Sanità Calabria, fine commissariamento mai…

L’attuazione del “Decreto” mette sempre più il settore calabrese sotto tutela del livello centrale: appalti gestiti in Campania, ora la vigilanza dell’Anac, per non parlare dei manager esterni. Mentre altre Regioni tornano alla normalità

Fine commissariamento mai per la sanità calabrese? Mentre altre Regioni ricevono il via libera per il rientro alla normalità, la Calabria resta sempre e sempre più inchiodata al tutoraggio romano. Lo conferma anche uno degli ultimi provvedimenti che riguardano il settore: un atto – come suol dirsi – “dovuto”, perché previsto, anzi imposto dalla legge, ma comunque dal sapore beffardo. Con un decreto adottato nei giorni scorsi, il numero 37, la struttura commissariale composta da Saverio Cotticelli e da Maria Crocco ha deciso di stipulare un protocollo d’azione con l’Anac, l’Autorità nazione anticorruzione, per lo svolgimento dell’attività di vigilanza collaborativa preventiva prevista dal “Decreto Calabria”. In particolare, la vigilanza collaborativa preventiva dell’Anac riguarderà l’affidamento di appalti di lavoro, servizi e forniture inferiori alle soglie di rilevanza comunitaria, ed è «finalizzata a verificare la conformità degli atti di gara alla normativa di settore, all’individuazione di clausole e condizioni idonee a prevenire tentativi di infiltrazione criminale». Per quanto riguarda gli affidamenti di lavori, saranno oggetto di vigilanza due procedure di importo pari o superiore a 150mila euro e inferiore a 350mila euro, due procedure pari o superiore a 350mila euro e inferiore a 1 milione, due procedure pari o superiore a un milione. Tutto questo, si ricorda, è previsto dal “Decreto Calabria”, lo stesso che ha raddoppiato il commissariamento della sanità regionale rafforzando i poteri del commissario ad acta e, di fatto, perpetuando la situazione emergenziale del settore. Il protocollo d’azione con l’Anac è l’ulteriore prova di una sanità calabrese completamente sotto tutela anche nelle sue eccellenze, e completamente gestita fuori Calabria, se solo si aggiungono le nomine dei commissari delle Aziende sanitarie e ospedaliere provenienti da ogni angolo d’Italia eccetto la Calabria o l’affidamento a una società in house della Regione Campania (la “So.Re.Sa.”) degli appalti oltre soglia comunitaria finora (sottratti così alla Stazione appaltante regionale) o i “bonus” che strutture sanitarie del Nord avrebbero accordato agli operatori calabresi disponibili a inviare oltre confine i loro assistiti. E così, mentre il commissariamento della Campania è finito due mesi fa e il commissariamento del Lazio è finito qualche giorno fa, il commissariamento della Calabria sembra destinato a non finire, comunque a non finire a breve, per quanto qualche presupposto che ancora lo giustifica – come il punteggio Lea – sia già venuto meno. Il tema della sanità, naturalmente, è ritornato al centro dell’attenzione generale in campagna elettorale e con le prime uscite pubbliche della neo governatrice Jole Santelli, che ha più volte detto che nei confronti della struttura commissariale bisogna porsi su un piano di dialogo istituzionale e inoltre ha manifestato l’intenzione di «incontrare presto il ministro della Salute Andrea Speranza», perché «in Calabria abbiamo bisogno di avere un modello di equilibrio e non bracci di ferro». Quel “presto”, sembra evidente, dovrà arrivare il più… presto possibile. (c.ant.)





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