CORRUZIONE IN TRIBUNALE | Verbali, collaborazioni e le decisioni del Tdl: la lunga giornata del Riesame a Salerno

Passa ai domiciliari il “faccendiere” Emilio Santoro. Custodia cautelare a casa anche per Giuseppe Tursi Prato, Luigi Falzetta, Vincenzo Arcuri. Agli atti i due verbali del giudice Petrini, un assegno da 100mila euro e una lettera manoscritta

di Alessia Truzzolillo
SALERNO Passa ai domiciliari Emilio Santoro, detto “Mario”, ex dirigente dell’Asp di Cosenza finito nella bufera di un’inchiesta giudiziaria scottante – “Genesi” – condotta dalla Dda di Salerno su una serie di contestati reati di corruzione avvenuti all’interno della Corte d’Appello di Catanzaro. Il 15 gennaio scorso per tali reati sono finite in carcere sette persone, tutte accusate di corruzione in atti giudiziari mentre sono stati comminati i domiciliari a un altro avvocato. La procura di Salerno è intervenuta in seguito alle risultanze di indagine della Dda di Catanzaro – vedi le operazioni “Rinascita” e “Thomas” – che davanti al coinvolgimento di un giudice della corte d’Appello si è fermata e ha mandato gli atti ai colleghi campani competenti per gli illeciti commessi dai togati calabresi. Le indagini condotte dalla Guardia di finanza di Crotone hanno disvelato un presunto sistema corruttivo nel quale gli indagati avvicinavano il giudice Marco Petrini, presidente della seconda sezione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro e della commissione tributaria, e con regalie, ben accette dal magistrato, cercavano i suoi favori nell’aggiustare sentenze o nell’avvicinare altri magistrati. Giovedì è stato il giorno del Riesame per i cautelati. Una lunga giornata al termine della quale i giudici hanno deciso di destinare agli arresti domiciliari Santoro, Giuseppe Tursi Prato, Luigi Falzetta, Vincenzo Arcuri. E di scarcerare Giuseppe Caligiuri.
PARLA SANTORO Emilio Santoro – difeso dall’avvocato Michele Gigliotti – il faccendiere che avrebbe mantenuto i contatti tra alcuni degli indagati – tra i quali l’ex consigliere regionale Giuseppe Tursi Prato (difeso dai legali Franz Caruso e Cataldo Indrieri), anch’egli da ieri domiciliari – e il il giudice Petrini, pochi giorni dopo l’arresto, ha deciso di parlare con i pm di Salerno riempiendo un verbale di 266 pagine e raccontando particolari su tutti i suoi rapporti e spiegando il suo ruolo da “cerniera” tra i vari membri del mondo politico, giudiziario e imprenditoriale.
PARLA PETRINI Giovedì Marco Petrini, difeso dagli avvocati Agostino De Caro e Francesco Calderaro, ha rinunciato al Riesame e ha annunciato che presenterà istanza di scarcerazione al gip. Petrini ha chiesto nei giorni scorsi di parlare con il procuratore vicario Luca Masini, titolare delle indagini. Ne sono scaturiti due verbali messi agli atti – uno del 31 gennaio e l’altro del 4 febbraio – nei quali emerge la volontà del giudice di collaborare con le indagini, nei quali ammette i rapporti con gli indagati, parla dei regali ottenuti ed va oltre nel raccontare quanto ancora c’è da spiegare e disvelare sulle attività e i contatti orbitavano intorno alla sua persona. Ci sono, nelle parole del giudice, i sommersi e i salvati. Agli atti del procedimento è stata messa anche un lettera personale, manoscritta dal giudice Petrini, e un assegno da centomila euro trovato a casa di Santoro che, secondo l’accusa, rappresenterebbe il legame non lecito tra il giudice e il faccendiere. Le parole di Santoro e quelle di Petrini sembra concordino in molti punti. Divergono su qualche particolare, come, ad esempio, la cifra di una somma passata di mano tra i due: Santoro parla di 30mila euro e Petrini di 10mila. Ma il sistema è, secondo il pm, «granitico» e il materiale raccolto dopo gli arresti incatenerebbe gli indagati alle accuse mosse.
DOMICILIARI I giudici del Riesame sono stati lesti nel decidere: passano ai domiciliari Santoro, Giuseppe Tursi Prato, Luigi Falzetta, Vincenzo Arcuri.
Scarcerato Giuseppe Caligiuri. Restano in carcere, per avere rinunciato al Riesame, Marco Petrini e Francesco Saraco. Quest’ultimo è un avvocato, – figlio di Antonio Saraco implicato nel processo di mafia “Itaca Free Boat” contro la cosca Gallelli – che avrebbe sborsato denari e usato intercessori quali Santoro, Claudio Schiavone, Luigi Falzetta, Giuseppe Tursi Prato, pur di avere l’interesse di Petrini sul processo d’appello nel quale erano implicati il padre e un altro imputato, Maurizio Gallelli – affinché avessero una condanna più mite in appello. Cosa che non è avvenuta. Si attendono, ora, le motivazioni del Riesame, previste entro 30 giorni. (a.truzzolillo@corrierecal.it)







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