaffare».

PARENTELA: «ACCOSTAMENTO GRATUITO, DA NOI DENUNCE CONTRO LA CRIMINALITÀ» «Dal 2013 ad oggi il Movimento 5 Stelle ha presentato alle Procure calabresi circa un migliaio di denunce, su gravi violazioni nella sanità, nel ciclo dei rifiuti e nell’amministrazione regionale, di enti pubblici e di diversi Comuni, anche sciolti per infiltrazioni grazie alle nostre battaglie. Ora si tenta di offuscare questa attività, condotta senza avere nostri consiglieri regionali in Calabria, con l’accostamento gratuito tra il candidato governatore Francesco Aiello e suo cugino Luigi, morto da 5 anni e con precedenti di mafia». Lo afferma, in una nota, il deputato Paolo Parentela, coordinatore del Movimento 5 Stelle per la campagna elettorale del Movimento 5 Stelle. «Francesco Aiello – prosegue il parlamentare M5S – non c’entra nulla con suo cugino, non l’ha frequentato, non l’ha aiutato, non l’ha protetto e non l’ha seguito. Ricordo che secondo la Costituzione la responsabilità penale è personale, e questo dovrebbero tenerlo a mente tutti, a partire dai rappresentanti istituzionali». «Ciò precisato – continua il deputato – bisogna distinguere i fatti dalle congetture. Aiello, al quale confermiamo la nostra vicinanza e fiducia, ha un torto solo: è nemico di tutte le “piovre” e ha le competenze e la tenacia giuste per cambiare in concreto la Calabria. È inaccettabile che il Movimento 5 Stelle resti vittima di suggestioni mediatiche e che invece debba rimanere nell’ombra la coraggiosa opera di lotta che negli anni abbiamo portato avanti. Spesso – rimarca Parentela – la parte della stampa tende a mettere tutta la politica sullo stesso piano, come se noi fossimo uguali al centrodestra e al centrosinistra, che invece hanno avuto condannati o imputati per ‘ndrangheta e che, al contrario di noi, non hanno mai fatto una sola denuncia al procuratore Gratteri e agli altri magistrati». «Bisogna ripristinare la verità sulla politica calabrese e dire – conclude Parentela – chi ha fatto o non ha fatto che cosa. Ieri Aiello ha denunciato un grave abuso della Regione compiuto il giorno dello scorso San Silvestro. Nessuno degli altri candidati alla presidenza regionale ha avuto il coraggio di seguirlo. In Calabria c’è un’emergenza di legalità. Noi l’affrontiamo con i fatti, gli altri ne parlano e basta. L’informazione nazionale ha il dovere di rendere chiare le diverse posizioni a riguardo».







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