“Frontiera”, condanne confermate anche in appello

Si è concluso il secondo grado di giudizio per gli imputati che avevano scelto il rito abbreviato. Tra di loro, la moglie e i figli di Franco Muto

CATANZARO Le pene inflitte agli imputati che hanno scelto il rito abbreviato del processo “Frontiera”, salvo alcune rideterminazioni, sono state confermate quasi tutte anche nella sentenza d’Appello. L’operazione antimafia che scoperchiò gli affari illeciti che dal tirreno arrivavano anche nella città di Cosenza e nel suo hinterland permise di ricostruire una fitta rete di rapporti criminali utili a gestire e spartire tutto il territorio. Servizi, spaccio, grandi opere, tutto secondo i magistrati della Dda di Catanzaro sarebbe passato dal clan egemone sul tirreno, quello di Franco Muto. E non è un caso, infatti, che nell’indagine finirono coinvolti anche la moglie del  “re del pesce” Angelina Corsanto, e i figli: Luigi, Mara. E’ proprio Luigi Muto, che per come emerso anche dal processo con rito ordinario, dovrebbe essere considerato il reggente del clan al posto del padre ormai messo alle strette dall’età e dalla malattia.
LE CONDANNE I giudici della Corte d’Appello di Catanzaro hanno confermato la sentenza di primo grado nei confronti di: Pietro Calabria (7 anni), Fedele Cipolla (4 anni), Franco Cipolla (14 ani e 8 mesi), Angelina Corsanto
(9 anni), Alessandro De Pasquale (12 anni), Gianfranco Di Santo (7 anni e 6 mesi), Natale Giuseppe Esposito (5 anni e 8 mesi), Giuseppe Fiore (9 anni e 4 mesi), Antonietta Galliano (1 anno e 4 mesi), Guido Maccari (17 anni), Giuseppe Montemurro (3 anni e 4 mesi), Luigi Muto (15 anni e 4 mesi), Sandra Muto (1 anno e 4 mesi), Carmine Occhiuzzi (4 anni), Andrea Orsino (8 anni e 4 mesi), Alfredo Palermo (10 anni), Valentino Palermo (7 anni), Vittorio Reale (7 anni e 8 mesi), Luigi Sarmiento 2 anni e 8 mesi) e Salvatore Sinicropi (14 anni e 8 mesi). Sono stati riqualificati i fatti ascritti a carico degli imputati: Giulio Caccamo e Emanuel La Scaleia, per il reato relativo alle sostanze stupefacenti, con il riconoscimento delle attenuanti generiche. Per Caccamo la pena è a 1 anno, 6 mesi e 20 giorni di reclusione e euro 300 di multa, mentre per  La Scaleia (2 anni di reclusione). E’ stato riqualificato il capo d’imputazione anche a Mara Muto per l’associazione mafiosa, circostanza che ha permesso una rideterminazione della penar in 7 anni di reclusione. Pena rideterminata anche per Antonio Di Pietromica in 7 anni di reclusione e per Carmelo Valente condannato  a 14 anni di reclusione. Tutti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e al risarcimento delle spese sostenute dalle parti civili.





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