Calabria e non solo, ecco il “catasto” della ‘ndrangheta

L’apertura dell’anno giudiziario in tutt’Italia ha confermato la forza e il radicamento delle cosche: sono 160 solo nella nostra terra, ma al Nord ne sono censite oltre 35

In Calabria sono attive 160 cosche, alle quali vanno aggiunte le “locali” ormai ufficialmente censite in gran parte delle regioni d’Italia, soprattutto nel Nord (solo in Lombardia sono 25). E’ questo il “catasto” della ‘ndrangheta per come delineato dall’apertura del nuovo anno giudiziario nei distretti di tutt’Italia. Ne hanno parlato nelle loro relazioni il procuratore generale della Corte di Cassazione Salvi, gli alti magistrati dei Distretti di Catanzaro e di Reggio Calabria e di tanti altri in tutt’Italia: il dato comune, che peraltro è una sostanzialmente conferma di acquisizioni già emerse negli anni scorsi, è la “mappatura” di una ‘ndrangheta ormai quasi senza concorrenti nello scenario criminale, non solo nazionale. «Un fenomeno di dimensioni purtroppo gigantesche», si legge infatti nella relazione del procuratore generale facente funzioni di Catanzaro, Beniamino Calabrese, che nella sua relazione ha citato quanto cristallizzato dal procuratore distrettuale Nicola Gratteri, che – rileva – «riferisce un dato statistico del ministero dell’Interno (sistema Ma.Cr.O) secondo il quale nella regione Calabria vi sarebbero ben 160 organizzazioni criminali di stampo mafioso, per un numero di 4.389 affiliati, di questi 2.086 sono presenti nel territorio del Distretto di Reggio Calabria e 2.303 nel territorio del Distretto di Catanzaro. Infatti, nel periodo di riferimento, sono stati iscritti per il solo delitto di cui all’articolo 416 bis codice penale 282 procedimenti a mod.21 e 175 procedimenti a mod. 44, a conferma di un trend dell’Ufficio di contrasto alle mafie, sempre crescente». E’ un vero e proprio “esercito” armato e radicato sul territorio, quello della ‘ndrangheta, con il “cuore” a Reggio Calabria, «capitale storica e attuale dell’organizzazione», scrive a sua volta il presidente della Corte d’appello reggina Luciano Gerardis, che poi con particolare sconforto annota: «Il biglietto da visita che presentiamo all’esterno è quello non della città “bella e gentile” che vorremmo, ma di una società profondamente deturpata dalla presenza ‘ndranghetista». Secondo Gerardis è innegabile che questa sia «l’immagine sfregiata che Reggio Calabria offre di sé, malgrado tutto quanto di positivo si riesca a creare», così come è incontestabile che «ancora non si siano eliminate commistioni tra ambienti malavitosi e appartenenti ad istituzioni, ordini professionali, mondo economico e potere politico, e ciò dà l’idea di una poltiglia vischiosa che tutto contamina». A dare poi ulteriore misura alla forza della ‘ndrangheta è la relazione del presidente della Corte d’appello di Catanzaro, Domenico Intocaso, che ricorda come «il Distretto si caratterizza per uno “Ioc”, indice di criminalità organizzata, alto in tutti i tribunali, in particolare Vibo Valentia (65) e Crotone (58)» e poi fa un’analisi sulle dinamiche criminali riconducibili alla ‘ndrangheta, la cui pervasività, tra le altre cose, si sostanzia anche nella «corruzione del procedimento elettorale, di formazione del consenso, di raccolta di esso… Il consenso – sostiene il presidente della Corte d’appello di Catanzaro – non è ormai cercato ma esercitato direttamente dalle organizzazioni criminali che esprimono la tendenza, ormai consolidata in molte aree, a eleggere propri intranei». La proiezione giudiziale immediata – riferisce poi l’alto magistrato catanzarese – «è lo scioglimento di numerosissime amministrazioni comunali e di formazioni intermedie per infiltrazioni e influenza mafiose. Questa la sintesi delle dinamiche di ‘ndrangheta non più locale ma a diffusione nazionale e internazionale. Invero, il ministero dell’Interno ha, da ultimo, censito 25 “locali” in Lombardia, 3 in Piemonte, 4 in Liguria, e 1 in Valle d’Aosta: a tali strutture vanno ad aggiungersi quelle di giudiziale accertamento in Emilia e nel centro Italia». E’ qui che si parla di un «singolare “catasto” dei territori mafiosi», spiega il presidente della Corte d’appello di Catanzaro che quindi richiama le statistiche contenute nella reazione del procuratore Gratteri, «sempre puntuale ed esaustiva», laddove ricorda che «nel Distretto operano associazioni a delinquere di stampo ‘ndranghetiste “storiche”, che hanno un’elevata capacità di condizionamento e infiltrazione nel territorio nei settori economici, istituzionali, politici». È, tutto questo, del resto, l’appendice di quanto già delineato dal pg della Cassazione Salvi, che nella sua relazione venerdì aveva già messo nero su bianco: «La ‘ndrangheta si conferma come l’organizzazione criminale più potente e pericolosa, con articolazioni ormai consolidate non solo in Calabria ma anche nel centro e nel nord Italia, oltre che in diversi Paesi europei ed extraeuropei. L’operatività e le linee evolutive confermano l’unitarietà dell’organizzazione, con sede principale nella regione d’origine e ramificazioni nei territori del nord Italia ed all’estero… La forte presenza del sodalizio in diversi Paesi del Nord Europa, con infiltrazioni nella rete logistica dei trasporti e nel commercio di merci, determina, altresì, un controllo degli imponenti scali portuali di quel territorio, non solo Anversa e Rotterdam, ma anche, per esempio, Amburgo. Le indagini, anche le più recenti, confermano il pieno radicamento dell’organizzazione in Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Liguria e Veneto». (c.ant.)

 

 







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