Flop alle regionali e «sabotaggi», tra i 5 stelle volano gli stracci – VIDEO

Non c’è pace tra i pentastellati. Dopo il risultato delle regionali si tenta una resa dei conti. Per alcuni attivisti Parentela e gli altri deputati che hanno sostenuto la campagna elettorale devono dimettersi. Si aspettano gli stati generali di marzo

di Michele Presta
COSENZA «Il potere logora chi non ce l’ha». Giulio Andreotti, inconsapevolmente, risolve i problemi in casa 5 stelle (Calabria). Le urne suonano il de profundis e al resto ci pensano gli attivisti che nello stesso giorno (con due gruppi diversi) chiedono dimissioni a destra e a manca. Quelli che hanno sostenuto la campagna elettorale di Francesco Aiello, chiedono un passo indietro del senatore Morra (qui la notizia) quelli che invece hanno mal digerito «l’imposizione dall’alto» del professore universitario chiedono le dimissioni di Paolo Parentela e dello stuolo di deputati che in questo mese hanno affrontato la campagna elettorale. Manco a dirlo a salvarsi sono solo Nicola Morra e Dalida Nesci. Invocano di ripartire dalla base e dai territori i pentastellati che a Cosenza hanno incontrato la stampa (in rappresentanza di più o meno altri 100 attivisti) ma in casa 5 stelle tira aria di divorzi. «Abbiamo deciso di lavare i panni sporchi in pubblico» dice Angelica Intrieri. La crisi dura ormai da un paio d’anni «da quando alle politiche hanno deciso di mettere gli “amici” e non gli iscritti del movimento» aggiunge Serena Varano. Il risultato? Candidature come quella di Silvia Vono che da poco meno di qualche mese ha abbandonato gli ideali di Grillo&Casaleggio e si è accasata con Matteo Renzi.

MORRA? «NO MA SÍ MA SÚ MA DAI» I cento attivisti che già in tempi non sospetti avevano palesato qualche dubbio circa la possibilità che non si rispettassero le regole dello statuto per la scelta del candidato alla presidenza della regione e dei candidati, non confessano l’appartenenza a nessuna “corrente”. Restii a riconoscersi come partito, i pentastellati che hanno deciso di metterci la faccia però rispondendo alle domande dei giornalisti ammettono: «Sì in questo momento Morra è quello che rispecchia più di tutto il nostro malessere – spiegano in diversi -. Ma noi siamo comunque delusi dall’atteggiamento di tutti gli eletti in parlamento con il Movimento 5 Stelle. Alle urne siamo andati a votare, non vorremmo che passasse il messaggio che vogliamo sponsorizzare l’astensionismo ma non possiamo ammettere che ci sentiamo rappresentati». Il più classico dei motivi lo spiega Renato Bruno. «Io ero in consiglio comunale a Scalea e ho fatto una lotta contro gli abusi edilizi, potevo stare con un candidato che ha un problema con il comune relativamente a cose che ho sempre combattuto e per le quali mi hanno minacciato di morte? No. Ma il movimento non ha candidato la propria lista a Cutro perché il candidato a sindaco aveva una parentela simile a quella di Aiello con un mafioso morto da 20 anni e con cui non aveva rapporti. Non possiamo stravolgere le regole che ci caratterizzano». Tutte questioni che però gli attivisti mettono anche sul piatto dei numeri. «Siamo rimasti fuori per poco, è vero, ma non possiamo dare la colpa a chi come noi e come Morra non ha espresso preferenze per il movimento». Ma tant’è. Aiello è rimasto fuori e i 5 stelle faranno i conti con altri cinque anni lontani dalla cittadella.

UN CANE CHE SI MORDE LA CODA Non è la prima volta a dire il vero che il Movimento 5 Stelle però fa i conti con i “mal di pancia degli iscritti”. A Cosenza e a Rende per esempio nonostante i sindaci fossero stati scelti seguendo le regole delle graticole il risultato delle amministrative è stato magro. «Non possiamo parlare di Rende, ma a Cosenza c’erano troppe liste» giustificano il risultato gli attivisti. «Anche lì però ci fu un problema con alcuni delusi» poi viene corretto il tiro. E quindi il vortice calabrese che travolge il Movimento 5 Stelle quando c’è da scrivere il nome e il cognome del candidato, in fin dei conti non è problema dell’ultima ora. «Su “Rousseau” il 47% di chi ha votato ha espresso parere negativo nei confronti del candidato Francesco Aiello. Ma il problema è anche relativo al mancato inserimento nella lista come Rossella Cerra o all’inserimento di altri candidati come Vittorio Bruno (criticato circa l’iscrizione alla loggia P2 del padre ndr».

IL DOCUMENTO Agli stati generali di marzo, comunque, le istanze del gruppo calabrese che sogna di tornare alle origini, saranno presentate e proveranno a trovare sponda. Nel documento “Oltre la resa dei conti la rinascita” gli attivisti scrivono: «Avevamo detto ai parlamentari del Movimento, come al deputato Melicchio, prima in privato e poi diramando comunicati, ma nessuno ha voluto ascoltarci. Hanno preferito e deciso di andare ad elezioni senza un’organizzazione ed un coordinamento unitario, venendo meno ai nostri principi di collegialità, trasparenza e coinvolgimento: perni strutturali di una campagna elettorale degna di questo Movimento. Dov’è finito “L’uno vale uno”? – scrivono in un documento -Questi portavoce, unitamente ai loro collaboratori ed alcuni candidati hanno usato questa campagna per denigrare il nostro lavoro, tenendo così ai margini la spina dorsale del Movimento senza cui, evidentemente, non siamo riusciti a stare in piedi crollando miseramente. Il deputato Melicchio ci ha fatto sapere che il nostro contributo non sarebbe servito poiché il Professore, candidato Esterno al M5s (speriamo rimanga tale), avrebbe apportato un contributo talmente importante da far entrare due o tre consiglieri in Regione. Ebbene: la lista civica di Aiello conta l’1%; vogliamo spiegare ai deputati che se si fosse presentata una lista del M5s senza coalizione avremmo raggiunto il quorum del 8% in tutte e tre le circoscrizioni ed ora potevamo contare almeno su un candidato eletto, anche quella una possibile misera e magra consolazione visti anni di tempo a disposizione per programmare. Aspettiamo con ansia che ci vengano a spiegare le motivazioni di questa decisione scellerata. Per non parlare del numero scarsissimo di voti ottenuti dallo stesso candidato Presidente, scelto al di fuori dal MoVimento proprio per becere finalità elettorali non ottenute. Tutte scelte fantozziane». Gli attivisti, sottolineano anche lo sperpero di risorse in campagna elettorale con «metodi che non ci appartengono» e dunque: «Proponiamo una riorganizzazione sana a livello territoriale che nasca finalmente dal basso, abbiamo già visto questi “statisti” quali disastri siano in grado di combinare. Chiederemo al M5s ed ai gruppi con cui collaboriamo di formalizzare dei tavoli di lavoro permanenti per aggregare cittadini su progetti ed idee, le segreterie personali le lasciamo ai politicanti. Fare politica per il M5s significa da sempre essere al servizio dei cittadini. Le sfide in questa regione sono infinite ma bisogna ripartire dagli enti territoriali più prossimi alla esigenze quotidiane. Crediamo, pertanto, che i Comuni siano il cuore di un progetto sano, aiuteremo chiunque voglia mettersi in gioco in maniera trasparente e per tempo già dalle prossime elezioni comunali. Restituiremo esperienze positive a cittadini validi che vorranno mettersi in gioco». (m.presta@corrierecal.it)







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