La sanità pesa (ancora troppo) sulle tasche dei calabresi

La Calabria è tra le regione con la maggiore pressione fiscale. Seppure in riduzione ha il tasso più alto tra quelle ad aliquota unica. Determinante la condizione di deficit sanitario in cui versa

CATANZARO Resta ancora alta la pressione fiscale per la tassazione regionale in Calabria. Anche in leggera diminuzione rispetto all’anno precedente. Secondo quanto emerge dal sito www.finanze.gov.it, la Calabria resta tra le regioni in cui si paga l’addiziona regionale Irpef più alta in Italia tra quelle le sette che hanno adottato l’aliquota unica. In particolare, nella regione punta dello Stivale quel tasso è pari all1,73% stessa percentuale di prelievo previsto dall’Abbruzzo. Più in alto di noi solo la Campania che ha previsto un prelievo pari al 2,03%. Più alta dunque delle altre quattro regioni che hanno optato per questa soluzione e che hanno fissato l’1,23% quella aliquota. Ed ancora molto più lontana da quanto scelto dal Friuli Venezia Giulia: 0,70%, per il primo scaglione di reddito (fino a 15 mila euro) e 1,23% per gli altri scaglioni.
Una scelta precisa quella adottata dalla Calabria di prevedere uno scaglione unico che consente alla regione un maggior incasso. Questo per far fronte all’enorme disavanzo dei conti regionali in materia sanitaria. Ricordiamo infatti che la Calabria assieme ad altre 5 regioni (Abruzzo, Campania, Lazio Molise e Sicilia) è sottoposta al piano di rientro e per questa risulta da anni ormai commissariata.
Una condizione dunque che impone una maggiore pressione fiscale che si riversa sui cittadini. Anche più poveri (quelli cioè hanno un reddito inferiore a 15mila euro l’anno).
L’unica novità positiva annoverata sul sito del ministero delle Finanze – dove sono stati pubblicati i dati rilevanti ai fini della determinazione del tributo (in base all’art. 50, comma 3, del dlgs 446/97, vengono trasmessi da regioni e province autonome il 31 gennaio al dipartimento delle finanze entro, che provvede, poi, alla loro diffusione sul proprio sito istituzionale) – è che rispetto allo scorso anno la Calabria è tra le uniche due (l’altra è il Molise) in cui si registra una flessione del tasso dello 0,30%.
Nella nostra regione si è optato infatti per non inserire l’aumento di quel tasso che era scattato automaticamente per mancato raggiungimento degli obiettivi previsti dai piani di rientro dai deficit sanitari.
Ma c’è anche da dire che per confermare questa diminuzione occorrerà attendere le decisioni del Tavolo per la verifica degli adempimenti e del Comitato per il controllo dei Livelli essenziali di assistenza (Lea). Due organi che vigilano sull’attuazione dei piani di rientro dal disavanzo sanitario delle regioni. Sarà quello il momento in cui si potrà o meno confermare il taglio dell’aliquota.
Una conferma anche in questo caso di quanto la passata gestione della spesa del sistema sanitario regionale che per decenni è stata di fatto incontrollata si riverberi ancora oggi sull’economia di imprese e famiglie calabresi. Condizionandone la capacità di risparmio e di spesa e conseguentemente della ripresa economica complessiva. (r.d.s.)





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